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SBK, I Top e i Flop 2013: Giugliano e Fabrizio

I due gladiatori romani hanno vissuto destini opposti nell'arena SBK

Di Corsaro ce ne sarà sempre uno solo, ma Roma e dintorni hanno sfornato negli anni diversi gladiatori delle due ruote desiderosi di raccoglierne il testimone. Gli ultimi rimasti nell'arena della SBK nella stagione appena conclusa, Davide Giugliano e Michel Fabrizio, hanno però avuto fortune ben diverse, quasi opposte.

Giugliano ha sfruttato al meglio la duttilità dell'Aprilia RSV4 schierata dal team Althea per scalare quattro posizioni nella classifica iridata rispetto al 2012, chiudendo al sesto posto e primo su moto clienti. Fabrizio invece, dopo un entusiasmante terzo posto alla gara d'esordio, non è più riuscito a ripetersi ed ha sofferto diverse vicissitudini, non ultima il cambio di squadra e moto in corsa, che non lo ha aiutato a rilanciare le proprie quotazioni in vista delle fasi cruciali del mercato piloti.

IL TOP – A 24 anni ed alla seconda stagione a tempo in classe regina, Giugliano ha dimostrato anche ai più scettici di potersela giocare con i migliori. Il passaggio da una bi-cilindrica alla quattro cilindri di Noale è stato tutto sommato indolore, e già ad Aragon il romano avrebbe potuto centrare il suo primo podio, non fosse stato per un problema di consumo carburante. Gli "zeri" (sette in totale, troppi) saranno la sua più grande spina nel fianco in un anno dove è stato l'unico "privato" in grado di lottare spesso e volentieri ad armi pari con i piloti ufficiali.

Ciononostante, il numero 34 ha offerto più certezze che dubbi. Le sue doti sul giro secco, sublimate nella pole position ottenuta a Mosca, sono innegabili. L'ex "pischello" aggredisce la pista, conducendo la moto nella danza tra le curve, e non viceversa. Il suo stile non è esente da rischi, e in alcune occasioni le critiche gli sono piombate addosso da ogni direzione, non senza un pizzico di invidia e preoccupazione da parte dei diretti interessati.

Non sono però nemmeno mancate le risposte per le rime. Le più memorabili: le cavalcate di Gara 1 ad Imola, dove fu piegato solo da Tom Sykes, e Gara 2 a Laguna Seca, dove tentò addirittura il sorpasso all'esterno a Laverty all'ultima curva. Come bonus, il sorpasso all'esterno, questa volta riuscito, ai danni dell'irlandese alla curva 1 a Donington.

Il prossimo anno, per la prima volta, Giugliano sarà in una squadra ufficiale. Nei primi test con Ducati ha ottenuto buoni riscontri, ma ogni promozione è accompagnata da maggiori responsabilità. Ora potrà approfittare della pausa per lavorare sull'aspetto mentale. Polso e cuore sono fuori discussione.

IL FLOP – In sella alla quarta moto in altrettante stagioni, Fabrizio non ha trovato la pace dei sensi nemmeno con Aprilia. O almeno, non totalmente. Un peccato, perché il terzo posto nella prima gara dell'anno in Australia (seguito da un solido quarto) sembrava indicare una rinascita agonistica e spirituale per il pilota nato nel 1984 a Frascati. Da lì in poi, tuttavia, il cammino si è fatto rapidamente in salita.

Diversi problemi in qualifica – in diverse occasioni non imputabili a lui – lo hanno tenuto quasi sempre lontano dalle posizioni di prestigio in gara, ma con pazienza ed esperienza l'ex-campione della Stk1000 era comunque riuscito a diventare il punto di riferimento su moto clienti. Diversamente dal caso di Giugliano, Fabrizio non ha quasi mai lottato con i piloti ufficiali, ma ha fatto tesoro del proprio stile pulito puntando sulla costanza.

Con una serie ininterrotta di 19 piazzamenti utili consecutivi, il romano era abbondantemente in lizza per il sesto posto, ma tensioni crescenti con la squadra per questioni economiche (emerse già a Silverstone) ne hanno progressivamente oscurato la stella.

Il passaggio ad Honda come sostituto di Jonathan Rea avrebbe dovuto, teoricamente, servirgli da provino per approdare proprio nel team Pata, al posto di Leon Haslam. L'aver preceduto il britannico, pur senza risultati eclatanti, in cinque occasioni su otto non gli è però bastato ad assicurarsi la sella, tanto che fino a poche settimane fa Fabrizio era ancora incerto sulla possibilità di correre il prossimo anno.

L'offerta last-minute di Grillini per correre con una Kawasaki EVO (ed uno sponsor importante a coprirgli le spalle) non gli consentirà probabilmente grandi exploit nel futuro prossimo, ma rappresenta una carta importante da giocarsi nel 2015 quando l'intero schieramento correrà in questa configurazione.

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