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MotoGP, Alla ricerca dello spettacolo perduto

Gomme ed elettronica al centro del dibattito. E le 500 hanno qualcosa da insegnare

Spettacolo è la parola d’ordine negli sport motoristici, che si traduce in sorpassi, controlli al limite, gare combattute dal primo all’ultimo giro. È quello che tiene gli spettatori incollati agli schermi e quindi fa aumentare gli incassi. È quello che sembra essere scomparso negli ultimi anni in MotoGP. Marquez con il suo stile di guida e la sua energia ha portato una ventata di aria fresca nella scorsa stagione, il campionato si è chiuso all’ultima gara, ma la rosa dei possibili vincitori di tappa non è andata oltre ai quattro, nel migliore dei casi. Di chi è la colpa? Alcuni dicono le gomme, altri l’elettronica, altri ancora entrambe.

Prendendo spunto da un’osservazione di un lettore, Davide Brufani, sulla nostra pagina Facebook, abbiamo analizzato gli ultimi 20 anni di gare nella classe regina. Un periodo di tempo in cui ci sono stati cambi importanti dal punto di vista tecnico: nel 2002 è nata la MotoGP, nel 2007 si è passati ai motori di 800 cc, nel 2009 è stato introdotto il monogomma e nel 2012, infine, si è tornati ai propulsori di 1000 cc.

I BEI TEMPI ANDATI – Il primo dato che balza all’occhio nella tabella riassuntiva è che all’epoca delle 500 l’alternanza sul gradino più alto del podio era maggiore rispetto agli ultimi anni. Nel 1996 furono 6 diversi piloti a vincere almeno una gara, 7 nel 1999, 8 nel 2000. Le mezzo litro due tempi vengono descritte come belve difficilissime da domare, eppure garantirono una maggiore competizione. Perché? Certamente la tecnica ha la sua parte, stiamo parlando di un periodo in cui queste moto erano arrivate praticamente alla fine del proprio sviluppo e i valori in campo erano molto equilibrati. Honda Yamaha e Suzuki offrivano mezzi molto competitivi non solo ai piloti dei team ufficiali, ma anche a quelli privati che avevano così occasione di mettersi in luce, anche se solo in alcune occasioni.

Ciò non toglie che anche sulle mitiche 500, la bilancia pendeva sempre dalla parte del mezzo migliore e del pilota migliore. Nel 1997 Doohan lasciò appena le briciole agli avversari e la Honda vinse tutti i GP. In un certo senso l’ultima stagione delle due tempi e la prima delle quattro risultarono molto simili. Valentino dominò e agli avversari andò qualche gara.

QUESTIONE DI GOMME – In molti puntano il dito contro la scelta di un fornitore unico di pneumatici per la mancanza di spettacolo. Prima del 2009, anno dell’introduzione della regola, effettivamente le gomme furono una variabile capace di cambiare gli equilibri. Tamada puntò su Bridgestone e lo stesso fece Ducati, avere un gommista che lavora sulle proprie esigenze diede i suoi frutti. Dall’altra parte Michelin rispondeva con coperture preparate all’ultimo minuto. Una sfida nella sfida.

In verità, nel 2009, ci fu un maggior numero di vincitori diversi rispetto all’anno prima, ma le cose sarebbero cambiate. Bridgestone, per la prima volta, incominciò a produrre gomme a cui moto e piloti dovevano adattarsi e non viceversa. Inoltre l’elettronica diventò sempre più preponderante.

COSA CAMBIARE? – Siamo arrivati ai giorni nostri, in cui la situazione si è ormai stabilizzata. C’è poco da stupirsi, è dal 2008 che vincono sempre gli stessi piloti. I successi di Spies e Dovizioso sono stati episodi isolati, Rossi è uscito di scena per due anni insieme alla Ducati, Marquez ha preso il posto di Stoner. Cosa è successo? Forse le attuali MotoGP sono moto ancora più difficili da guidare delle 500, anche se in un senso completamente diverso.

Gomme ed elettronica hanno portato i mezzi a un limite altissimo che solo in pochi riescono a raggiungere. Per sfruttarle non ci vuole solo allenamento e sensibilità, ma anche una squadra alle spalle che conosca ogni più piccolo particolare e sappia come agire. In altre parole, ci vogliono gradi risorse. Non è un caso se è dal 2006 che nessun pilota “privato” riesce a vincere una gara. Con quattro moto ufficiali in pista (sei contando la Ducati, ma negli ultimi anni la vittoria non è stata alla sua portata) i conti sono presto fatti.

L’introduzione delle CRT non ha cambiato le cose, se non ufficializzare il fatto che alcuni piloti sono costretti a partecipare con mezzi poco competitive semplicemente perché non ci moto sul mercato. Probabilmente neppure le Open riusciranno a cambiare le carte in tavola. Il mondiale MotoGP è un campionato a quattro, nella migliore delle ipotesi.

L’unico modo per aprire il ventaglio ad altri vincitori è quello di cambiare il regolamento. La Formula 1 è maestra in questo senso, le regole sono funzionali al campionato e non viceversa. I migliori piloti continueranno a vincere – come sempre è stato e sempre sarà – ma gli altri si avvicineranno. Nelle quattro ruote si è agito proprio sui due punti chiave anche per le moto: elettronica e gomme. Le coperture non devono avere le migliori performance possibili, ma garantire sicurezza e “consumarsi”. Avere gomme che modificano le proprie prestazioni consentirebbe di attuare diverse strategie e introdurrebbe una variabile importante.

Stesso discorso per i controlli elettronici. Data per scontata la loro importanza per la sicurezza dei piloti, una minore invasività permetterebbe più errori e una minore sofisticazione dei sistemi, che ora come ora possono essere sfruttati al massimo solo da una manciata di squadre, e di piloti. Forse questo però non basterebbe, perché le prestazioni delle moto dovrebbero essere maggiormente simili, mentre fino a ora un piccolo – ma significativo – salto tra ufficiali e private e uno enorme con le CRT. Il tutto si traduce in moto molto simili l’una all’altra, fatta eccezione per la disposizione dei cilindri.

Non è una caso se Honda e Yamaha siano state in questo ultimo ventennio le uniche Case a riuscire sempre a vincere, mentre Suzuki e Ducati (e Cagiva prima) si sono avvicendante nel ruolo di outsider. Se a vincere sono solo gli “ufficiali” servirebbero più costruttori, ma non è detto, come insegna il passato, che questa sia l’unica soluzione per aumentare lo spettacolo.

Tutti questioni che possono essere risolte con i regolamenti. Il 2017 sarebbe l’anno del cambiamento radicale, voi come vorreste la MotoGP del futuro? Ditecelo QUI.

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