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MotoGP, Rivoluzione Ducati: si punta sulla 'Open'

Decisione a Sepang dopo un confronto con i piloti. Tanti vantaggi tecnici. Spiazzata la Honda

La Ducati prepara una rivoluzione per il mondiale 2014. Non è stata ancora presa una decisione ma il nuovo Direttore Generale di Ducati Corse, Gigi Dall'Igna, forte dell'esperienza con l'Aprilia e Aleix Espargaro, miglior pilota in pista in MotoGP con una RSV-4 derivata dal modello Superbike, sta pensando quest'anno di abbracciare la filosofia 'Open'.

Cioè correre accettando di fare a meno di sviluppare un proprio software di gestione-motore, accettando quello unico messo a disposizione dalla Dorna per la nuova centralina Marelli.

La mossa, che abbassa il livello di sofisticazione dei controlli elettronici e contro la quale si è scagliato il vicepresidente esecutivo della Honda Shuhei Nakamoto, minacciando qualora diventasse obbligatoria nel futuro di abbandonare la MotoGP, porta con sé infatti non solo svantaggi.

Se ne è resa conto la Ducati quando, nel novembre scorso, ha provato a Jerez una GP13 in configurazione 'Open' rivelando che la differenza fra le due opzioni era veramente limitata.

La centralina Marelli mostrata da Corrado Cecchinelli, responsabile tecnico DornaCiò che si può perdere avendo meno canali di controllo della centralina Marelli sul motore, infatti, è largamente compensato dalle differenti gomme Bridgestone a disposizion, più morbide. Solo queste infatti hanno dato un vantaggio di circa sei decimi stando alle comparazioni effettuate da Ducati.

Un dato, questo, di cui nel 2013 non si è molto parlato commentando le prestazioni di Aleix Espargarò sulla ART-Aprilia. Specie nelle prove, sul giro secco, la mescola morbida portava grandi vantaggi.

A ciò va aggiunto il serbatoio di maggiore capacità - 24 litri - che porta con sé a quel punto anche l'inutilità di dover ricorrere a software molto sofisticati per ridurre i consumi. Ma c'è dell'altro. Poter far girare il motore con una miscela aria/benzina più ricca ha portato la csa italiana a comprendere che migliora (sembra di molto) anche la trattabili del motore e relativa erogazione. Del resto è noto che facendo girare i motori 'magri' la risposta sia più scorbutica.

Ma i vantaggi non si fermano qui: i team che parteciperanno alla MotoGP in configurazione Open beneficeranno anche di un maggior numero di test, pur nella limitazione del numero massimo di gomme a disposizione, e potranno provare su qualsiasi circuito.

E questo va visto nell'ottica Ducati che ha bisogno di provare più della concorrenza trovandosi a rincorrere.

Aleix Espargaro sulla Yamaha M1 'Open'A far pensare Dall'Igna che questa svolta clamorosa della partecipazione Ducati alla MotoGP potrebbe essere la mossa giusta sono state anche le prestazioni delle attuali Yamaha Open in uso al team Forward. Trattandosi delle ex M1 del team Tech 3 le prestazioni, rispetto alla versione 'ufficiale', sono state di tutto rispetto.

Il che porta a considerare il fatto che la Ducati quest'anno si troverà ad affrontare non solo Honda e Yamaha ufficiali, ma anche ben sei corrispondenti versioni Open delle RC213 V e M1 nelle mani di piloti di tutto rispetto, come Pol Espargarò o Nicky Hayden.

E non si tratta, poi, di tradire la vocazione 'prototipo' della Casa bolognese: semplicemente il regolamento della MotoGP oggi consente di di scegliere fra versione 'Factory' con software proprietario, 20 litri di carburante e 5 motori e 'Open', con software Dorna, 24 litri e 12 motori.

La Ducati GP13 di Crutchlow a Valencia: nel 2014 correrà con una Open?Come conseguenza di ciò il primo test di Sepang, dal 3 al 5 febbraio, servirà a Andrea Dovizioso, cal Crutchlow e Andrea Iannone per valutare questa opportunità. Saranno dunque i piloti ufficiali e valutare le prestazione della GP13 Open sulla pista malese, indirizzando di conseguenza lo sviluppo della casa di Borgo Panigale.

Sviluppo che, detto per inciso, non si è fermato: a Sepang infatti vedremo una GP13.1 con varie modifiche di dettaglio.

Un eventuale conferma della decisione Ducati di passare armi e bagagli alla Open avrebbe come conseguenza immediata di spiazzare la Honda (e la Yamaha), privando della terza gamba lo sgabello sul quale poggia la protesta delle case ufficiali. E su due gambe la sedia sulla quale Nakamoto si è alzato urlando non sta in piedi.

Il ragionamento che va per la maggiore, in questo momento è: dobbiamo fare il meglio possibile con ciò che abbiamo a disposizione. Alla fine della fiera la cosa che conta è la posizione finale e non è possibile rischiare di arrivare alle spalle non tanto delle RC213V e M1 ufficiali, quanto delle rispettive versione Open.

Dopotutto si lotta anche per confermare la sponsorizzazione della Phillip Morris che scadrà a fine 2014. Il fine giustifica (largamente) i mezzi.

 

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