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MotoGP, Stoner diventa leggenda "e non tornerò"

"Marquez? Deve avere più rispetto fuori dalla pista. Wild card? Non abbastanza test"

Casey Stoner è arrivato nel paddock di Phillip Island la mattina presto, intorno alle nove ed è entrato nel box. Non più il suo, ma quello di Marquez dove ha potuto rincontrare la sua vecchia squadra, quella che il giovane spagnolo ha ereditato. Dopo è incominciato il ‘lavoro, le foto di rito con Doohan e Gardner, prima di diventare ‘una leggenda’. Carmelo Ezpeleta gli ha infatti consegnato la targa che lo mette fra i grandi del motociclismo e gli dà il titolo di ‘MotoGP Legend’.

È uno Stoner sorridente e rilassato quello che riceve il premio, “è un piacere e un orgoglio” commenta nel suo luogo preferito, quella pista che lo ha visto trionfare per sei edizioni di seguito. “Nei primi anni non mi piaceva neppure – ricorda – Poi quando sono passato alla MotoGP le cose sono cambiate, ho incominciato a trovarmi bene fra queste curve e rettilinei veloci. È stato bello impararne tutti i segreti”.

Più di uno avrebbe scommesso di rivederlo in pista per questa occasione, magari come wild card. “Un po’ mi dispiace non poter correre su questa pista – ammette – Ma preferisco non sentire addosso la pressione e lo stress della gara. Avevamo parlato della possibilità di venire come wild card lo scorso anno, quando discutevamo anche dei test. Però quest’anno ho passato troppo poco tempo in moto, non sarei stato competitivo. Non era una possibilità realistica, la abbiamo accantonata tempo fa”.

Casey Stoner e Carmelo EzpeletaIl nuovo Casey sta bene a casa, “sono felice, passo tempo con la mia famiglia è un sogno che si avvera, dopo tanto tempo in giro per il mondo”. E adesso che è una ‘leggenda’ forse il suo ritorno è proprio impossibile. “Lo escludo assolutamente, soprattutto in questo momento – dice col sorriso – Non mi è mai capitato di vedere una gara in tv e pensare che mi sarebbe piaciuto essere in pista. Anche perché non ne ho vista quasi nessuna, sono sempre in aereo, in viaggio”.

Programmi non ne vuole fare, “il prossimo anno voglio avere più tempo per me e la mia famiglia, sono stato troppo occupato fino a ora – continua – Quando sarà tranquillo sarà più facile fare programmi”. Intanto ha trovato il tempo per scrivere un’autobiografia. “E’ strano trovarsi a parlare di se stessi – spiega il canguro – ma volevo ricordare tutte quelle persone che hanno sacrificato qualcosa per me”. Quando si è ritirato aveva detto di non lasciare niente a questo mondo, “ho un po’ cambiato idea, ci sono persone che hanno un bel ricordo di me, altre meno. È normale che ognuno abbia la sua opinione”.

Impossibile poi non chiedergli di Marquez, il fenomeno che ha ereditato la sua squadra e la sua moto. “Sta facendo un fantastico lavoro, è sempre più veloce, veramente incredibile – commenta – Non giudico la sua guida, certi episodi in gara ci stanno, ma fuori dalla pista, con le parole, dovrebbe mostrare più rispetto parlando di quello che succede”. Il Kanguro è cambiato, ma non troppo. Neanche da ‘pensionato’ ha perso la sua schiettezza.

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