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MotoGP, Mondiale al via: tutti contro Marquez

Lorenzo e Pedrosa gli sfidanti, Rossi vuole il riscatto ma attenti a Ducati e Open

Una rondine forse non farà primavera, ma certamente il primo rombo della MotoGP coincide con l’inizio della bella stagione. Dopo un inverno passato davanti alle liste dei tempi che arrivavano da Malesia e Australia, giovedì con il calare della sera sarà la pista di Losail a parlare e a sancire l’inizio delle ostilità. Il tempo per prove e tattiche sarà finito e tutti i piloti avranno un solo obiettivo, battere Marquez.

A Marc sono bastati tre giorni di test per mettere in chiaro che il favorito rimane lui. La sfortuna e un perone rotto, l’hanno obbligato a rimanere a casa ma nessuno crede che questo stop forzato abbia cambiato i valori in campo. La Honda rimane il riferimento e non è cambiata così tanto da costringere il campione del mondo a ripartire da zero. A inizio febbraio, a Sepang, aveva mostrato di essere la lepre tanto sul giro secco che sul passo e lo sviluppo della RC213V è continuato anche in sua assenza.

L’interrogativo su Marquez riguarda solamente le sue condizioni fisiche. Sicuramente sarà in grado di guidare ma forse non sarà ancora al 100%. Una specie di bonus per i suoi avversari, che sanno di dovere sfruttare ogni piccolo vantaggio per mettere alle corse il piccolo diavolo.

Jorge LorenzoSPAGNA CONTRO SPAGNA – E’ innegabile che i due rivali più quotati siano Lorenzo e Pedrosa. Il pilota della Yamaha aveva lasciato la Malesia con un diavolo per capello, ma Phillip Island gli aveva restituito un po’ di tranquillità. Le nuove gomme portate da Bridgestone e l’erogazione incattivita per via della riduzione dei consumi, erano stati i suoi nemici. Cambiare pista gli ha dato la sicurezza che le cattive sensazioni erano colpa - anche – delle condizioni del tracciato malese. La M1 sembra ancora pagare qualcosa dalla Honda, ma Jorge ha dimostrato che sa metterci del suo per riequilibrare la sfida.

Discorso diverso per Dani che deve togliersi dall’ombra ingombrante del compagno di squadra. Nei test invernali, soprattutto a Sepang, Pedrosa ha mostrato la sua velocità e ora è venuto il momento di raccogliere quei risultati che, per un motivo o per l’altro, gli sono sempre sfuggiti di mano. È sulla moto migliore, esperienza non gli manca, deve solo sconfiggere il suo più grande nemico, che forse è se stesso.

Valentino RossiLA SFIDA DI ROSSI – Se la scorsa stagione il mondiale è stato un monopolio iberico, Valentino nel 2014 vuole creare un po’ di scompiglio. Le basi per farlo sembrano essere buone, soffre meno erogazione e pneumatici rispetto a Lorenzo e l’arrivo di Galbusera ha portato quegli stimoli che cercava. Sa, però, che solo i GP danno le risposte definitive che cerca. Sarà un sentenza importante perché su quella il Dottore baserà anche la decisione se continuare ancora a correre per altri anni.

Il Rossi di inizio anno è parso preparato e tranquillo, estremamente concreto. Consapevole che l’obiettivo che si è posto non sarà facile da raggiungere, ma allo stesso tempo sicuro delle sue possibilità. Continuare a rimettersi in gioco dopo quasi vent’anni nel Mondiale non è scontato, ma Valentino non ha voglia di recitare ancora nel ruolo di comparsa.

Andrea DoviziosoDUCATI E GLI OUTSIDER – Fin qui i soliti nomi, ma la Open potrebbe riservare più di qualche sorpresa e non solo in qualifica. Magari a iniziare dal Qatar, pista critica per i consumi dove quattro litri in più di benzina possono fare la differenza. Altro aiuto sono i test effettuati una settimana fa, utilissimi per partire avvantaggiati (e questo vale anche per le Factory satellite). La punta di diamante è Aleix Espargaró, biglia impazzita con la M1 coi colori Forward. Nelle ultime prove ha fatto vedere che non solo il giro secco è da riferimento ma anche il passo è in linea con quello dei migliori. Meno competitive invece le Honda di Hayden e compagni, bisognosi di qualche aiuto dalla HRC per uscire da un impasse soprattutto tecnico.

Ultima ma non ultima la Ducati. Con Dall’Igna al comando la Desmosedici ha cambiato volto e il cronometro le ha dato ragione. Addirittura le sue prestazioni hanno innervosito i vertici della Honda, veloci a spingere sui regolamenti. Nessuno dice che la Rossa sia da podio – nemmeno i piloti – ma Dovizioso e Crutchlow (senza dimenticare Iannone) potrebbero avere qualche asso nascosto nelle maniche da giocare al momento giusto. Il minimo che ci si aspetta da loro è una stagione in crescita, come è stato l’inverno. Il tempo per i sogni non è ancora arrivato, ma quello per risvegliarsi dall’incubo sì.

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