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SBK, I Top e i Flop 2013: Marco Melandri

Sempre tra i piloti di punta, il ravennate ha faticato innanzitutto in qualifica

Il confine tra pilota sfortunato e perdente è sottile, di esempi ne è piena sia la MotoGP che la SBK. Come Dani Pedrosa, uno dei casi più eclatanti è quello di Marco Melandri. Il ravennate ha mostrato a più riprese un talento cristallino ma, nel suo caso, non sono stati tanto gli infortuni ad ostacolarlo, quanto i continui cambi di casacca forzati.

Nel 2013, per la prima volta dal 2007, "Macio" cominciava la stagione in sella alla stessa moto dell'anno precedente. Tuttavia, nonostante diverse dimostrazioni di classe indiscussa, la continuità è stata nuovamente la sua spina nel fianco. Alti e bassi, top e flop, in questo caso vanno di pari passo.

IL TOP – In tre anni in SBK, Melandri ha chiuso la stagione nella Top 3 in due occasioni, con un quarto posto come peggior risultato. Dopo aver lasciato il motomondiale con l'amaro in bocca, il ravennate è stato accolto a braccia aperte da pubblico e organizzatori tra le derivate di serie, dove ha dimostrato da subito la propria classe, ritrovando la necessaria serenità. Dodici le sue vittorie negli ultimi tre anni (inferiore solo a Carlos Checa, 19, e Tom Sykes, 14).

In diverse occasioni, su circuiti di ogni genere ed in qualsiasi condizioni atmosferica, Melandri ha anche saputo anche aggiungere spettacolarità a concretezza. Basti pensare, nel passato recente, alla volata in bagarre a Monza o l'assolo sotto il diluvio di Mosca, imprese degne di un fuoriclasse.

IL FLOP – In gran parte di Melandri anche il merito di aver fatto della BMW S 1000 RR una moto da titolo, tant'è che ad inizio stagione le sue quotazioni erano in rapidissima ascesa dopo il ritiro di Max Biaggi. Che qualcosa però non fosse andato per il verso giusto durante la pausa invernale, lo si è capito fin dalle prime battute. La moto è sensibile quanto difficile da guidare e, e "Macio" ci mette sette gare a infilare il primo centro. Qualche episodio sfortunato – problemi al cambio ad Assen e con una gomma in Portogallo – lo distanzia troppo presto dalla corsa al titolo, un'impresa che lui stesso definisce a più riprese disperata, soprattutto dopo l'annuncio del ritiro della Casa di Monaco dal campionato.

Nonostante tre successi e dodici podi in totale, il ravennate non riesce mai ad avvicinarsi alla vetta della classifica abbastanza da mettere sotto pressione i diretti rivali. A consolarlo, l'aver conquistato la sella dell'Aprilia RSV4 ufficiale con largo anticipo nel mercato piloti.

A ben vedere, molti dei problemi di Melandri sono originati dalle qualifiche. In gara, il ravennate riesce quasi sempre a metterci una pezza grazie ad una grinta ed esperienza che pochi altri possono vantare, ma in tre anni di Superbike ha conquistato una sola Superpole (nel 2011). Nell'ultima stagione, Melandri è partito dalla terza fila o oltre in ben 7 occasioni. Un risultato  deficitario e altamente penalizzante, soprattutto se considerato il formato della gara doppia.

Nel 2014, Melandri affronterà gli avversari in sella alla moto regina indiscussa dal punto di vista dei costruttori. Un'eredità vantaggiosa quanto onerosa, perché gravata di molte aspettative. A rigor del vero, il nuovo regolamento costringerà i tecnici di Noale a depotenziare la moto per utilizzare solo otto propulsori (numero ben inferiore alle medie degli anni passati) ma, in caso di fallimento, molti indici verrebbero puntati prima sul pilota che sulla RSV4 (come già successo quest'anno con Laverty e Guintoli). Riuscirà "Macio" a trovare la concentrazione e motivazione necessarie per laurearsi campione? Lasciate i vostri commenti sulla nostra pagina Facebook.

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