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MotoGP, Australia: il Bello, il Brutto, il Cattivo

Quel che è successo in pista e fuori a Phillip island commentato due giorni dopo

Il circo della MotoGP ha aperto il suo tendone sotto il sole di Phillip Island. Ne sono usciti giocolieri, ballerine e soprattutto clown. L’isola che era di Stoner, è diventata dominio spagnolo, ma soprattutto la Caporetto delle gomme. Bridgestone e Dunlop hanno fatto vedere di cosa sono capaci, ma in negativo. Dagli errori si impara, ma bisognerebbe incominciare a dimostrarlo. Il Mondiale si riapre, la MotoGP scopre una nuova formula di gara. Lo spettacolo non è mancato, ma il biglietto di ingresso è stato troppo alto.

IL BELLO – Mancano solo due gare alle vacanze invernali e nessuno dei tre titoli è ancora deciso. Da 5 a 18 punti, la distanza minima e massima dei primi due contendenti. Ancora 50 punti da assegnare, un rush finale da vivere in apnea, senza troppi calcoli o strategie. Motegi e Valencia saranno due round che esaudiranno e infrangeranno sogni. Niente di meglio, prima del letargo.

IL BRUTTO – La Direzione Gara non riesce mai a fare un weekend senza finire dietro alla lavagna. Rincorre la Bridegestone, cambiando regole e distanze a ritmo impressionante. C’è in ballo la sicurezze e va bene. Poi in gara si dimostra impreparata e timorosa come uno scolaretto che invece di studiare ha giocato il giorno prima a pallone con gli amici. Bisogna aspettare tre giri prima di una bandiera nera che era scontata per tutti. Il contatto tra Marquez e Lorenzo non è neanche messo sotto investigazione. Chi decide il corso delle gare dovrebbe avere in pugno la situazione, non subirla.

IL CATTIVO – Il monogomma secondo Bridgestone e Dunlop è un monopolio che serve solo a prendere molto e dare poco. Lo sviluppo è ormai fermo, i piloti si lamentano e nessuno li ascolta, gara e campionato vengono decisi dal lassismo di due fornitori. Benvenuti nel motomondiale, che si può paragonare alla Formula 1 solo per gli pneumatici inadeguati.

LA DELUSIONE – Scott Redding aveva provato già più volte a perdere un Mondiale e finalmente ci è riuscito. Un polso rotto e un ricovero in ospedale, ed Espargaró si è visto catapultato in un sogno. Come se non bastasse, una gara incolore di Rabat lo ha fatto salire direttamente al settimo cielo. Successo meritato e anche fortunato.

Wayne Gardner, Mick Doohan e Casey StonerIL SORPASSO – Sulla linea del traguardo e 3 millesimi che valgono cinque punti. La vecchia volpe Salom e il giovane puledro Rins sono i due volti della Moto3. Intelligenti e veloci, svettano nella bagarre e costruiscono strategie perfette. Mancano solo due GP e il distacco fra loro è praticamente azzerato. Vinca il migliore, ma non è facile capire chi sia.

LA CONFERMA – A volte la buona stella deve ricordarsi di brillare, ma Jorge Lorenzo è sempre al posto giusto per raccoglierne la luce. Senza l’errore di Marquez, staremmo parlando di un altro mondiale e di una sconfitta. Invece il maiorchino ha fatto diventare possibile l’impossibile. Mai vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso.Andrea Iannone davanti alle altre Ducati

LA SORPRESA – Ci ha messo un po’ ma finalmente la prima soddisfazione è arrivata. A Phillip Island Andrea Iannone ha portato a casa il migliore risultato della stagione. Ottavo e secondo nella Coppa Ducati. Un piccolo bonbon in una stagione altrimenti amara. Serve al morale di squadra e pilota, in attesa di tempi migliori.

L’ERRORE – Se Marquez perderà il mondiale, buona colpa l’avrà la sua squadra. L’errore di calcolo è la versione ufficiale, ma sembra quasi incredibile. Più probabile che il guaio sia successo al muretto con una segnalazione sbagliata. Suppo si prende il peso dell'errore sulle spalle, come dev’essere, ma il colpevole sembra altrove. In un caso o nell’altro, la situazione non cambia. Una domenica nera, dove chi era ai box non è stato all’altezza del pilota.

LA CURIOSITA’ – Dolce e cara Australia. Il costo della vita nel Paese dei canguri non è per nulla basso, ma nel paddock farebbe fatica anche qualche sultano. Per un ufficio di poco più di 10 metri quadrati il conto era di 8mila 500 euro per il fine settimana, arredamento a parte. Poi dicono che il motociclismo non è un business.

IO L’AVEVO DETTO – “Il flag-to-flag? Non l’ho mai fatto, penso sarà interessante vedere come ognuno gestirà il pit stop”. La curiosità di Marc Marquez è stata esaudita, ma forse avrebbe preferito rimanere nell’ignoranza.

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