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MotoGP, Suppo: l'Honda Open deve battere le ART

"La RCV1000R è una vera Production Racer, la M1 Open una MotoGP mascherata"

La sorpresa nei test di Sepang per quanto riguarda le Open in MotoGP per il momento è la Yamaha di Aleix Espargarò, ma c'è poco da esserne meravigliati: stiamo parlando della M1 utilizzata da Cal Crutchlow fino all'anno passato e affidata, così com'era, al team Forward.

Una 'Open' per modo di dire che sfrutta il solito, inevitabile, buco regolamentare. Non c'è infatti scritto da nessuna parte che queste moto devono essere vendute - ed infatti la M1 è data con il solito leasing di un milione di Euro - né che debba essere una serie speciale.

"La Honda invece - sottolinea Livio Suppo, nel box di Jorge Martinez - ha fatto un capolavoro. Una MotoGP di serie".

Il manager torinese ha ragione. Se si vuole criticare qualcosa, ma per prenderli in giro, si può dire che la protezione del cavetto del TC sul forcellone posteriore è più curato sulla RC213V ufficiale.

"La M1 Open sta andando forte ma, appunto, si tratta di una MotoGP vera e propria con il solo cambiamento della centralina Marelli. Non è contro il regolamento, intendiamoci.  Nel regolamento non c'è scritto niente in proposito. A questo punto c'è da domandarsi anche quanto vada forte Aleix Espargaro. Ovviamente lui in questo momento è motivatissimo, ma aspetto di vedere cosa farà Colin Edwards. Magari Aleix è veramente fortissimo".

Il texano, questa mattina, era meno soddisfatto del suo compagno spagnolo. Problemi vari di elettronica lo hanno relegato ai box con tempi da…CRT.

"Il rendimento del software non è costante - ha spiegato Texas Tornado - e la moto ha comportamenti diversi nel corso di giri diversi".

Problemi di gioventù, sicuramente. Resta il fatto che Nicky Hayden, al contrario, guida un vero 'prototipo di serie'.

La RCV 1000 R, infatti, sembra uscita dalla catena di montaggio, ed il fatto che non disponga delle valvole pneumatiche la dice lunga sull'operazione di risparmio operata dalla Honda.

"In pista abbiamo tre motori, due montati sulle moto ed uno di scorta - spiega il braccio destro di Aspar Martinez, l'ex pilota Gino Borsoi - avremmo la possibilità di usare 12 propulsori, nella realtà saranno cinque, che ruoteranno per le revisioni. Ogni 1.000 Km saranno rifatte molle e valvole, a 2.000 i pistoni. Per il banco non ci sono problemi. Con le Art-Aprilia superavamo i 4.000 Km".

La domanda, ora, è se la Honda deciderà di aggiornare le RCV 1000 R nel corso del campionato.

"E' una questione di volontà. Gli aggiornamenti potrebbero arrivare direttamente dal box HRC", afferma Borsoi.

"L'obiettivo per il momento - riprende a spiegare Livio Suppo - è andare più forte delle ART. Nel 2013 Espargarò qui si è qualificato con il 9° tempo in 2.02.151".

Sulla carta la Production Racer Honda può e deve farcela, ma la ART era pur sempre derivata dalla RSV-4 due volte campione del mondo Superbike. Una moto rodata ed affermata.

L'impressione è che sarebbe stato più facile, per la Honda, dare in leasing le RC213V versione 2013.

"Noi abbiamo seguito lo spirito della norma", sottolinea Suppo. Ed è difficile dargli torto. Magari, più avanti nel campionato, se la RCV 1000 R dovesse arrivare costantemente dietro alle M1 Open, qualcosa cambierà. O magari si farà notare che il regolamento è da rifare.

La realtà è che al momento le M1 Open sono la vera prefigurazione della MotoGP in versione 2016, cioè con la centralina unica. Proprio ciò che vuole Ezpeleta e la Dorna.

Se la Ducati dovesse seguire - "Secondo me gli converrebbe", afferma Suppo - con l'aggiunta di Suzuki che nel 2015 correrà già con la centralina Marelli, la Honda, assieme alla Yamaha ufficiale, rimarrebbe la sola con il software proprietario. A meno che, ovviamente, grazie all'esperienza fatta da Forward quest'anno, anche Iwata decidesse di passare armi e...centralina, dall'altra parte della barricata.

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