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MotoGP, Capirossi: dal rischio alla prevenzione

L'ex iridato, ora in Giuria di Gara, parla della guida al limite...e di cosa ne pensa

Quando non andava ancora di moda essere ‘giovani fenomeni’, un italiano lo diventò per primo. Era il 1990 e a soli 17 anni Loris Capirossi vinse il mondiale della 125 con una Honda.

Fu un fatto epocale, perché all’epoca non si iniziava a correre così presto, né tantomeno a vincere. A quel primo titolo Loris ne aggiunse subito dopo un altro, nella stessa categoria. Poi passò in 250 e vinse di nuovo.

Ventidue anni di carriera - 328 Gran Premi disputati, 29 vinti, 99 podi, 41 pole position - costellata sì di successi ma anche di incidenti. Superati tutti con una grinta che, nel tempo, gli ha procurato il soprannome di ‘Capirex’.

Loris, aggressivo come un tirannosauro.

Ironia del destino oggi, dopo il ritiro, a 40 anni, Loris fa parte dei quattro che nella Direzione di Gara debbono decidere sul comportamento dei piloti in pista.

Un ruolo che, proprio nel GP Generali di Valencia, assume una importanza particolare visti i momenti particolarmente ‘caldi’  accaduti in pista fra Jorge Lorenzo,  Dani Pedrosa e Marc Marquez.

“Ogni volta che parlo di sicurezza, oggi – confessa Capirossi invitato a parlare da Generali  – sorrido. Non posso dimenticare, infatti, che all’inizio della mia carriera si gareggiava su circuiti pericolosi e le curve erano protette, si fa per dire, con balle di paglia. Poi è arrivata la Dorna con Carmelo Ezpeleta e si è iniziato a parlare di sicurezza,  protezioni. Fino a discutere, oggi, della grandezza dei sassi nelle vie di fuga. Un balzo in avanti epocale”.

Certo, le condizioni ai tuoi esordi erano diverse. Ma non solo in pista, anche voi avevate una certa attitudine al ‘corpo al corpo’.

“Certamente. Ricordo ancora certi duelli con Doriano Romboni. Ci prendevamo a carenate per tutta la gara ma alla fine, sul podio, ridevamo come matti ricordando l’un l’altro i colpi che ci eravamo dati!”

Vi facevate anche i complimenti per questo. Oggi non sarebbe più permesso.

“La logica attuale è ovviamente più restrittiva,  ma anche le moto attuali sono più veloci, anche se i tracciati sono più sicuri”.

Da pilota, e non da giudice, come giudicheresti certi recenti contatti fra Jorge, Marc e Dani?

“Mah, ragionando ancora da pilota io li passerei tutti, perché le competizioni sono così, ma ovviamente oggi la situazione è diversa: sono uno dei quattro e con me c’è anche Franco Uncini, ex iridato della 500 nel 1982. Le decisioni vengono prese in modo collegiale. Le pesiamo molto proprio per proseguire nella strada della sicurezza”.

Dalla pista alla strada. Oggi si vendono moto con prestazioni fantastiche.

“Una ‘mille’ di oggi va più forte di una 500 ufficiale degli anni ’90, nelle mani di un buon pilota. Per questo ogni volta che si guida bisogna proteggersi adeguatamente e…ricordarsi di accendere il cervello. Se poi si ha voglia di correre, c’è sempre la pista!”.

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