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MotoGP, LE GRANDI SFIDE Biaggi vs Doohan

Nel 1998 Mick trovò sulla strada Max. E furono scintille, non solo in pista

E’ uscito in questi giorni “OLTRE, nelle pieghe della mia vita”, il libro (Rizzoli, 353 pagine, 18 euro) in cui Max Biaggi (Rizzoli, 353 pagine, 18 euro) si racconta. All’interno c’è un passo che riguarda direttamente (pagina 141) Dario Torromeo, grande firma del Corriere dello Sport e che fa riferimento a un’intervista esclusiva a Mick Doohan alla vigilia del GP Città di Imola del 1998. Le dichiarazioni dell’australiano fecero scalpore. Torromeo ce le ripropone nel suo interessante BLOG.

di Dario Torromeo

SOTTO il tendone, un sorridente Mick Doohan accetta di parlare di quello che è il motivo dominante di questa stagione: la rivalità con Max Biaggi. Lo fa con la stessa irruenza con cui ha dominato la mezzo litro in questi anni.

-Lei ha vinto gli ultimi quattro mondiali nella 500. Quale è stato il suo avversario più difficile?

“In ogni stagione ho avuto un rivale forte e temibile. La prima Schwantz, poi Beattie, Criville e Okada. Tutti forti, anche se la lotta più grande è stata quella contro me stesso.”

-Biaggi dove lo collocherebbe in una classifica degli avversari più pericolosi?

“Non è ancora all’altezza di quei quattro. Finora non mi ha mai battuto. Lui ha vinto due gare: nella prima ho rotto il motore, nell’altra ho avuto un incidente. E’ inferiore agli altri. Io ho perso tre gare e 75 punti. Se lui fosse davvero bravo come racconta, ora sarebbe molto più avanti, invece il campionato è completamente aperto.”

-Max dice che la sua moto è più potente di quella che la Honda ha dato a lui. Cosa risponde?

“Biaggi cerca scuse. Abbiamo le stesse moto, lui dice bugie per apparire più bravo di quanto non sia. Basta guardare le gare alla televisione per capire chi ha ragione. Ho perso molto rispetto nei suoi confronti da quando sento questi discorsi. Mi fa ridere, si comporta come un bambino.”

-Perchè mai dovrebbe fare questo?

“Perchè è un insicuro che cerca di apparire forte davanti ai suoi tifosi.”

-Lei non sembra avere una grande opinione di Biaggi.

“E’ un prodotto, non una persona reale. Pensa troppo a come deve apparire. Non mi meraviglio, di tipi come lui è pieno il mondo. E’ uno strano individuo. Ha l’assillo di mostrarsi come un eroe. Ama troppo se stesso.”

-Come giudica Max pilota?

“Bravo, veloce, pieno di talento. E’ uno che sa come tirare fuori il meglio dalla moto che guida.”

-E come persona?

“E’ finto, di plastica.”

-Ma non eravate amici, non dividevate lo stesso aereo?

“Io ho affittato un aereo, lui mi ha chiesto di venire con me, abbiamo diviso le spese. Ma anche in volo abbiamo parlato poco. L’aereo è abbastanza grande.”

-A Imola sarete ancora vicini in prima fila.

“Avremo la stessa moto e guideremo sulla stessa pista. Io avrò il vantaggio di dovere sopportare una pressione minore. Il mio obiettivo è vincere la gara. Gli altri dovranno pensare al campionato. Una corsa in moto è al 90% testa e al 10% un assemblaggio di altre cose. Sono tanti anni che lotto nella 500, ho già messo in preventivo un eventuale calo. Sono da molte stagioni ai vertici della classifica, sono pronto all’eventualità di una discesa. E’ questo il vantaggio che ho su di loro: la mente è allenata, non sente alcun peso.”

-Quattro mondiali. Avrebbero potuto essere di più se non ci fosse stato quel drammatico incidente di Assen?

“Forse. Ma ormai ho messo nel dimenticatoio quel terribile infortunio. Ho imparato la lezione, ho fatto esperienza. Aiutato dal dottor Costa e da una grande forza di volontà sono tornato a correre ed a vincere. Ecco, l’amore per le moto e il gusto della vittoria sono le molle che mi hanno fatto riprendere e diventare campione del mondo. Biaggi ancora non ha subito un infortunio vero, è per questo che non sa neppure cosa voglia dire lottare per tornare in alto. Questo, nella sfortuna, è un altro mio grande vantaggio. Quando la caduta è drammatica e rischia di diventare tragedia, nel periodo in cui stai uscendo dall’incubo, cambi totalmente. La tua visione delle cose ha un’angolazione al 100% diversa da quella che avevi prima. Capisci veramente il significato di lotta.”

-L’amore per la moto. Cosa sono per lei le corse?

“Sono la vita. Sono quella cosa per cui ogni giorno mi muovo, lavoro, lotto. Io vinco prima di tutto per me stesso, poi per il team ed i tifosi.”

-E la vittoria cosa rappresenta?

“Tutto. Il secondo è soltanto il primo dei perdenti.”

-E per quanto tempo andrà avanti a correre?

“Già all’inizio di questa stagione avevo pensato di smettere. Poi ho ricominciato ed ho visto che ancora mi divertivo. Ma il mio futuro in pista è limitato. Forse smetterò il prossimo anno. Deciderò comunque stagione per stagione.”

-Cosa farà quando smetterà di correre?

“Per un anno intero penserò solo a divertirmi, poi tornerò nel mondo dei motori. Vorrei avere un ruolo importante che mi consenta di aiutare i giovani talenti a fare sport.”

-Se dovesse avere un figlio che le chiedesse di correre in moto, cosa gli direbbe?

“A dieci anni potrei anche metterlo su una moto. Ma non lo spingerei a correre, nè sarei felice se decidesse di farlo.”

-Cinque gare alla fine del mondiale. Quale sarà la più dura?

“Saranno tutte molto difficili, soprattutto quella australiana. Sembra che la corsa di Phillip Island sia stregata per me.”

-Dopo i giudizi che ha dato su Biaggi, forse non sarete più amici.

“Io non sono nemico di nessuno, almeno fino al momento di andare in pista. E poi scuse e bugie le ha messe in giro Max, non io.”

Mick Doohan quella gara l’ha poi vinta ed ha vinto anche quell’edizione del mondiale davanti a Max Biaggi, che a Imola ’98 è arrivato  terzo, preceduto dall’australiano e dallo spagnolo Alex Crivillé.

Che ne pensate? Doohan fu troppo duro, o più semplicemente sentiva la pressione di Biaggi? Scrivete le vostre impressioni QUI.


 

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