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Buell: in SBK per conquistare l'Europa

Il patron: "Sfida dura, ma ci divertiremo. Campionato equilibrato ed ottima vetrina"Erik Buell è il prototipo dell'americano fai-da-te. La sua passione per le due ruote lo ha portato a rivestire contemporaneamente i panni di pilota, meccanico, e studente di ingegneria

Erik Buell è il prototipo dell'americano fai-da-te. La sua passione per le due ruote, per esempio, lo ha portato a rivestire contemporaneamente i panni di pilota (vedi foto), meccanico, e studente di ingegneria all'università di Pittsburgh. Dopo un lungo rapporto professionale con Harley Davidson, il 63enne hall-of-famer della AMA nel 2009 è tornato al timone dell'azienda (con azionisti di maggioranza indiani), ribattezzata EBR (Erik Buell Racing).

Presenza ormai fissa nella AMA, il patron americano ha deciso di misurarsi contro la concorrenza europea ed asiatica nel mondiale Superbike. Non sarà una sfida facile, ma l'inguaribile ottimismo (e competenza tecnica) di Buell ne spingeranno il peso anche nei tratti maggiormente in salita.

"Sarà divertente unirsi alla SBK – ha commentato Buell – La concorrenza è alta, ed affiancheremo il suono della nostra bicilindrica a quello delle Ducati. Facciamo le cose un po' a modo nostro in questa azienda. Non abbiamo mai vinto un GP in AMA, pur ottenendo diversi podi, quindi ci resta molto da imparare, ma siamo tutti entusiasti di questa nuova sfida".

Quando è nata l'idea di fare il grande salto?

"Seguo la SBK da sempre. La prima volta che ne ho parlato con gli organizzatori è stato a Miller Park due anni fa. Ho sempre avuto colloqui positivi con la gestione, si sono dimostrati molto aperti e ci hanno aiutato a connetterci con alcune figure chiave".

Perché passare al mondiale?

"Siamo un marchio prima ancora che una squadra. È importante avere una vetrina su scala globale. E comunque vogliamo mantenere una squadra anche in AMA ed accrescere il rispetto per quel campionato. Era importante per noi cominciare in SBK con piloti che conoscono bene la moto, ma soprattutto americani. La scuola statunitense sforna ancora buoni piloti, vogliamo mandare questo messaggio e continuare a sviluppare il vivaio che ultimamente è uscito di scena".

Che percorso di sviluppo seguirà invece la 1190 RX?

"Partiremo dalla base AMA. La squadra sarà un ibrido tra Italia e Stati Uniti. In Wisconsin stiamo facendo molte prove al banco con il motore in configurazione SBK, e le moto sono in procinto di essere spedite in Italia dove verrà allestita l'officina e completato il lavoro sulle carene. Poi ci aspettano le prime prove in pista, ma non prima di inizio febbraio. Potremmo non riuscire a provare con la squadra al completo prima dei test di Phillip Island".

Per una casa dal vostro volume di produzione, ci saranno problemi a raggiungere il numero minimo (125 inizialmente, 2000 al 31 dicembre dell'anno 2015) di moto prodotte necessario per ricevere l'omologazione?

"Non ci saranno problemi. L'ispezione avverrà a gennaio, 30 giorni prima dell'inizio del campionato".

Userete componenti di serie o, come spesso accade per elettronica e ciclistica, passerete a fornitori esterni?

"Useremo sospensioni Ohlins, con le quali abbiamo esperienza dal momento che la 'vecchia' 1190 RS utilizzava questo marchio, perché non abbiamo tempo per sviluppare le Showa. Stesso discorso per la centralina, che sarà Magneti Marelli, già sperimentata in AMA. In entrambi i casi, non partiremo da zero".

Cosa ti ha fatto propendere per una struttura italiana?

"Conosco Giulio Bardi dai tempi della AMA, è un uomo di grande esperienza. Sia lui che Paolo Carminati hanno già lavorato con Yamaha, sono fortunato ad averli entrambi dalla mia parte".

Che obiettivi ti poni?

"Sono semplicemente contento di potermi misurare in un campionato così diversificato e competitivo. Spero di offrire un bello spettacolo e regalare qualche sorriso al pubblico. Non credo che lotteremo per il podio, ma puntiamo almeno alla Top 10, che a livello mondiale è un risultato di tutto rispetto. Le corse non sono solo vittorie. Correre è un divertimento".

Si tratta di un esperimento o pensi ad un investimento a lungo termine?

"Non sono arrivato fin qui per fare una sola stagione. È una grande opportunità per apprendere nuove nozioni, ed ampliare il mercato del nostro ultimo modello. Come investimento, trovo la SBK più adatta al mio marchio piuttosto che la MotoGP. Abbiamo aperto un piccolo ufficio in Olanda per mettere in piedi una rete di distribuzione in Europa, dove la 1190 RX sarà venduta a partire dall'inizio del prossimo anno".

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