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MotoGP, Vale e Max si odiano perché sono uguali

Capirossi: "L'amicizia fra piloti non esiste. C'è chi fa finta e ti ruba la morosa"

Si chiude  il trittico di interviste realizzate alla vigilia del motomondiale 2001. Dopo Valentino Rossi e Max Biaggi, ecco Loris Capirossi. Parla ed esprime un senso di ribellione nei confronti dei colleghi: “Tra noi non esiste amicizia, solo rapporti finti.” “Biaggi e Rossi si odiano perché sono uguali.” “I piloti non pensano agli altri, a loro importa solo di se stessi.” Nella foto sotto gli autori dei tre reportage: assieme a Capirossi ci sono Paolo Scalera (al centro) ed io. Avevamo tutti tredici anni in meno…


di Dario Torromeo


UNA VILLA in una parco subito fuori Riolo Terme. Scalinate degne di Wanda Osiris, arredamento in stile. Per Loris Capirossi è il castello incantato che aveva sognato fin da bambino. Per Ingrid, la compagna, è la casa degli orrori. Tutto quel silenzio che c’è attorno le fa paura. Ma Loris non sente ragioni, quando ha bisogno di fare il pieno di emozioni torna quaggiù. A casa.

Capirossi, ricordi la tua prima moto?

“Me la regalò mio padre, l’aveva costruita mettendo assieme i pezzi di quattro o cinque moto prese allo sfascio.”

Quanti anni avevi?

“Quattro o cinque.”

Cosa è successo dopo?

“Andavo a scuola alle elementari e il bus si fermava in fondo alla salita. Lì avevo il motorino, con quello tornavo a casa. Guardavo incantato qualsiasi cosa avesse un motore. Erano quelle le favole che mi piaceva ascoltare da bambino. Mio fratello Davide era un inventore. Le prime auto le abbiamo avute quando io avevo dieci anni e lui dodici. Erano della Fiat 850. Le tagliavamo tutte, facevamo la roll-bar e diventavano macchine da cross.”

Le corse in moto quando sono arrivate?

“Con l’aiuto di mio zio abbiamo costruito una 80, ma non potevo correre perché a quei tempi ai quattordicenni il campionato italiano era vietato.”

Cosa hai fatto?

“Sono entrato nel trofeo monomarca. Non avevo mai guidato una moto vera. Continuavo a muovermi come se fossi su una da cross. In curva non piegavo, buttavo giù il piede. Roba da ridere. Poi sono arrivato all’Europeo, ma era molto costoso. Sessanta milioni dell’89. Tantissimi soldi.”

Chi ti ha aiutato ad andare avanti?

“Il babbo credeva in me. Lavoravo dieci ore al giorno, facevo trasformatori della luce in un’azienda elettrica. Quando stava per arrivare il grande momento mi sono rotto spalla e polso. Mio padre aveva ipotecato casa per farmi correre, non potevo deluderlo.”

E allora?

“Sono andato in pista senza avere mai provato. Quarto posto. Il team Pileri l’anno dopo mi ha proposto il primo contratto.”

Quali erano i termini dell’ingaggio?

“Un milione al mese. Ero felice, la mia carriera era cominciata.”

Un incidente ancora prima di partire. Un incubo che ti ha accompagnato fino ad oggi.

“Di incidenti ne ho avuti tanti. Mi sono rotto mani, polsi, spalle, piedi, malleoli, sterno, costole. Il problema più grande sono state le mani. Le mie sono di vetro, fratture su fratture.”

Cosa hai fatto per ridurre il rischio?

I guanti da 'boxeur' di Capirossi“Ho pensato di inventare dei guanti nuovi. Li ho progettati e assieme al mio amico Picasso di Modena ho scelto anche i materiali. Questo guanto assorbe l’impatto a terra e se rimane incastrato nella moto la parte superiore vola via e ti lascia libero. Sotto c’è il carbonio che impedisce all’impatto di arrivare alle mani. Abbiano utilizzato un carbonio nuovo, più resistente ma elastico. La gobba viene sagomata sul guanto.”

In gara non hai mai paura di farti male?

“La paura più grande arriva quando cadi e non sai perché cadi.”

E come fai a gestire questa paura?

“È un lusso che non posso permettermi. Se corri con un minimo di paura vai al 60% e questo vuol dire arrivare ultimo. L’anno scorso in Olanda mi sono rotto la mano sinistra, due fratture: una scomposta e una composta al primo e secondo metacarpo. Ho sofferto le pene dell’inferno. Stavo male, ma ho corso. Non posso pensare al male che sentivo, non riesco neppure a spiegarlo. Scosse elettriche per tutto il braccio, fitte incredibili.”

Come fa un pilota ad alzare la soglia della sofferenza?

“Il dolore lo superi con volontà e concentrazione, ma nell’inconscio un filo di paura resta sempre. Ecco perché per me il pilota completo è quello che ha più coraggio, che sa osare, ma è soprattutto quello che sa dominare la paura.”

Ti ritieni un pilota sfortunato?

“No, se guardo alla mia carriera. Ho avuto spesso moto competitive ho corso per team importanti, ogni anno ho vinto qualche gara. Ma sono stato anche sfortunato.”

In che senso?

“Uno parla del Capirossi del 2000 e pensa che sia caduto cento volte, in realtà sono finito giù solo in quattro occasioni e mi sono rotto le ossa. Biaggi e Valentino sono caduti mille volte e non si sono mai rotti niente.”

Dopo un brutto incidente non hai mai pensato di dire basta?

“È accaduto nel 1995 in Francia. Sono caduto durante le prove, mi sono rotto un piede e la spalla. Allora ho detto: la mia avventura finisce qui. Stavo troppo male. Mio padre solitamente non si intromette. Ma quella volta è entrato nella clinica mobile e mi ha detto “Hai vinto, i soldi per campare ce li hai. Taglia tutto e pensa alla vita”. Lì per lì ho pensato: ha ragione.”

E poi…

“Sono salito sull’aereo che mi portava via e ho visto le moto che ripartivano per le prove. Mi rompeva non esserci, sono tornato a casa e ho guardato la gara in tv. Non vedevo l’ora di riprendere a correre.”

Assieme a tuo fratello hai inventato decine di auto. Lo fai ancora?

“Sto lavorando a un pick up del ‘78. Sto modificando tutto. Monto i cerchi del Diablo, cambio a sei marce, il motore è di una barca: un Cigarette. L’impianto frenante dell’S40 anteriore, rapporto corto, 180 velocità massima. Dentro è tutto in pelle.”

Da due anni hai una compagna fissa, è una relazione che ti ha cambiato il carattere?

“Ingrid è una figura molto importante. Nella mia vita ho avuto tanta confusione sentimentale. Lei mi ha regalato serenità. È una ragazza che mi capisce. Io sono nato il 4 aprile 1973, lei il giorno dopo. Abbiamo due caratteri uguali. Pessimi. Ma andiamo d’accordo, siamo una coppia felice.”

Entriamo in una zona minata. Tra piloti è possibile essere amici?

“L’amicizia tra noi non esiste. Quelle che ci sono, in realtà sono finte. C’è chi fa l’amico e poi ti ruba la morosa, è un ambiente che fa schifo. Puoi legare un’amicizia con quelli che vanno piano. Quelli forti se la tirano tutti, magari me la tiro anch’io. Ma le amicizie vere sono quelle che avevo quando ero Loris e basta.”

Ci sono nemici in pista?

“Tra Valentino e Biaggi c’è astio perché sono uguali. Non possono andare d’accordo e allora si odiano.”

Come sono i tuoi rapporti con la stampa?

“Vorrei che certi giornalisti scrivessero male anche di Biaggi e di Valentino ogni tanto. Invece no, loro sono bravi e basta. Ammazzano uno e i giornalisti dicono: hanno fatto bene ad ammazzarlo. Io gli passo vicino e divento un assassino. Queste cose una volta mi facevano stare male. Adesso no, sono cresciuto. E poi da due anni non compro più i giornali.”

Non godi di buoni pronostici quest’anno.

“Mi piace quando gli altri non mi considerano. Mi piace anche quello che ha detto Roberts junior: “Con la moto di Valentino vincerebbe anche mio babbo.” Rossi quest’anno ha una moto contro cui non ci sarà niente da fare per nessuno. Io ho sempre quella del ‘99. Valentino adesso ha quello che aveva Doohan: la squadra e la moto migliore. Ha un bel vantaggio. È inutile che faccia il galletto, pensi a vincere. Non sarà facile. In giro ci sono un sacco di assatanati. Ma è meglio che vinca lui. Dopo tanti anni abbiamo bisogno di un italiano campione del mondo in 500.”

Valentino dice sempre che al primo posto dei suoi interessi c’è il sesso.

“È un ragazzino, anche lui arriverà a capire che deve pensare ad altre cose. I piloti hanno una forza, possono rendere felici gli altri. Tante volte dovrebbero voltarsi indietro e guardare chi ha bisogno, visitare ospedali, aiutare bambini. Non devono sempre guardare avanti e cercare di fregare tutti, se guardassero indietro vedrebbero la realtà. Quando tutto questo finirà, se non avrai creato il tuo universo di sentimenti, sarai la persona più povera del mondo anche se sul tuo conto in banca ci saranno cento miliardi.“

Accadrà mai?

“Purtroppo i piloti non guardano agli altri, a loro importa solo di se stessi.”

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