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MotoGP, La FIM ancora nell'ombra della Dorna

SBK, Moto2, quattro GP in Spagna: tutte le lotte di retroguardia di Vito ippolito

Il motomondiale si sta muovendo in acque agitate - non solo metaforicamente in Giappone – ed è in cerca del suo futuro. Dorna negli ultimi anni ha fatto diverse mosse, come l’abbandono dei due tempi nella classi ‘minori’ con la creazione di Moto2 e Moto3 e l’introduzione delle CRT in MotoGP. Non tutte si sono rivelate azzeccate e le critiche non sono mancate. Ogni scelta dovrebbe essere stata fatta sotto l’egida della Federazione Internazionale, che però è sembrata spesso giocare solo il ruolo di comparsa. A Motegi, il suo presidente, Vito Ippolito, si esprime positivamente sul futuro prossimo, quello che vedrà in pista le moto Open, i prototipi di serie.

Presidente, era un cambiamento necessario?

Assolutamente. Era atteso, dalla nostra parte, già da sette od otto anni. Le Case hanno giocato troppo al rialzo, soprattutto per quanto riguarda i costi, prendendo una strada sbagliata. Certi investimenti non sono più sostenibili. Come Federazione dobbiamo avere una visione a lungo termine, di almeno 10 anni. Ne parlavamo da tempo con Dorna e Case”.

Il discorso è solo economico?

E’ un aspetto fondamentale, non possiamo pensare a un campionato che abbia costi che non può reggere. Ci sono Case che hanno speso tanto e poi se ne sono andate, penso a Kawasaki e Suzuki. Già nel 2008 avevamo messo sul tavolo il problema. Gli spettatori vogliono gare combattute, spettacolari, non importa se le moto siano più lente di due secondi”.

Come vede la MotoGP fra dieci anni?

Mi immagino moto con una tecnologia più livellata e quindi mezzi più competitivi alla portata di tutte le squadre. Già nel 2008 parlavo di ‘prototipi di serie’, le vecchie moto ‘clienti’ per intenderci”.

Perché non si è arrivati prima a questa soluzione?

Per la resistenza delle Case. Capiamo che loro spingano sullo sviluppo, ma quando è fine a se stesso diventa inutile. Avevo anche proposto loro di vendere i propri motori, ora stiamo riuscendo a covincerle, basti vedere gli esempi di Honda e Yamaha. Non sarà un passaggio facile o indolore, ma riusciremo a farlo”.

Problemi ci sono anche nelle classi minori, le Moto3 hanno raggiunto costi proibitivi.

“Lo sappiamo. Per me anche 100 o 150mila euro per una moto sarebbero troppi. La Moto3 deve essere una classe dai costi ‘popolari’, quella di accesso per i giovani. Ci sono scappatoie regolamentari che vanno corrette”.

In tanti storcono il naso anche per il monomotore in Moto2, si cambierà questa regola?

“La Moto2 è stata la soluzione immediata al problema della 250. Una classe che era diventata un monomarca di fatto (perché oggi cos’è la Moto2 N.d.R.) con costi altissimi e poche moto sullo schieramento. La formula del motore unico e del telaio libero è stata azzeccata , abbiamo molti partecipanti e spettacolo. Però stiamo lavorando su dei cambiamenti che arriveranno in un futuro non lontano, ma non posso anticipare niente”.

Altro problema è quello del calendario, sta arrivando il Sud America, ma in Spagna ci sono ancora quattro Gran Premi.

Stiamo lavorando anche sull’Est, potrebbe essere possibile l’arrivo dell’Indonesia o dell’India, anche se per questa ci sono problemi di natura logistica. Avere quattro GP in Spagna è un fatto epocale, ma per ora mantengono il successo per quanto riguarda il pubblico. Penso che se arriveranno altre tappe, Dorna saprà rinunciare ad almeno una nella penisola iberica”.

Un’accusa che viene fatta alla FIM è quella di giocare un ruolo di comparsa, di subire i cambiamenti.

E’ vero, negli anni ’90 non siamo stati molto presenti come Federazione ma negli ultimi anni la situazione è cambiata. Per me il problema non è di ‘potere’ ma di formazione e preparazione. Abbiamo continuato ad avere l’ultima parola sui regolamenti, ma avevamo bisogno di formare dei quadri capaci per raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo. Non voglio dare una risposta politica, ma posso assicurare che nei prossimi anni si vedrà una presenza maggiore nelle varie aree. Abbiamo giovani validi e in alcuni campi, come quello medico, siamo già un riferimento”.

Passiamo alla SBK, anche lì si prospettano cambiamenti importanti per il prossimo anno.

Arriveranno le ‘Evo’ e anche questa rivoluzione era da fare sei o sette anni fa. La SBK stava andando verso un baratro, allontanandosi dalla sua essenza. Ci vorranno tre o quattro anni per un cambiamento decisivo, ma siamo sulla giusta strada. Eravamo arrivati a costi e tecnologie improponibili per quella serie. Io penso che il giusto compromesso non siano moto stock ma simili a quelle, per esempio, usate nell’Endurance. Vicine al modello di serie. Scherzando, a volte ho detto che la SBK vuole fare la MotoGP, la MotoGP la Formula 1 e la Formula 1 andare sulla luna. Un atteggiamento del genere non è possibile per nessuno”.

A volte si parla di unire i due campionati, è uno scenario ipotizzabile?

Se ne è parlato, ma non mi sembra realizzabile. Secondo me, le due serie hanno personalità e pubblico diverso e possono tranquillamente convivere, ognuna coi suoi spazi”.

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