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MotoGP, Top e i Flop 2013: Spagna-Resto del Mondo

Una tripletta e una panchina lunghissima per il gli iberici, solo Rossi salva l'onore dell'Italia

Il motomondiale ha solo due colori, il rosso e il giallo della bandiera spagnola. La tripletta mondiale è stata solo la – scontata – ciliegina su una torta lievitata per tutta la stagione. Un risultato che sorprende in pochi e già ottenuto già nel 2010, quando furono Marquez, Elias e Lorenzo a indossare le corone nelle tre classi. A tutti gli altri non è rimasto che raccogliere le briciole, qualche vittoria di tappa nel migliore dei casi, perché in Moto3 non c’è stata neanche quella.

Un dominio, tanto che a inizio stagione lo stesso Ezpeleta a inizio stagione lanciò l’idea di un limite di piloti per classe in base alla nazionalità. Salvo poi rimangiarsi tutto nel giro di qualche ora. È rimasto un campionato mondiale trasformatosi in un CEV intercontinentale, un lungo derby di 18 gare, dove ogni speranza di sentire un altro inno la domenica pomeriggio era spesso e volentieri vanificata.

Jorge Lorenzo, Marc Marquez e Dani PedrosaTOP: LA SPAGNA – Mica si può accusare la Spagna per essersi trasformata in una fabbrica di campioni del mondo. Avere trovato i soldi e averli investiti per anni è un merito e se il CEV è diventato il campionato nazionale di riferimento non è un caso. Alti montepremi, costi di partecipazione tutto sommato abbordabili e squadre di ottimo livello (sono tanti i tecnici del mondiale che fanno il ‘doppio lavoro’) sono gli ingredienti di una ricetta da chef stellato.

Il risultato non passa solo per dei fuoriclasse di riferimento (come Marquez, Pedrosa e Lorenzo) ma anche per un panchina lunghissima. In Moto2, andato via Marc, oltre al prevedibile Pol Espargaró si sono fatti largo anche Rabat, Terol e Torres. In CRT ci ha pensato l’altro fratello Aleix a mettere in riga tutti (grazie anche all’Aprilia). In Moto3 insieme agli esperti Salom e Viñales è stato della partita anche Rins, e sul finale anche l’altro Marquez – Alex – ha conquistato la prima vittoria. Se non bastasse, a Valencia nei primi dieci avevano anche la ‘pilotessa’ Carrasco.

Certi risultati non sono un caso e neppure centra l’eugenetica, semplicemente sono la dimostrazione che la scuola serve. Invece di criticare il metodo spagnolo, bisogna prenderlo da esempio perché se il monopolio adesso è iberico la colpa non è di quelle squadre o quei piloti, ma di chi in Europa e nel resto del mondo ha pensato che sarebbe bastato vivere sull’onda lunga dei vecchi campioni. Meglio correre ai ripari invece di lamentarsi.

Valentino RossiFLOP: RESTO DEL MONDO – Contro l’Invicibile Armata, solo in tre sono riusciti a vincere qualche battaglia: Valentino Rossi, Scott Redding e Mika Kallio. Non dei debuttanti, ma piloti già navigati, Scott che è il più giovane è già alla sua sesta stagione. Dietro di loro il vuoto, a parte qualche podio per Crutchlow, Bradl, Corsi, Nakagami, Zarco, Luthi, Aegerter, Folger e Oliveira. Una lista brevissima, che abbraccia tutte e tre le classi.

Quando il ruolo di ultimo baluardo è affidato a un pilota sulla cresta dell’onda da quasi vent’anni, bisogna incominciare a riflettere. In casa nostra, Dovizioso è scomparso per i guai della Ducati e Iannone non ha mai veramente brillato. In Moto2, Corsi ha deluso con un paio di podi e ancora peggio hanno fatto Pasini e De Angelis. Peggio ancora è andata in Moto3, dove siamo rimasti a bocca asciutta. Fenati, la promessa della scorsa stagione, ha corso un’annata criptica, Antonelli ha sbagliato troppo, Tonucci non ha regalato nessun guizzo, Bagnaia, Baldassarri e Ferrari (i nostri debuttanti) sono stati delle comparse. Non è una stroncatura, ma la semplice analisi dei fatti, perché correre con la Honda può essere stato uno svantaggio, ma non una scusa. Il talento c’è, ma deve essere ancora finalizzato.

Scott ReddingSe Atene piange, Sparta non ride. L’Inghilterra è sembrata essere la nazione più in forma nelle seconde file. Crutchlow però si è perso lungo il cammino e Redding, l’unico a potere scippare un titolo agli spagnoli, tra guai fisici ed errori ha buttato via una grande occasione. In Germania, Bradl è sembrato un eterno incompiuto, Cortese è scomparso e a Folger è mancata continuità.

Questa la situazione attuale, che non sembra essere destinata a cambiare nel breve periodo, perché un salto generazionale si paga. Però la Rookies Cup e l’europeo sono stati vinti da un ceco, Hanika, e il CEV da un francese, Quartararo. Forse il vento può ancora cambiare.

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