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Porta: alla SBK serve un (nuovo) Biaggi

"C'è bisogno di nuovi trascinatori. Punto su Melandri e Giugliano"

Al ventottesimo anno di militanza nel mondo delle corse, Alberto Porta ha raccontato tantissime storie, e ne conosce ben di più. Dai primi passi nel motocross passando per la Formula 1, Dakar, rally, MotoGP ed ora SBK, il giornalista lombardo ("nato a due chilometri dalla Parabolica", sottolinea orgogliosamente) ha messo il proprio sguardo curioso e la voce squillante al servizio di tutto ciò che (come lui stesso scrive su Twitter) "fa brum brum". E non ha ancora finito.

"Il campionato SBK 2014 comincia con tante aspettative per un spettacolo migliore – ha esordito – Ma, nonostante gli ingegneri abbiano spergiurato di essere riusciti a mantenere le prestazioni incrementando l'affidabilità, credo che ci vorranno alcune gare per capire come vanno veramente le cose. Sarà un anno di transizione verso la EVO, e i favoriti rimangono più o meno i soliti. Però mi aspetto delle sorprese".

Che bilancio faresti della prima stagione della SBK su Mediaset, all'alba della seconda?

"Lo scorso anno, il primo della SBK su Mediaset, abbiamo migliorato gli ascolti globalmente anche se avremmo voluto fare di meglio. Non dimentichiamo che, con Max Biaggi, abbiamo guadagnato un ottimo cronista ma perso un campione in pista".

Cosa serve per migliorare la diffusione di questo campionato?

"Abbiamo innanzitutto bisogno di gare combattute e spettacolari. Più protagonisti ci sono, più il racconto aumenta di livello. Credo che quest'anno, con la maggiore competitività di Suzuki e Ducati, sarà particolarmente emozionante. Al momento però alla SBK mancano soprattutto dei personaggi, come Biaggi. Servirebbe un altro campione controverso e possibilmente italiano, di quelli che, nel bene e nel male, è impossibile ignorare".

È stato difficile, dal punto di vista televisivo, adattarsi alla copertura della SBK dopo una lunga esperienza in MotoGP?

"Analizzando la nostra squadra con una metafora tipica del mondo delle corse, direi che la moto che abbiamo sviluppato nel mondiale era già di per sé molto buona, quindi si è trattato di cercare una messa a punto di fino. Chiaramente però la SBK è diversa, non ha un pilota come Valentino, che è un ambasciatore mondiale delle due ruote da più o meno vent'anni".

Il passaggio della MotoGP a pagamento su Sky, in questo senso, può essere un vantaggio?

"Credo sia un'opportunità. Lo spettacolo in pista ti aiuta a raccontare delle belle storie, ma per coinvolgere il grande pubblico, ripeto, serve un personaggio... un trascinatore. Sykes, pur essendo un pilota fenomenale, non lo è. Però ci sono due binomi tutti italiani dal grande potenziale: Marco Melandri su Aprilia e Davide Giugliano su Ducati".

Non ti mancherà la MotoGP?

"Non mi è mancata nemmeno lo scorso anno, quando ho fatto poche gare. Mi mancano alcuni dei rapporti umani che ho stretto in tanti anni, ma sono un appassionato delle due ruote in generale: qualsiasi lavoro mi diano da fare, mi ci butto a capofitto".

Che cos'ha in più il motomondiale, rispetto alla SBK?

"Sono due mondi diversi. A livello tecnico, moto e piloti della MotoGP sono i migliori al mondo. Ma la Superbike sa comunque regalare tante emozioni".

Per esempio? Ci sono piloti o imprese sportive che ricordi con più affetto?

"Non saprei. Apprezzo prima di tutto i piloti che danno il 100%. Poco importa se poi vincano, vadano a podio, o arrivino quindicesimi, perché conosco la fatica ed i sacrifici che questo mestiere comporta. Le imprese epiche sono quasi troppo facili da raccontare, ma uno dei ricordi più belli rimane quello della vittoria di Andrea Ballerini, proprio qui a Phillip Island, nel 2003. Fu il suo unico successo, ma quel giorno era in stato di grazia. Anche Jonathan Rea, vincendo a Silverstone nel 2013 su una pista difficilissima e con una moto tecnicamente inferiore, ha dimostrato di avere palle di plutonio".

In più, potrete focalizzare tutte le risorse sulla SBK...

"Senza nulla togliere all'ottimo lavoro svolto da Giulio Rangheri, avere Meda come cronista SBK a tempo pieno sarà un vantaggio. Ma non è vero che ci dedicheremo solo a quella, perché la mia attenzione sarà orientata anche al motocross, sport spettacolare che merita un'esposizione maggiore. Potrò finalmente narrare le gesta di Toni Cairoli, fenomeno vero".

E, su queste ultime parole, Porta non riesce proprio a trattenere un sorriso...


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