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MotoGP, Ducati, la luce oltre la siepe

La Desmosedici mai così veloce a Sepang e finalmente c'è fiducia per il futuro

Non è il momento di cantare vittoria, né di farsi i complimenti perché il lavoro è solo all’inizio. Dopo Sepang però gli uomini della Ducati possono permettersi di guardare al futuro con occhi diversi. La GP14 ha debuttato in Malesia e, come aveva detto Dall’Igna lo scorso novembre, non è una moto completamente nuova. Tempo per farla non ce n’era, il progetto è stato impostato quando l’ingegnere veneto non era ancora arrivato a Borgo Panigale, ma comunque il suo tocco c’è.

La buona notizia è che finalmente è una moto che ‘funziona’. L’impressione nelle ultime stagioni è che si stesse andando ‘a tentoni’, ora invece ogni mossa sembra attentamente valutata. “in questa moto c’è una logica e ci sarà anche per gli sviluppo futuri”, ha chiarito Dovizioso.

Il cronometro dà ragione agli uomini in Rosso, ma ancora di più le sensazioni che provano, quelle impossibili da misurare. I dati dicono che, seppure su una pista in ottime condizioni, il tempo staccato del Dovi è il migliore mai realizzato a Sepang e il distacco con cui è tornato a casa il minore. Ci sono voluti due anni per riuscirci, perché dopo i 2’00”824 staccato da Rossi nei primi test del 2012, per due anni la Desmosedici aveva fatto il gambero. Nessuno era mai riuscito a scendere sotto i 2’01” mentre la scorsa settimana Dovizioso l’ha fatto all’ultimo giorno e Iannone per due consecutivi.

Dall’Igna ha parlato di una “spirale negativa che andava invertita” ed aveva ragione. I distacchi al termine di ogni sessione di test negli ultimi due anni si erano praticamente sempre alzati passando dal secondo ai due, con qualche sprazzio momentaneo. Inoltre la forbice fra i ducatisti era aumentata, segno che il giro secco era più dovuto all’abilità (e alla voglia di rischiare) del singolo piuttosto che alle doti della moto.

Dovizioso quest’anno ha tolto circa quasi due secondi dal tempo dell’anno scorso nei primi test di Sepang, e lo stesso ha fatto Iannone, anche se per il pilota di Vasto fondamentale è anche un anno di esperienza in più in MotoGP. Soprattutto tutti i piloti sembrano finalmente ‘fidarsi’ della D16 e del suo avantreno. Non sono scomparsi i limiti del progetto – e nessuno l’ha negato – ma ora la moto permette di più. Gli ingegneri sull’inverno si sono concentrati sulla ciclistica e il primo obiettivo sembra sia stato portare una moto ‘guidabile’, addolcita nei difetti, una base su cui lavorare.

Gigi Dall'Igna e Andrea IannoneÈ stato Dall’Igna ad ammettere che la GP14 permette un range di regolazione maggiore della GP13 e che non si è ancora arrivati in questi primi test ai limiti concessi. In un certo senso, siamo ancora davanti a una moto laboratorio, utile per prendere le misure per il modello che verrà. Anche perché gli interventi sul motore ci sono stati, ma non ancora così importanti.

Ora in Ducati devono dimostrare di sapere continuare sulla strada impostata perché il secondo test a Sepang sarà critico. L’ultimo giorno coinciderà infatti con il termine ultimo per comunicare la decisione se correre con il regolamento Factory o quello Open. Per ora il fronte Ducati è compatto: “valuteremo e poi decideremo”. Anche se la neonata categoria sembra essere fatta apposta per la Desmosedici, che avrà bisogno di interventi importanti limitati dalle norme Factory.

Fino a qui i freddi numeri e la tecnica, ma in Malesia c’è stato un miglioramento ancora più importante ed è stato quello al morale. I box sembrano avere trovato una vera guida in Dall’Igna e una persona di cui fidarsi. Mantenere le motivazioni sarà la cosa più importante quando inizierà la stagione e Gigi, oltre a un ingegnere di valore si sta dimostrando anche un ottimo psicologo.

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