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Italiani in SBK: chi sale e chi scende

Melandri e Giugliano mirano in alto, Scassa e Fabrizio pagano le cadute

Su 25 piloti nella entry list a due giorni dall'inizio del campionato Superbike 2014 a Phillip Island, ben sette sono italiani. Tra conferme (Marco Melandri, Davide Giugliano, e Michel Fabrizio) e nuovi arrivi (Claudio Corti, Luca Scassa, Alessandro Andreozzi e Niccolò Canepa), i portacolori azzurri hanno ultimato, non senza inconvenienti, i preparativi per la lunga lotta al titolo.

CHI SALE – Marco Melandri non può che essere considerato tra i favoriti. Due armi potenti nell'arsenale del ravennate sono l'esperienza (è al quarto anno tra le derivate di serie) e la RSV4, regina indiscussa del campionato costruttori. Nei test in Australia, "Macio" ha lavorato di fino sull'assetto, stando attento a non prendere troppi rischi dopo la caduta potenzialmente dannosa nelle ultime prove a Jerez. Pur senza l'acuto sul giro secco, il suo passo è in linea con quello dei primi. L'imperativo, per lui, è lasciarsi alle spalle i problemi in qualifica che lo hanno accompagnato nelle ultime stagioni (una sola pole position all'attivo).

I miglioramenti costanti in sella alla Ducati Panigale lasciano ben sperare Davide Giugliano. Il 24enne romano, alla debutto da pilota ufficiale dopo una stagione in crescita chiusa al primo posto tra i privati (sesto assoluto) con il team Althea, sembra pronto al salto di qualità definitivo. Il quinto tempo nella combinata è arrivato agilmente, ed il distacco dai primi (ad eccezione del giro lampo di Tom Sykes) ammonta a poco più di un decimo. Se saprà trovare il giusto compromesso tra "fame" di risultati e gestione della pressione, potrà creare non pochi grattacapi ai rivali più blasonati.

Niccolò Canepa si è imposto fin qui come il pilota da battere nella EVO. Rilanciatosi nella Stock1000 (dove ha chiuso al secondo posto, conquistandosi anche due proficue wild-card in SBK) dopo un brutto infortunio alla gamba nel 2012, il genovese ha dalla sua l'elevata conoscenza della Panigale, che in configurazione EVO è un appunto un ibrido tra la Stock e la SBK pura, entrambe guidate con buoni risultati lo scorso anno. Vincere gare resterà probabilmente un miraggio, ma abituarsi alla nuova categoria in vista dei cambi regolamentari per il 2015 potrebbe essere una scommessa ad alto rendimento.

CHI SCENDE – Tra sfortuna, mancanza di esperienza, e problemi tecnici, il resto dei piloti azzurri ha chiuso le prove nella metà bassa della classifica. Claudio Corti, che ha accettato di buon grado la sfida MV Agusta dopo una stagione anonima tra le CRT, ha chiuso in quindicesima posizione con distacchi intorno ai due secondi e mezzo. La F4 Superbike è ancora acerba, sia dal punto di vista dell'elettronica che del motore e, almeno inizialmente, il comasco dovrà stringere i denti e giocarsela con i migliori della EVO.

Alessandro Andreozzi, come tutti gli esordienti, ha davanti a sé un periodo di apprendistato. Il marchigiano del team Pedercini, proveniente dalla Stock, ha terminato i primi test in diciasettesima posizione con distacchi pesanti, ma la zona punti provvisoria è a soli quattro decimi. Missione possibile.

Luca Scassa e Michel Fabrizio, entrambi su Kawasaki EVO rispettivamente con Pedercini e Grillini, hanno rimediato due violente cadute che ne hanno ostacolato un percorso già di per sé in salita. Per entrambi, senza nulla togliere alle potenzialità della EVO, c'è la necessità di ridimensionare momentaneamente le proprie ambizioni. Scassa, dopo una prima metà di stagione in WSS, aveva avuto modo di misurarsi in MotoGP sulla ART. Percorso opposto per il romano che, dopo un buon inizio di stagione con l'Aprilia del team Red Devils, ha visto la sua stella oscurarsi a causa di tensioni con la squadra e repentini cambi di casacca. Entrambi però hanno cominciato la propria stagione con una malcapitata visita al centro medico.

Fabrizio, dopo un highside, è stato trasportato all'ospedale con forti dolori al collo e all'addome e tenuto in osservazione per i successivi due giorni, ma dovrebbe prendere regolarmente parte alla gara. È andata peggio all'aretino, travolto dalla moto con conseguente frattura dell'osso pelvico in tre punti. I tempi di recupero sono fissati a sei settimane, al limite per tornare in pista ad Aragon, ma dovrebbe farcela.

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