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SBK, Buell sfida i giganti della Superbike

Il manager Bardi: "Progetto nato dalla passione. La 1190RX è unica, ha un grande potenziale"

La sfida lanciata dalla Erik Buell Racing (EBR) nel campionato Superbike ricorda la battaglia tra Davide e Golia. Una moto giovane e dal design anti-convenzionale (la 1190RX), prodotta da una Casa storica ma di piccole dimensioni, al debutto contro squadre e piloti esperti. Nel gergo degli scommettitori, la moto a stelle e strisce è indubbiamente l'underdog nel ring di cemento. Ma, a ben vedere, anche quella che potrebbe pagare le quote più interessanti.

Ne parla Giulio Bardi, ex membro della SBK Commission e della Race Direction, tornato al muretto (l'ultima volta fu con Yamaha) con il compito di gestire le attività in pista della Casa del Wisconsin. Americano d'adozione (ha vissuto 35 anni negli USA), è lui il trait d'union attraverso l'Atlantico, da East Troy a Verdello (BG).

"Il capannone era vuoto a dicembre, ma le cose stanno prendendo piede – racconta Bardi, facendo da cicerone – Per esempio, abbiamo finalmente il nostro banco prova oltre e presto verranno aggiunti tornio, fresa, e saldatrice, anche se non ci occuperemo della produzione di pezzi da corsa ma solo di piccoli prototipi".

Perché la scelta dell'Italia per il Reparto Corse?

"Abbiamo deciso di stabilire il workshop qui perché l'Italia è un hub per le corse, possiede un bacino di tecnici e fornitori specializzati, ed è anche piacevole come luogo di soggiorno per i ragazzi americani del team".

Qual è il legame con Buell?

"Con EBR abbiamo un filo diretto, ci sentiamo tutti i giorni. Ogni componente deve essere approvato da loro. In Wisconsin fanno il loro sviluppo, noi diamo un feedback. Proviamo il materiale che ci danno, ed offriamo le nostre idee. Carichiamo tutti i dati a nostra disposizione su un sistema dove hanno accesso anche loro, e poi discutiamo insieme".

Come vi dividete i compiti?

"EBR è un'engineering, sono loro ad occuparsi principalmente dello sviluppo, mentre noi facciamo da base logistica, anche perché la maggior parte delle gare in calendario sono in Europa. Non siamo ancora al 100% per un problema soprattutto di tempistiche: il limite ai test ed i motori contingentati hanno rallentato un po' tutto per un progetto giovane come il nostro".

Perché non siete entrati direttamente nella EVO?

"Erik Buell ha una certa idiosincrasia con qualsiasi cosa rappresenti una sub-class. A Phillip Island non eravamo certamente al top della forma, ma era importante per noi esserci per rodare la squadra e mettere le moto in pista. EBR è una piccola azienda, realistica ma con tanta voglia di fare".

Che difficoltà avete incontrato fin qui?

"Normali problemi di gioventù. Per esempio, avevamo ricevuto in tempo le forcelle Ohlins da price-cap, ma la parte inferiore andava costruita perché noi montiamo un freno perimetrale, non i classici Brembo. Quindi siamo stati temporaneamente obbligati a montare quelle normalmente usate nel campionato AMA. Poi abbiamo corso con il cambio di produzione. Tutti dettagli che stiamo sistemando".

Rispetto a chi compete da anni, partite ovviamente svantaggiati. Ma qual è la vostra arma in più?

"Corriamo contro moto e squadre super-collaudate. Da parte nostra lavoriamo a pieno ritmo, molti di noi praticamente vivono qui. La 1190 RX è una moto a modo suo unica, e tanti aspetti vanno sgrezzati. Ma secondo me ha il potenziale per diventare qualcosa di molto buono".

Perché hai deciso di cambiare ruolo?

"Sono un romantico. Questa sfida mi piace di più che il lato prettamente gestionale delle corse. A volte però mi chiedo se sono matto, perché ti senti come Davide contro Golia. È tutto nato dalla passione, e dalla voglia di Erik di fare le corse. Poi certo, queste servono anche a sviluppare il prodotto e pubblicizzarlo. In Australia, hanno venduto bene dopo la gara".

Si parla molto del regolamento. Come vedi il futuro della SBK?

"Va bene ridurre i costi, ma bisogna essere realisti e non limitare troppo l'interesse delle Case. La EVO attuale andrebbe rivista. Secondo me, andrebbe data più libertà tecnica laddove i costi sono bassi. Per esempio, nell'ottimizzare il motore".

Come procedono le negoziazioni?

"Dorna e FIM hanno dimostrato una certa apertura con i costruttori, e stanno cercando di trovare la soluzione migliore. Nella riunione in Australia non ho visto una grande guerra, ma non è facile abbassare i costi in un modo che vada bene a tutti".

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