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SBK, Stk600, Rebecca Bianchi: pilota con i numeri

Giovane, bella, e con un debole per la matematica. L'esordiente avverte i maschi: "so difendermi"

L'idionsincrasia delle donne per i motori è uno degli stereotipi più tipici della cultura italiana. A tratti ironico, più spesso sessista, questo mito creato dagli uomini difficilmente verrà sfatato con il buonsenso. Meglio farlo con manciate di gas e sorpassi senza complimenti, schiaffi psicologicamente ben assestati all'ego dei maschietti "territoriali" della pista. Sembra pensarla così Rebecca Bianchi, bolognese classe 1994, proveniente dal CIV e pronta all'esordio nel campionato europeo Stock600 ad Aragon con il team Bike Service Racing (a fianco di Michael Canducci e Riccardo Caruso).

"In gara, i miei avversari non mi considerano come una ragazza, anzi, delle due ogni tanto mi mostrano più grinta che tra loro stessi – ha raccontato la Bianchi, avvertendo – Però so difendermi, ho imparato al CIV dopo aver preso varie gomitate. Non mi piace fare scenate fuori dalla pista, l'importante è farsi rispettare dentro".

L'animo da "maschiaccio" crea un simpatico contrasto con la bellezza fuori dal comune della Bianchi, cresciuta a pane e pieghe. "I miei genitori sono fotografi sportivi, seguono il CIV e la Coppa Italia, e mi hanno sempre portato con loro", ha spiegato. "Un mio amico pilota, quando avevo sette anni, mi ha spiegato come guidare uno scooter per spostarsi nel paddock. Io ho messo subito in pratica i suoi insegnamenti, mentre lui mi rincorreva, preoccupato che mi schiantassi chissà dove. Ero a Magione, mi ricordo, mia madre ha assistito basita a tutta la scena. Poi però è diventato un lavoro: usavo il motorino per portare i rullini nuovi ai miei genitori in pista, e quelli vecchi in sala stampa".

Inevitabilmente, le doti di velocità mostrate nelle stradine di servizio sono state presto applicate in pista. "Ho iniziato con le mini-moto, poi a 15 anni ho partecipato alla R125 Cup, ed ero sempre tra i primi. Allora il team Trasimeno mi ha fatto provare una R6 a Magione. Avrei potuto correre nel CIV a 16 anni ma non avevo sponsor, quindi ho fatto il campionato italiano femminile, chiudendo da vice-campionessa. Però sono solo quattro gare all'anno, dove si tende ad adattarsi ai tempi dei primi. Ho pensato 'non voglio spendere soldi per imparare poco e non fare test', quindi sono passata alla Pro K Cup ed al Trofeo R6".

Sfidare gli uomini, ad armi, pari sembra la vocazione della giovane bolognese. "Ho sempre preferito gareggiare con i maschi", ammette. "Non mi ha impedito di ottenere buoni piazzamenti e qualificarmi tante volte in prima fila. A 18 anni ho corso anche la '200 miglia' al Mugello, in coppia con Martina Fratoni, la campionessa italiana di quell'anno. Abbiamo vinto la categoria 600, ed eravamo l'unico equipaggio femminile in gara".

Agli alti, ovviamente, hanno corrisposto diversi bassi. "Nel CIV con Yamaha nella Stock600 facevo sempre dei buoni tempi sul giro, record personali in ogni pista, ma in gara ci perdevamo. Tiravamo al risparmio, girando solo nei week-end di gara, senza mai toccare la moto tra una GP e l'altro. Perdevo i primi turni per riprendere confidenza come pilota, poi dovevo mettere a posto la moto in fretta. Il migliore allenamento è sempre la moto, non la palestra…"

Oltre ad allenare fisico e riflessi, Rebecca ha mostrato anche una certa propensione per la "ginnastica mentale", in particolare per una materia solitamente assente dai curriculum dei piloti: la matematica. "Ho fatto il liceo scientifico, quello vero, perché i miei genitori hanno sempre spinto affinché andassi bene a scuola e nessun professore mi ha mai fatto sconti", racconta, non senza una punta di (giustificato) orgoglio. "Volevo iscrivermi alla facoltà di matematica, anche se l'ambiente in cui sono non aiuta la studio, ma mi hanno chiamata poco prima dell'esame di ammissione per lavorare come istruttore in pista. Poi però la scuola faceva poco, quindi al momento aiuto i miei genitori nel loro studio fotografico e faccio anche la baby-sitter. Non posso fare vita solo da pilota".

Sognare in grande è comunque possibile, anche quando si ha la testa sulle spalle. "L'europeo è un campionato difficile, ma ho una certa età e, se non ci provo quest'anno, non conviene più farlo. Io mi sento molto vecchia, nelle moto si vedono ragazzini davvero forti. Ho provato per la prima volta la Kawasaki in un test ad Aragon un mese fa, poi due giorni ad Imola ed uno a Misano. Non sono ancora al 100%, perché ho rotto la clavicola facendo cross due mesi fa, ma mi sento pronta. Spero innanzitutto di migliorare il più possibile, per poi tirare le somme a fine anno. Sarà dura, mi hanno detto tutti di non avvilirmi, che prenderò batoste, ma sono tranquilla".

Per il debutto fuori dai confini nazionali, la Bianchi ha scelto il numero 15, il suo "preferito, quello della R125 Cup. Mi ha portato bene, ma da qualche anno era sempre occupato, quindi ho corso con il 51 e poi il 151. Finalmente era libero, l'ho preso al volo". Nonostante gli studi scientifici, difficile resistere ad un pizzico di superstizione. Dopotutto, sempre di numeri si tratta…

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