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MotoGP, Rossi: voglio correre, ma per vincere

"Burgess mi ha dato ragione, dovevo cambiare. Ho bisogno di qualcuno che ci creda"

Valentino è seduto a un grosso tavolo di legno, la tuta è sporca di fango, le mani intirizzite ma il sorriso non è rovinato dal freddo e la neve di poco prima. Rossi è al Ranch, aperto per la prima volta ai giornalisti, il suo regno. Ha fatto qualche giro con i piloti della sua Academy, Fenati, Bagnaia, Antonelli, Migno, Bulega. Qualche traverso, incuranti dell’inverno che ha fatto la sua comparsa a Tavullia. “Col bel tempo è più divertente e spettacolare – l’unico rammarico – Qui è dove è partito tutto, a iniziare dall’idea dell’Academy, nata per dare una mano a qualche nostro amico. Poi, da lì, è arrivata la squadra”.

Era un progetto che avevi in testa da tempo?

“Al contrario, non ci pensavo proprio, soprattutto così presto. L’abbiamo fatta grazie a Sky, era un’occasione importante e l’abbiamo colta. Io, però, continuerò a fare il pilota, rimarrà un passatempo. Mi sto divertendo molto con questi ragazzi, anche quando giriamo qui al Ranch”.

Fino a quando continuerai a essere un pilota? Hai dichiarato che le prime sei gare della prossima stagione saranno fondamentali per il tuo futuro.

Quell’intervista l’ho rilasciata un mese fa e stranamente è uscita proprio ieri. È sempre facile strumentalizzare un frase isolandola dal contesto. Non ho detto nulla di nuovo, voglio continuare a correre ancora per altri due anni dopo il prossimo. Per farlo, però dovrò essere in grado di lottare per le posizioni che contano, essere competitivo”.

Perché proprio sei gare?

Non so come sia uscito quel numero. Forse perché intorno a giugno, dopo 6 o 7 Gran Premi, si incomincia a parlare della stagione successiva”.

Per fare quel passo avanti hai puntato su Galbusera.

Avevo bisogno di un cambiamento e sono contento dell’arrivo di Silvano. Il primo test è andato bene, vedremo a febbraio”.

Intanto Burgess ha dichiarato che sarebbe addirittura la tua incolumità se continui a correre.

Non ho letto quell’intervista, ma se Jeremy lo ha veramente detto mi ha dato ragione per il cambio che ho fatto. Ho bisogno di qualcuno che ci creda veramente, quando scendi in pista l’unica cosa importante è essere veloci”.

Pensi che il vostro divorzio sia arrivato troppo tardi?

No, volevo fare una stagione in Yamaha con Jeremy”.

Ritorniamo alla tua squadra in Moto3, qual è l’obiettivo per la prossima stagione?

“Il primo è quello di formare i giovani piloti, aiutare chi se lo merita. Per una precisa scelta, sia nostra che di Sky, lavoreremo solo con italiani, sia per quanto riguarda il team che l’Academy. Vogliamo essere una squadra di buon livello e credo che Romano, con la moto giusta, possa puntare a vincere delle gare, ha già fatto dei buoni risultati in passato. Pecco, invece, deve essere messo solo nella condizione di esprimere tutto il suo potenziale”.

Non sono gli unici piloti che faranno parte del ‘gruppo’.

Saremo impegnati anche nel CEV, dove correranno Andrea Migno, mio fratello Luca e Nicolò Bulega. Franco Morbidelli farà invece il mondiale in Moto2 e poi c’è anche Niccolò Antonelli che viene spesso ad allenarsi qui con noi”.

Il team è anche un investimento dal punto di vista economico?

Non credo che ci guadagnerò, l’obiettivo è quello di non perderci (ride). La definirei una scommessa, nata come tutte le altre cose, per divertimento”.

Quando ti ritirerai ti vedi più imprenditore o team manager?

“(ride) Difficile rispondere, direi supervisore”.

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