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Test, Ducati Monster 1200 S: la belva educata

Motore Testastretta da 145 cv, DTC, ABS e 3 'riding mode' per una moto di razza

Ducati Monster 1200 S: la belva educata

Il gruppetto dei più veloci si allontana, e non voglio perderlo. Non c'è niente in palio più di qualche sfottò all'arrivo, al quale potrei tranquillamente replicare avanzando la ruggine degli anni, ma il fatto è un altro. Le bellissime strade di Tenerife sono una successione di curve cieche, e come mi hanno insegnato i Gran Premi copiando le traiettorie si va più forte. E in maggior sicurezza perché chi è davanti ti mostra la strada.

Se il passo non ce l'hai, però, non te lo puoi inventare, lì su due ruote, così inizi ad allungare il collo e…ad attaccarti ai freni per rubare qualche metro in staccata.

Ora la frenata al limite, su strada, è eccitante quanto una apertura anticipata in pista. Da un gusto pazzesco, anche perché lì, appena fuori traiettoria, ci sono detriti, foglie morte ed aghi di pino. Ce li immaginiamo sollevarsi dietro al gommone Pirelli Diablo Rosso II 190/55 x 17 e godiamo. Una, due, tre volte, fino a che smettiamo di contarle e la mano destra si fa più rigida, sempre meno rapida a prendere la leva e questa volta, ad occhio, la curva si avvicina troppo rapidamente…

IL RITORNO DELLA FENICE - Rapido flashback. Siamo in sella alla nuova Ducati Monster 1200 S. L'ennesima evoluzione della nuda sportiva inventata da Miguel Galluzzi quando agli appassionati sembravano piacere solo le moto carenate.

E invece no: la prima Monster del 1992, non era solo nuda. Era anche un po' cafona. Nel senso di aggressiva sul gas e rigida come una bacchetta di legno.

Dopo qualche chilometro, con la mano sinistra in cancrena, il sedere piatto e i polsi spezzati, ti faceva però apparire sotto il casco il sorriso ebete del motociclista gasato: adesso vediamo chi di noi due cede per primo, le sussurravi ammaliato.

Era l'emozione di una cavalcata 'a pelo'. La prima volta dentro una stanza chiusa in penombra. Il respiro affannoso e soddisfatto dopo esserti divertito immensamente. Come si dice, un'emozione intensa.

Ora, dopo i primi 20 dei 200 Km previsti per la prima mondiale dell'ennesima rinascita della fenice la domanda che ci gira in testa è: dov'è la carogna? La hanno addomesticata o quella che stiamo guidando è sempre una vera Monster?

UNA VERA MONSTER - Allora, con ordine, ripassiamo velocemente le sensazioni. In sella stiamo incassati, ma comodi. La seduta, all'altezza standard di 810 mm, è bella imbottita. Non c'è molta possibilità di movimento perché dietro sale rapidamente, ma la triangolazione polsi-sedere-pedane è corretta. Solo per uno della mia statura, 1,70, la protezione dello scarico va ad urtare contro il polpaccio. E se vogliamo proprio fare i pignoli, muovendo i piedi sulle pedane si va ad urtare leggermente contro i supporti di quelle del passeggero. E poi manca l'indicatore della marcia inserita. Dettagli, che passano in terzo piano non appena ci rendiamo conto che aperto l'angolo di sterzo a 24.3° ed arretrata la distribuzione dei pesi - i dettagli ve li daremo dopo - la Monster ha acquistato una grande maneggevolezza.

Ci viene voglia, se non avessimo paura di apparire ridicoli, di serpeggiare in rettilineo, come si fa prima di una partenza per scaldare le gomme tanto questa Monster è agile.

TRE CARATTERI: SPORT, TOURING ED URBAN - Non è solo questa la differenza con il mostro del 1992. In mezzo alle gambe qui pulsa il Testastretta 11° raffreddato ad acqua che ha il doppio della potenza della progenitrice: 145 cv. Eppure la risposta del propulsore è pulita, anche se non esplosiva, fin dai 2.500 giri con una progressione lineare sino quasi ai 9.000. Questo con la mappa del 'Riding Mode' nella posizione Touring. Con quella Sport la risposta del gas è più aggressiva e diretta, i giri salgono più rapidamente, ma la potenza messa a terra è la stessa: sempre quei centoquarantacinque cavallini che non son pochi fuori da una pista. Troppi? Piove, siamo sfortunati e la nostra metà non è un amante dell'adrenalina? Un tocco sul pulsante e si entra nella modalità Urban. I cavalli scendono a 100 e ci si può soffermare su altre sensazioni.

Per il momento, però, siamo in solitaria e dopo aver giocato un po' con le mappe scegliamo quella intermedia assaporando l'erogazione che cresce corposa dai 4.000 ai 6.000 giri fino agli 8.000. Regime al quale conviene cambiare.

VI PRESENTO IL SIGNOR E LA SIGNORA OHLINS - Mentre giochiamo con le mappe, il DTC e l'ABS, tutti regolabili di fino per assecondare le nostre esigenze di guida nel frattempo la strada sale, tortuosa, verso il vulcano a quota 2.200. L'asfalto nero ha un bel grip, ma a tratti diventa sconnesso. E qui entrano in gioco le sospensioni Ohlins della 'S'. L'enorme forcella da 48 non affonda mai ed anche il mono posteriore è ben frenato. Il trasferimento di carico è contenuto, non c'è alcun effetto gondola. Anche incrociando sconnessioni molto pronunciate la Monster non ti spara mai in aria, mentre l'anteriore smorza praticamente tutto.

Destra, sinistra, destra. La 1200 S scende subito in piega, agile e reattiva, sembra più leggera dei suoi 209 Kg. Per chiudere bene la traiettoria bisogna però spingere sul manubrio intero alla curva, aiutandosi in uscita con la coppia del Testastretta che ha una gran schiena e ti perdona quando, entrato troppo allegretto per il raggio di curva, accosti il gas e remi per chiuderla.

PAZZIA? FOLLIA? QUESTA E' LA MONSTER! - Una volta dritti, ruotare la manopola del gas fino in fondo nei brevi strappi rettilinei è una sensazione unica: lo sterzo si fa leggero, ma a meno di non farlo intenzionalmente, il 'mostro' non decolla. La ruota anteriore ti trasmette quel tocco, non tocco, tocco che ti fa rimanere concentrato ma la situazione rimane sempre sotto controllo anche quando - e questa è una vera sorpresa - giunti sulla sommità del vulcano di Tenerife, ci aspetta un lungo rettilineo dal fondo ahinoi bombardato. La prudenza suggerirebbe di alleggerire il gas, ma l'aria limpida, tersa e sottile ubriaca: così il tachimetro digitale mostra numeri in tre cifre, con la seconda più verso la decina.

Pazzia? Follia? No, direbbe Leonida, questa è la Monster! Sedere leggero sulla sella, appoggio sulle pedane e Mr e Mrs Ohlins livellano la strada.

IL KANDO ITALIANO - E' allora che una parola in un'altra lingua mi si forma nella mente: kando. E' un vocabolo giapponese ed è il cavallo di battaglia, il claim direbbe un esperto di marketing, di una nota campagna pubblicitaria. Diavolo di un Monster, ci volevi tu per farmi comprendere la soddisfazione profonda, l'appagamento che è il significato di questo vocabolo.

Monster, ti ricordavamo come l'inferno, il destriero destinato unicamente al motociclista puro e duro, quello con i calli al sedere ed invece eccoci in paradiso. Nella versione Valhalla, però, se afferrate la differenza.

Il godimento purtroppo ha anche un effetto perverso, la soddisfazione abbassa le difese ed essere miopi non aiuta.

La curva in fondo al lungo rettilineo si avvicina troppo rapidamente, e oltre l'asfalto non c'è una via di fuga, ma roccia vulcanica.

 

 

Dove eravamo rimasti?

La mano destra corre alla leva del freno, ahimé, con torpida reattività.

Ecco, ci siamo. Via due marce, come sempre la preghiera sale a San Brembo, qui nella versione clonata dalla 1199 Panigale, ma siamo lunghi lunghi lunghi. Ci aspettiamo che entri l'ABS, che l'elettronica ci rubi quel mezzo metro che è fondamentale per impostare la curva senza ritrovarci a pelle di leone, ma non accade nulla. Così l'adrenalina ci restituisce qualche watt alla mano destra e la pinzata ora è decisa, molto vicina ad una staccata da pista.

La Monster 1200 S si accuccia, arricciando con la gomma anteriore, ci immaginiamo, l'asfalto. Ma rimane bella dritta e stabile, senza scodate. Solida come la roccia.

Il contagiri scende, i battiti salgono. E' un attimo, ma lungo. Le rocce all'esterno smettono di avvicinarsi a velocità curvatura e la Monster 1200 S si fa accompagnare dentro la curva ancora bella pinzata.

Però. Non è solo reattiva, è anche stabile e nella peggiore delle situazioni.

A questo punto chi dobbiamo ringraziare? L'interasse allungato di 60 mm che la rende così solida? Forse. Il telaio a traliccio così corto da essere un monolite saldato alla forcella? Probabile? Il manubrio più alto e ravvicinato di 4 centimetri che ti rende padrone del mezzo e incastonato nella moto?

Non abbiamo una risposta. Probabilmente tutto questo e qualcosa di più.

A 15.990 Euro la Ducati questa Monster 1200 S non te la regala, ma rispetto alla versione 'base', a 13.490 Euro, che ha 10 cv in meno e sospensioni normali direi che la differenza c'è tutta.

Promossa. E' proprio la Monster che mancava.

Per i test abbiamo utilizzato i seguenti prodotti DAINESE:

Pantaloni P.Kansas 1c

Comodi, pratici ed eleganti, i nuovi pantaloni Kansas sono stati progettati per garantire protezione e sicurezza anche quando si indossa un elemento di moda di abbigliamento.

Come sempre, Dainese usa solo materiali di qualità superiore: i pantaloni sono rifiniti in cotone intrecciato con fibre di Kevlar ® che forniscono resistenza eccezionale per un capo di questo tipo. Ci sono protezioni soft per migliorare ulteriormente il contenuto tecnico di questo indumento.

Guanti Gua, Druids St


Dedicato ai motociclisti più sportivi, Druids ST abbina un comfort eccellente ed una grande leggerezza ad un livello protettivo elevato, grazie agli inserti in carbonio su nocche, dorso e giunture delle dita e palmo rinforzato con inserto in TPR. Costruito con un pannello unico di pelle che fascia il lato della mano, per una maggior resistenza alle abrasioni, Druids ST è confezionato in pelle bovina sul dorso e pelle di capra sul palmo. Grazie agli inserti elastici ed agli innovativi inserti Microelastic viene garantita una mobilità eccellente della mano, per non affaticarne i muscoli anche nella guida al limite, e grazie all’inserto in microiniezione sul palmo, è ridotto il rischio di vesciche, grazie ad un grip ancora maggiore sulla manopola.


Giubetto G.Racing C2 Pelle


Aggressività, look sportivo e stile inconfondibilmente Dainese si fondono in questo giubbotto in pelle bovina dalla grande personalità che da quest'anno guadagna ulteriore prestigio aderendo agli elevati standard di certificazione CE - Cat. II.

Dotato di spalle coiniettate con inserti in alluminio ed protezioni composite, Racing C2 Pelle è integrabile con il paraschiena di tipo G.

Comfort, ergonomia e funzionalità sono garantiti dagli inserti elastici su collo, maniche e fianchi e dalla cerniera aggancio giubbino-pantalone.

Prese d’aria su fianchi e petto consentono infine una gestione della temperatura interna ottimale.


AGV Numo Evo

Il NUMO è il nuovo apribile top di gamma nella collezione AGV. Destinato ad un utilizzo tanto turistico quanto cittadino, ha una ricca dotazione di serie che lo rende uno dei modelli di riferimento del segmento per comfort, dimensioni, sicurezza e funzionalità. NUMO è quindi il casco ideale per chi cerca estetica e sicurezza da integrale e praticità da apribile, in un connubio che può anche vantare innovazioni tecniche di primo piano e produzione italiana.

 

 

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