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SBK, Australia: il bello, il brutto, il cattivo

Laverty protagonista nel bene e nel male. Aprilia resta regina, Cenerentola Ducati

La Superbike, come da tradizione, ha anticipato i tempi lasciando la fredda Europa per dirigersi nella (tendenzialmente) calda Australia e cominciare il campionato con circa un mese di anticipo rispetto alla MotoGP. Il bilancio dei test invernali era stato all'insegna dell'equilibrio – soprattutto grazie ai passi avanti di Honda, Ducati e Suzuki – e la "prima" delle derivate di serie non ha tradito le aspettative. Il protagonista, nel bene e nel male, è stato Eugene Laverty.

IL BELLO – Phillip Island è stato teatro di due vittorie storiche. In SBK, Laverty ha riportato la Suzuki sul gradino più alto del podio dopo un digiuno lungo 94 gare (l'ultima vittoria della GSX-R risaliva al 2010, con Leon Haslam a Kyalami). Subito dopo, nella Supersport, Jules Cluzel ha centrato una rocambolesca vittoria con la MV Agusta, la cui ultima vittoria a livello mondiale risaliva al 1976 (Nürburgring, nella 500, con Giacomo Agostini).

IL BRUTTO – Il tracciato australiano è tra i più veloci (177 km/h di media sul giro per i migliori della SBK) e spietati in calendario. Ogni caduta, a Phillip Island, ha spesso serie conseguenze sulle condizioni sia del pilota che della moto. Non ha fatto eccezione, purtroppo, quest'anno. Fabrizio, Scassa, Sebestyen e Barrier sono stati costretti al forfait dopo violente cadute nei test, mentre Guarnoni e Lowes hanno corso in condizioni fisiche precarie. Le sei settimane di pausa da qui ad Aragon saranno cruciali per rimettersi in sesto.

Tornando alle gare, le bandiere rosse sono tornate purtroppo alla ribalta. Il regolamento dice che se due terzi della distanza di gara sono stati completati, non è necessaria una ripartenza. In SBK, la rottura di Laverty alla Siberia ha privato gli appassionati in pista e a casa di un finale combattuto. Regola comunque rispettata, perché i piloti sono transitati al quindicesimo con classifica data (come da regolamento) al giro precedente. La cosa curiosa è che, se Laverty avesse rotto il motore un giro prima e fosse stata data bandiera rossa, i piloti avrebbero dovuto (almeno secondo il criterio di calcolo applicato nella WSS) effettuare una seconda partenza, con gara da un giro. Una situazione potenzialmente rischiosa, e tutt'altro che ideale per chi si gioca un punteggio pieno su così poche curve.

IL CATTIVO – Di sorpassi ce ne sono stati tanti, alcuni dei quali duri, ma (almeno per quanto mostrato dai monitor) corretti. Non la pensa così Tom Sykes, che ha osservato come il compagno di squadra Baz lo abbia penalizzato con una manovra aggressiva all'Honda airpin in Gara 1. Nelle corse, il compagno di squadra è anche il primo rivale. Il campione in carica è stato punto sul vivo, ma avrà presto occasione di rifarsi.

LA DELUSIONE – Nonostante il secondo posto all'esordio con la RSV4, Marco Melandri ha leggermente deluso le aspettative. Sue comprese, come si legge qui a fianco. Lui stesso ha ammesso candidamente di non aver sfruttato in pieno il potenziale della moto, citando a sua difesa la relativa mancanza di esperienza sulla Aprilia. Guintoli, nella sua stessa situazione lo scorso anno, aveva però vissuto il proprio miglior week-end della stagione…senza contare che Laverty, del quale ha preso il posto, lo ha preceduto sul podio sulla teoricamente meno competitiva Suzuki. "Macio" può, vuole, e deve fare di meglio. Rivincita fissata ad Aragon.

LA CONFERMA – Nonostante il contingentamento dei motori, che ha costretto gli ingegneri ad diminuire leggermente il numero di giri, l'Aprilia si propone ancora una volta come la moto da battere. La moto di Noale lascia Phillip Island in vetta al campionato costruttori, così come lo scorso anno. Una conferma nella conferma, la forma di Guintoli in Australia. Il francese ha raccolto domenica la seconda vittoria (e quarto podio in totale) in due anni. Cittadino onorario.

Anche Ducati, che comunque a Phillip Island è sempre stata competitiva, ha confermato i passi avanti fatti durante i test invernali. Giugliano è stato piegato solo da Guintoli in Superpole, ed ha difeso i colori di Borgo Panigale con due gare solide. Davies ha sofferto, riuscendo comunque a strappare il giro record in gara (1'30.949, Gara 1). Il gruppo è compatto, e la mano di Dall'Igna comincia a dare i primi frutti dal punto di vista del motore. Ad Aragon, per quanto riguarda la velocità di punta, ci sarà da soffrire, ma Davies (autore di una doppietta autoritaria nel 2013) e Giugliano hanno già dimostrato nei test ivi condotti di poter essere della partita.

L'ERRORE – La fortuna aiuta gli audaci, ma non sempre i principianti. Dopo aver chiuso i due giorni di test pre-gara al terzo posto, Alex Lowes sembrava destinato a lottare per il podio, se non la vittoria, al suo debutto in SBK. Il britannico ha però riportato una severa distorsione della caviglia sinistra a causa di un highside in prova al curvone finale. L'infortunio non gli ha impedito di prendere parte alle gare, costellate però di errori (una caduta e diversi fuori pista), dovuti soprattutto alle difficoltà in fase di cambiata, sia per il dolore che per la perdita di sensibilità dovuta alle iniezioni. Il giovane ha talento, devo solo prendersi il tempo necessario per esprimerlo.

IL SORPASSO – Trovandosi in settima posizione dopo una partenza difficile in Gara 1, Laverty ne ha dovuti effettuare diversi. Molti di questi sono arrivati tra la curva 1 e la 2, dove l'irlandese ha sfruttato con precisione chirurgica l'agilità della Suzuki. I due finali, compiuti ai danni della sua ex-squadra Aprilia, sono stati probabilmente i più significativi.

LA CURIOSITÀ – A Phillip Island servirebbe anche Magnum P.I. Al pilota della SBK australiana Aaron Knoblock è infatti stata rubata la Kawasaki ZX-10R con la quale aveva corso nel fine settimana. Ad aggiungere la beffa al danno, il malcapitato non aveva nemmeno l'assicurazione…

IO L'AVEVO DETTO – "Avevo giurato alla squadra che la striscia negativa non sarebbe arrivata a cento", ha raccontato Laverty, riguardo al digiuno di vittorie di Suzuki. Promessa mantenuta, anche prima del previsto.


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