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MotoGP, Crisi e calendario: il caso Argentina

Perso il Brasile si punta su Termas de Rio Hondo, ma le Case vogliono l'Asia

C’è la crisi, ce lo ripetono da un po’ di anni ormai giornali e televisioni ricordandoci come il risparmio sia l’unica regola di questo periodo. Una regola a cui non sfuggono nemmeno gli sport e la MotoGP non fa eccezione. Seguendo la massima della ‘massima resa con la minima spesa’ sono uscite dal cappello della Dorna, nell’ordine, Moto2, Moto3, CRT e ora le Open. I risultati non sono sempre stati coerenti alle aspettative, ma spesso si è fatto buon viso a cattivo gioco.

Ora che il campionato sta per iniziare, i dubbi permangono. Per tutte le squadre, i costi della logistica sono una delle spese più ingenti e il calendario dei test e delle prime gare sembra contraddire ogni logica di risparmio. Due trasferte in Malesia, un intermezzo per i team ufficiali in Australia, poi si va in Qatar e tanti saluti all’Europa. Decisione strana, considerato che la Spagna ospiterà tutte le prove dei colleghi di Moto2 e Moto3 senza problemi e che perfino i “cugini ricchi” della Formula 1 proprio in questi giorni sono a Jerez.

Finite le prove si comincerà a fare sul serio. Irrinunciabile l’inizio nella notturna del Qatar, gara affascinante che richiama un numero di spettatori da sagra di paese per la gioia degli emiri che possono – beati loro – pagarsi quello spettacolo per pochi. Chiuse le serrande sul deserto, ci si imbarca per la prima trasferta oltreoceano in Texas, e poi sarà la volta dell’America del Sud, con l’Argentina, unica novità di questa stagione.

L’America latina sarà il centro dello sport per i prossimi due anni, quest’estate il Brasile ospiterà il Campionato Mondiale di Calcio, nel 2016 Rio de Janeiro le Olimpiadi. Anche la MotoGP avrebbe dovuto inseguire il sogno carioca, ma i lavori nel fatiscente impianto di Brasilia (capitale di nome, periferia dell’impero di fatto) non sono ancora iniziati e difficilmente lo faranno. Budget non se ne trova, i fondi servono per altri eventi e ci sono buone probabilità che le moto non atterreranno mai nel Paese verde e oro.

Tolto il Brasile, rimane l’Argentina. Nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare l’ingesso della MotoGP nel Sud America, territorio vergine dove potere attingere un po’ di linfa vitale (leggi: soldi) per il futuro. Purtroppo il colpo potrebbe mancare il bersaglio. Termas de Rio Hondo sarà anche una prestigiosa località termale, ma arrivarci, sulla carta, sembra essere un’impresa e spostare il carrozzone del motomondiale avrà i suoi costi. Considerato che il circuito è stato praticamente rifatto da zero, tanto valeva pensare a Buenos Aires che in quanto ad ‘appeal’ e richiamo di pubblico sarebbe sicuramente stata migliore.

Una fotografia aerea del circuito di Termas de Rio HondoMa i guai non sono finiti. Perché l’Argentina, dopo la crisi all’inizio del nuovo secolo, non se la sta passando per nulla bene economicamente.  La scorsa settimana, riporta l’Internazionale, il peso argentino ha perso il 14% del suo valore e l’inflazione stava veleggiando verso il 30%. Non sembra proprio un Eldorado, anzi un Paese in bilico, tutto questo mentre l’attenzione della Case sembra essere rivolta altrove.

Yamaha ha presentato la livrea della sua M1 a Jakarta, scomodando sia Rossi che Lorenzo, accolti con tutti gli onori. L’Indonesia e il Sud-Est asiatico sono il mercato più caldo delle due ruote, ma che viene ignorato dalle corse, Malesia a parte. Il Gran Premio argentino porterà sicuramente soldi nelle casse della Dorna, i cui maggiori proventi al momento derivano dall’organizzazione delle gare, ma le squadre sembrano solo dei burattini su un palcoscenico che non gli può offrire altro se non una ribalta temporanea.

Il sistema MotoGP sembra ancora roteare intorno a un’Europa asfittica, con la Spagna e i suoi quattro GP come testa, senza riuscire ad avere una visione sul lungo periodo. Si naviga a vista e a volte in acque tutt’altro che tranquille. Se la Formula 1 (date un’occhiata al suo calendario) si presenta come un campionato internazionale capace di intercettare nuovi mercati e opportunità, la MotoGP pecca di provincialismo e scarsa visione del futuro.

L’Argentina potrebbe esserne un esempio, anche se speriamo di sbagliarci.

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