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MotoGP, Suppo: caso Marquez? Capitolo chiuso

Un errore di comunicazione ingenuo e un rischio inutile a Phillip Island: "la colpa è solo mia"

Quell’episodio è chiuso e appartiene al passato, non ha più senso continuare a parlarne”. La versione di Livio Suppo è chiara nel paddock di Motegi, dove gli echi dell’errore ai box di Phillip Island continuano a risuonare. Quello accaduto durante il pit stop è stato un errore ingenuo oltre che un rischio inutile. Marquez non aveva bisogno di vincere quella gara e aveva un passo migliore. Gli sarebbe bastato seguire Lorenzo, rientrare nello stesso momento e continuare a controllarlo da vicino. Anzi, il cambio moto poteva essere un’altra arma a suo favore, visto la rapidità con cui saltava da una all’altra.

Invece, tutto è andato storto. Il video del fattaccio (visibile QUI) mostra che lo sbaglio era stato capito subito da una parte della squadra (quella italiana), con Gabarrini protagonista di un gesto eloquente, ma non dall’altra, la spagnola. L’errore è stato di comunicazione, i meccanici non hanno segnalato a Marc che avrebbe dovuto fermarsi. La tabella esposta riportava ‘L1’, come confermato dal pilota stesso, e non la scritta ‘box’ o ‘in’, come quelle di Pedrosa e Lorenzo.

La responsabilità è solo mia, non ha nessun senso puntare il dito contro uno o l’altro. Siamo una squadra e io il capo, quindi la colpa è solo mia” riconferma Livio Suppo. Il capitolo per il team principal è chiuso e la sua posizione è condivisibile. L’episodio di Phillip Island ha già fatto perdere 25 importantissimi punti in campionato e le polemiche che sono seguite sono un altro elemento di disturbo quando mancano appena due gare alla fine.

È normale, oltre che giusto, che Suppo faccia da scudo a squadra e piloti. Certamente le sue colpe sono diverse, i team dei due piloti lavorano in autonomia e il manager italiano ha commesso l’errore di fidarsi troppo e sicuramente ha imparato molto dalla lezione. La reazione di Marquez, quando il capotecnico Santi Hernandez (che si era messo prima le mani fra i capelli) gli ha comunicato di avere cambiato la moto in ritardo, è chiara. Il pilota si è fidato e si è ritrovato vittima inconsapevole di un errore di altri. O le regole non sono state capite, o si è deciso per un'interpretazione al 'limite', tutto per avere gomme leggermente più fresche per il finale. Il vantaggio che ne sarebbe arrivato sarebbe tutto sommato inutile, visto che, come riconosciuto da Jorge, il passo di Marquez era migliore del suo e soprattutto il catalano non aveva nessun bisogno di vincere quella gara, ma gli sarebbe bastato controllare il più diretto avversari.

Gli antichi greci avrebbero parlato di 'hybris', tracotanza, superbia. Forse, più semplicemente, troppa sicurezza. Da più parti, si è insinuato che la ‘parte spagnola’ della squadra, gli uomini voluti da Marc, stia avendo troppo potere all’interno. L’uscita di tre tecnici italiani il prossimo anno, per far posto ad altrettanti meccanici che il pilota aveva in Moto2, sembra esserne una conferma. Lo stesso Marquez aveva confermato in Australia che la decisione sulla strategia era stata presa in una riunione con Hernandez e Alzamora. Ma la situazione è destinata a cambiare.

Né Suppo né Nakamoto possono essere contenti di quanto successo. Il controllo sulle prossime mosse adesso sarà più attento. Quello di Phillip Island è stato un episodio, ma il cui costo è stato salato. Non coinvolgere, probabilmente, nelle decisioni tecnici molto esperti come quelli italiani un primo errore.  Non coordinare le due squadre un altro. Un regalo inaspettato per Lorenzo, che è riuscito ad avvicinarsi pericolosamente a Marquez in classifica.

L’errore andava spiegato in tutti i suoi particolari? In Honda hanno deciso di no. I colpevoli non avranno mai un nome. Decisione magari opinabile, ma necessaria per riportare il clima interno sotto i livelli di guardia. Motegi, complice il tifone in arrivo, potrebbe essere un altro round caldo per la strategia ai box. Vedremo se la lezione è stata imparata.

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