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MotoGP, I Top e i Flop 2013: Dani Pedrosa

L'antieroe della MotoGP ha fallito un'altra volta, velocissimo ma sfortunato. E non solo

Se ci trovassimo in un romanzo, sarebbe il perfetto antieroe. In un fumetto, lo sfortunato protagonista delle più improponibili disavventure. Siamo però in MotoGP e Dani Pedrosa è “solo” un eterno secondo, pilota con il talento e le qualità per diventare campione del mondo senza mai raggiungere quel traguardo. Il fatto di essere alla corte della Honda da otto anni - nella classe regina – e nell’ufficialissimo team Repsol, per di più, non gli è bastato per coronare la sua carriera con quel successo a cui sembrava predestinato.

Calimero o Paperino a volte viene chiamato, ma questi nomi non rendono giustizia al suo talento. E di sfortuna non si può solo parlare perché ci dev’essere un altro motivo se l’eterna promessa non si è mai trasformata in realtà.

Dani PedrosaIL FLOP – E’ la terza volta nella sua carriera, che Dani vede il suo compagno di squadra alzare la coppa di campione del mondo a fine stagione. Prima Hayden, poi Stoner e ora Marquez. Di tutti, questo probabilmente è stato il momento più amaro: non è stato battuto solamente da un suo connazionale, ma da un debuttante. Senza togliere neppure un briciolo di merito a Marc, Pedrosa non è stato in grado di tenergli testa fin dall’inizio e non per velocità. Il pilota di Sabadell ha giocato sempre di rimessa, aspettando. Come se dovesse essere il tempo a dargli ragione e non il risultato immediato in pista.

Invece di attaccare Marc, lo ha subìto. Se tecnicamente Dani è uno dei piloti più perfetti, il piccolo diavolo di Cervera si è dimostrato dall’inizio sporco nella guida e cattivo nei sorpassi. Il suo opposto, ed ha avuto la meglio. Se Pedrosa lo scorso anno aveva perduto il titolo togliendosi la soddisfazione di essere il pilota ad avere vinto di più – 7 GP – in questa stagione si è fermato a tre, con un digiuno di dieci gare che è durato tutta la parte centrale della stagione.

A questo si aggiungono l’errore – suo – al Sachsenring, con il conseguente infortunio alla spalla, e la sfortuna di Aragon, con il cavo del controllo di trazione tranciato in seguito a un lieve contatto con il compagno di squadra. La matematica dice che ha perso il titolo per 34 punti, ma in realtà Dani non è mai sembrato essere veramente in lizza. Troppo arrendevole nei momenti decisivi della stagione, non ha mai fatto vedere quel guizzo, quel colpo di genio, che mostrano di che pasta sia fatto un campione. Di lui si dice che vinca quando non serva a nulla e nel 2013 è difficile dare torto ai suoi detrattori.

Dani PedrosaIL TOP – Pedrosa ha comunque diritto ad un “avvocato di ufficio” perché sarebbe ingiusto non riconoscergli i meriti che ha. Su 19 gare, in questa stagione, è arrivato sul podio 13 volte e ha portato a casa due pole position. In quasi ogni Gran Premio, Dani è un cavallo su cui puntare, anche quando nelle prove sembra essere perso. Lorenzo ha corso al suo meglio, Marquez ha incantato, Pedrosa è stato sempre con loro.

Sono gli avversari a riconoscergli per primi i suoi meriti e non si può non sottolineare come la sfortuna sembri sempre guardare da un’altra parte quando c’è di mezzo lui. L’infortunio in Germania è stato frutto di una leggerezza, la caduta di Aragon di un’eventualità a cui neppure i precisissimi ingegneri della Honda avevano mai pensato. La storia non si fa con i “se” e con i “ma”, però resta il fatto che Dani sembra la prova vivente della validità della prima Legge di Murphy: se qualcosa può andare male, lo farà.

Davanti a lui ha ancora un anno di contratto con la HRC, un’altra stagione sulla moto delle meraviglie. Nel box non ci sarà più il mentore Puig, spesso additato come un limite più che come un aiuto. Un’ultima (forse) possibilità, per fare vedere che anche gli eroi tristi a volte sorridono. Non gli manca niente per scrivere il lieto fine a una storia lunga e sfortunata, sperando che non manchi l’inchiostro all’ultima riga.

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