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MotoGP, Zanardi: Dott. Costa? Strategia ed istinto

Il segreto dell'amico: "Smonta i problemi. Abbiamo caratteri complementari"

Nemmeno le Muse più creative avrebbero potuto ispirare la storia di Alex Zanardi. Ad essere credenti, si potrebbe parlare di "miracolo", ma il termine sembra inopportuno a descrivere le gesta del bolognese, ancor più straordinarie nella loro assoluta umanità. Ben oltre le medaglie olimpiche ed il ritorno alle corse da portatore di handicap, il trionfo dell'atleta bolognese è quotidiano: il perenne sorriso, la genuina affabilità nei rapporti umani, la voglia insaziabile ma pacata di affrontare nuove sfide.

A 47 anni, Zanardi ha già fatto più di quanto molti di noi riescano a compiere in una lunga e sana esistenza. Tutto questo, pur avendo perso entrambe le gambe all'età di 35 anni. Quel giorno, al Lausitzring, trovò però un amico che lo avrebbe aiutato a rimettersi in piedi e "fare tutto quello che faceva prima". Era il Dottor Claudio Costa, che ieri Zanardi ha accompagnato sul palco del centro diagnostico europeo Dalla Rosa Prati per l'addio ufficiale alla Clinica Mobile.

"Il detto che siamo tutti importanti ma nessuno indispensabile non è vero nel caso del Dottor Costa – ha detto Zanardi, riprendendo una dichiarazione  di Marco Melandri – Non è solo competente e professionale, ha messo in tutti questi anni la sua attività davanti ad ogni altra cosa. Ha bisogno di dialogare con il cuore del pilota, forse per questo non è mai riuscito ad accettare completamente le procedure. Servono, ma a volte sono limitanti..."

Quello sfortunato 15 settembre 2001, il "dottorcosta" lo raggiunse in ospedale mentre "lottava a scacchi con la morte. L'affascinante dama vestita di nero gli diede scacco sette volte, perché quello fu il numero di occasioni in cui il suo cuore cessò di battere, ma lui mosse gli alfieri e riequilibrò la partita, rimandandone di molti anni la conclusione", secondo quanto racconta lo stesso medico imolese.

"A scacchi sono piuttosto scarso", ha replicato con ironia Zanardi. "A dire la verità, quel giorno lì ho barato. Lo stratega fu il Dottor Costa".

Da allora, i due sono legati da un'amicizia profonda, che trascende la dimensione agonistica ed affonda le radici in un'affinità caratteriale rara tra medico e paziente.

"Siamo complementari nel modo di essere – ha osservato Zanardi – Claudio ha una capacità particolare di scomporre un problema apparentemente insormontabile in piccoli pezzi, più facili da affrontare ad uno ad uno. Se il pilota collabora, si possono superare tanti ostacoli. Ma i miracoli non esistono, serve un impegno quotidiano".

Ed è proprio questo che ha consentito a Zanardi di vincere, tra le altre cose, due medaglie d'oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012. "È stata una grande emozione, ma a dire il vero ero più emozionato alla vigilia", ha confessato. "Dopo, avevo paura di non trovare nuove motivazioni. Ma tra bici e macchina non è mai un problema, ho la fortuna che mi offrono sempre nuove cose da fare. Sono furbo, faccio cose che mi appassionano".

Spesso, Costa ha accompagnato Zanardi agli eventi sportivi. Ad una maratona ciclistica in Italia, il pilota finì in un fosso nelle fasi iniziali a causa di un cedimento strutturale nel prototipo a lui affidato. Quando Costa, accorso immediatamente, gli disse che lo avrebbe accompagnato personalmente, Zanardi racconta di aver pensato "devo essere veramente messo male". Invece fu lui a convincere il medico a ripulirlo in fretta e furia perché il figlio lo aspettava al traguardo. "A quel punto credevo che l'ambulanza servisse per lui – ha raccontato ridendo – Perché non riusciva più ad alzarsi da terra dalla commozione".

L'indomito spirito di competizione e la fervida curiosità hanno consentito a Zanardi di progettare e provare diverse soluzioni (sia su auto che in bicicletta) rivolte ai portatori di handicap, tanto che definisce (senza falsa modestia, ma col sorriso) il proprio infortunio "quasi una botta di culo, perché mi si sono aperte grandi opportunità. Nella vita, come nello sport, non è solo questione di talento. Bisogna allenarsi duramente, tutti i giorni".


 

 

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