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SBK, WSS, Sofuoglu: dalla moto alla politica

"La Turchia deve investire sui propri piloti, non in pubblicità con Messi o Kobe Bryant"

A Portimão, insieme alla Superbike, hanno provato alcuni piloti della Supersport. Più precisamente, Zanetti, Vd Mark, Leonov, Ivanov, Cluzel, Calero Perez, Kennedy, Wilairot, Russo, Coughlan, Ivanov, ed il vice-campione Sofuoglu. Il turco del team Mahi è un vero specialista della categoria, vinta nel 2007, 2010 e 2012.

Dopo aver ceduto lo scettro lo scorso anno a Sam Lowes al termine di una lunga battaglia senza esclusione di colpi, Sofuoglu è tra i favoriti d'obbligo per la stagione a venire. A conferma di ciò, il turco ha chiuso i test con il miglior tempo ufficioso di 1'46.3 nonostante una pesante influenza virale ne debilitasse fortemente la forza e resistenza. Un risultato incoraggiante, ma che ovviamente non gli consente di abbassare la guardia.

"Come sospensioni, siamo tornati ad usare le Ohlins dopo un anno con le K-Tech, con buoni risultati fin da subito – ha detto Sofuoglu – Ma non mi aspetto una stagione facile anche senza Lowes. Cluzel e Vd Mark, per esempio, sono ottimi piloti e mi daranno del filo da torcere".

Quando si pensa al motociclismo, la Turchia non è probabilmente il primo paese che la parola evoca nella mente degli appassionati. Eppure l'ovazione tributata dal pubblico di Istanbul a Sofuoglu in occasione dello scorso Gran Premio sembra sottendere che la passione per le due ruote sia coltivata anche nella vecchia roccaforte dell'Impero ottomano. Soprattutto nelle generazioni più giovani. Per esempio, il 18enne Toprak Razgatlioglu (che corre con il 54, come Sofuoglu) darà assalto alla Red Bull Rookies Cup dopo aver chiuso al decimo posto in classifica la stagione d'esordio.

"Cerco di aiutarlo il più possibile, ma vorrei che fosse fatto di più per i motociclisti del mio paese – ha dichiarato il pilota Kawasaki, la cui nazione sta attraversando un periodo di forti tensioni politiche – Purtroppo in Turchia si guarda con ammirazione ad atleti mondiali, senza curare i propri. Basta pensare a quanto investe la Turkish Airlines, compagnia di bandiera, per farsi pubblicità con Messi e Kobe Bryant. Credo sarebbe più opportuno se spendessero quei soldi per aiutare le carriere di giovani atleti, o anche semplicemente farli volare gratis".

Motociclismo e attivismo politico, nel suo caso, vanno a braccetto.

"È una questione sulla quale voglio insistere. Io ho quasi trent'anni, ma ci sono tanti giovani atleti ambiziosi come me che meriterebbero di avere una possibilità di mettersi in mostra oltre i confini del paese e misurarsi con gli altri".

Una problematica culturale, prima ancora che sportiva. In Turchia gli equilibri stanno cambiando. Quello di Sofuoglu non è che l'ennesima voce di una nazione che vuole aprire i propri confini.

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