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Test Harley Davidson: non solo highway

LA PROVA Un progetto chiamato Rushmore, e nuovi modelli di Milwaukee provati su strada

Se doveste trovarvi negli Stati Uniti in vacanza o per lavoro, alla ricerca di voi stessi o semplicemente di paesaggi unici al Mondo, oltre alla Statua della Libertà, al Gran Canyon o alle cascate del Niagara, esiste un posto nel Sud Dakota che merita di esser visto. Un luogo simbolo per ogni americano, posto sul massiccio montuoso delle Black Hills; si tratta di un complesso scultoreo, un'utopia realizzata, in grado di rappresentare i volti dei presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln: il monte Rushmore.

La montagna deve il suo nome all'avvocato newyorkese Charles Rushmore che sovvenzionò la scultura con 5000 dollari, realizzata dallo scultore Gutzon Borglum e dal mastro carpentiere italiano Luigi Del Bianco. Un simbolo, un effige della storia a stelle e strisce. Letteralmente inoltre, Rushmore si può tradurre con lo slogan "correre di più".

PROGETTO RUSHMORE - Una filosofia fatta propria da un altro dei simboli americani, l'Harley Davidson, che ha voluto creare un vero e proprio "Progetto Rushmore" che ha incluso quattro modelli -  Road King Classic, Street Glide, Ultra Limited e Electra Glide Ultra Classic - e che si pone come un ulteriore passo in avanti a livello di proposta per il pubblico. Proprio il pubblico è stato il nodo del progetto. La volontà era acclarata: soddsfare le richieste pervenute a Milwaukee, ascoltando giudizi ed opinioni di clienti e concessionarie. Non solo modifiche di dettaglio, ma migliorie tecnologiche e progettuali per il mondo del turismo, con l'introduzione di sistemi di infotainment con anche funzione di Bluetooth e navigazione Gps; inoltre, ecco i fari anteriori a led Daymaker, una nuova carena con apertura Split Stream e, sopratutto, il gruppo motore Twin-Cooled High Output Twin Cam da 103 pollici cubi.

Una grande novità, con l'introduzione del raffreddamento a liquido nella zona delle testate, gestito dai due radiatori mimetizzati nella carenatura paragambe; prestazionalmente il motore offre un maggior rapporto di compressione ed una migliore efficienza termodinamica, senza dimenticarci il rispetto dei vincoli normativi antiquinamento. Non finisce qui però, perchè a livello di sicurezza, ecco il sistema di frenata integrata sulle pinze di casa Brembo con la centralina Bosh. A livello di ergonomia, ecco le valigie laterali con apertura “one touch”, con una capienza pari a due caschi integrali.

E' con lo spirito del pistaiolo prestato a questo mondo che prendo il casco, mi infilo il giacchetto e cerco di entrare, in punta di piedi, all'interno di un vero e proprio mondo, di uno stile, di una realtà che punta forte alla libertà di viaggiare senza compromessi. Si perchè chi ama le Harley non è un fan di "Sons of Anarchy" dell'ultimo momento, è un radicale e non accetta troppi compromessi, non si interessa al fatto che esistano magari moto più leggere, più prestanti ciclicamente, o in grado di tracciare nuovi dettami e prestazioni. Chi ama le Harley segue la via delle Harley. Vuole sentire il clang dell'innesto della marcia che batte sul metallo.

ROAD KING CLASSIC - In questa uggiosa mattinata milanese, all'interno della Sede Harley Davidson, ci infiliamo il casco e montiamo in sella alla touring d'accesso della casa di Milwaukee, la Road King Classic. Questa è stata oggetto di una profonda e capillare rivisitazione estetica, che ha portato ad una rivisitazione dei profili e delle linee. Ora il tutto è più armonico. Da profani, non lo neghiamo, ha il classico fascino da Chopper, con le borse in pelle, il profilo accomodante ma massiccio di quello che è l'elemento stilistico di base: il gruppo serbatoio-sella. Certo, dopo esser scesi da una 899 Panigale, la triangolazione braccia-busto-gambe non risulta essere il massimo della comodità, in special modo per chi supera a fatica i 170 cm di altezza. Ciò nonostante, la seduta è decisamente comoda. Inizialmente può spiazzare un poco, con le gambe protese in avanti.

Lo ammettiamo, ci troviamo leggermente in difficoltà da fermi e nelle manovre a bassissima velocità, ma il baricentro molto basso ci aiuta non poco. Dobbiamo però capire, ed insinuarci con rispetto in questo mondo fatto di tante, tantissime vibrazioni da fermo. Una volta presa la mano però, e assecondate le sue esigenze, si rivela una moto piacevolissima da guidare. Ora capiamo un poco di più gli americani: in autostrada e nelle lunghe tratte in stile high-way, la moto non stressa chi guida, risulta essere rilassante, grazie anche al cupolino che devia bene i flussi d'aria. Grazie alla ruota anteriore da 17 pollici poi, questa Road King Classic dimostra buone doti dinamiche, e permette, nonostante le dimensioni ed il baricentro basso, di affrontare passi di montagna con disinvoltura. Bisogna capirla questo è indubbio: si guida di motore, e bisogna far accompagnare il manubrio ad interno curva.

Resettiamo il cervello quindi, e affrontiamo le curve tra i paesaggi piemontesi acquisendo sempre più confidenza, nonostante un manto stradale degno delle peggiori prove mondiali: umido e tappezzato di foglie e brecciolino. Cerchiamo di spigolare ed uscire di motore, fidandoci della forcella anteriore da 49mm. Certo, il posteriore è abbastanza secco nelle reazioni, e le sconnessioni e le buche si avvertono. Abbastanza comoda la piccola strumentazione multifunzionale posta sul serbatoio, anche se è un pò scomodo il fatto che il sensore lavori comparando la velocità - prendendo l'informazione dal sensore del contachilometri - con i giri motore "ipotizzando" la marcia inserita. Questo comporta che, ogni qualvolta si tiri la frizione, la marcia sul piccolo monitor scompaia. Molto bella e tradizionale invece la strumentazione tradizionale. Ergonomici i comandi al manubrio, con la freccia destra e la sinistra poste sui dui lati del manubrio.

Insomma, la la Road King Classic è la "classica" Harley Davidson. Dinamicamente pesante, ma il baricentro basso permette di "muoverla" con le anche più che con le braccia. Ciò nonostante, una volta capita, risulta quasi "leggera" nelle curve ad ampio raggio. E' vero, dobbiamo capirla, assecondare la sua inerzia, assecondare il manubrio che tende a spingere verso l'interno, ma è indubbio che non è quel pezzo di metallo che gli "anti-harley" hanno sempre raccontato. E' una moto piacevole da guidare, perfino agile nonostante la sua mole. Inoltre, sentire il suono del metallo è veramente un'esperienza nuova ed esaltante. Prezzo a partire da 23.300 euro.

ELECTRA GLIDE ULTRA LIMITED - Lo ammettiamo. Siamo stati arroganti. Una volta scesi dalla Road King abbiamo pensato di poter emulare oramai tranquillamente le gesta di Jackson "Jax" Teller di "Sons of Anarchy". Almeno, finchè non ci hanno proposto di guidare la Electra Glide Ultra Limited. Grande, grandissima per noi piccoli tester, ma sopratutto pesantissima: 911 libbre, ovvero 413 kg. Superata però la difficoltà iniziale di...sollevarla dal cavalletto, non possiamo fare a meno di ammirare questo modello top di gamma, dotato di doppia colorazione, sistema di navigazione con mappe GPS integrate, controllo vocale in nove lingue. E' una moto letteralmente esagerata! Lo ammettiamo, ci sentiamo quasi inadeguati, smarriti, con un vero e proprio salotto su due ruote, con sotto il bicilindrico a polvere nera e con coperchi valvole cromati in grado di erogare 138 Nm di coppia a 3.750 giri.

Una sensazione di smarrimento che, una volta partiti, quasi per magia scompare. La frizione è letteralmente di burro, il motore ha tanta coppia, ma al contempo è ben gestibile con un filo di gas e, sopratutto, la moto si lascia guidare quasi fosse una naked carrozzata. Non è un chopper ma, anzi, qua si può parlare di vere e proprie doti dinamiche tra i passi di montagna. Premessa: questo è un discorso che, se stessimo parlando di una naked con meno di 200 kg, potrebbe avere valenza negativa. Considerando che stiamo parlando di una "ultra"maxi-tourer di casa Harley da 400 chilogrammi, predisposta per le lunghe high-way americane, il prossimo discorso assume un valore prettamente positivo.

Dopo aver quindi percorso un tratto autostradale in assoluta scioltezza, tranquillità e comodità, giocando con il navigatore touch-screen e, sopratutto, cambiando volume e stazione radio con un semplice click sul manubrio sinistro, ci troviamo sulle pendici del Mottarone. Si, avete letto bene, stiamo per affrontare una tappa alpina del Giro d'Italia con una bestia del genere, oltreutto con nebbia, pioggia e fogliame sulla strada. Eppure, anche qui, una volta capito la dinamica ed il potenziale di questa Electra Glide, questa Harley si lascia guidare. La frenata combianta in questo caso, sia in salita che in discesa, ci aiuta non poco. Dobbiamo cercare di pennellare il più possibile le curve, e le doti di maneggevolezza affiorano.

La moto gira se accompagniamo l'anteriore all'interno e apriamo con il posteriore grazie alla grande coppia. Paradossalmente, più manteniamo un ritmo sostenuto, con una marcia - la seconda in questo caso - in tiro, più ci troviamo a nostro agio. Guidiamo in maniera sciolta, nonostante il peso non indifferente della moto e le condizioni alquanto proibitive. In questo, ci viene in aiuto anche il sistema di riscaldamento delle manopole. Certo è che, una volta scesi, il ritorno alla base di casa Harley, con un'ora e mezza di autostrada, è risultato essere veramente un viaggio comodo, tranquillo nonostante la velocità fissa a 130 km/h grazie al cruise control, e in grado di far scorrere libera la mente verso la più classica delle Route 66, con miglia e miglia di rettilinei assolati. Le sensazioni, da buoni pistaioli con la vista leggermente stereotipata, sono quelle di un novello Easy Rider. Gli ingredienti erano tutti presenti....peccato solo per la pioggia piemontese!

Prezzo della Electra Glide Ultra Limited a partire da 28.900 euro.

GALLERY HARLEY DAVIDSON

 

Per effettuare questo test, tra le montagne del Piemonte, e le "high-way" milanesi, abbiamo utilizzato i seguenti capi d'abbigliamento tecnico Dainese

AGV CITYLIGHT

Il Citylight, disegnato, sviluppato e prodotto in Italia, si propone come il nuovo top di gamma del segmento City AGV. Un design molto curato ed originale si accompagna a soluzione tecniche innovative e ad una cura dei dettagli che garantiscono il massimo comfort.

Calotta: Resina HIR-TH (high resistant thermoplastic) verniciata

SUPER SPEED PELLE

Abbinare un’ergonomia eccellente ad una tecnicità senza paragoni è da sempre un must per Dainese. Super Speed Pelle diventa il nuovo riferimento per i giubbotti sportivi da moto, grazie agli inserti brevettati Microelastic ed all’esclusiva ed estremamente resistente pelle bovina D-Skin, abbinata al resistentissimo tessuto S1, dalle proprietà elastiche bi- direzionali, nei punti che necessitano maggior mobilità. Spalle co-iniettate con inserti in alluminio, predisposizione per paraschiena e protettore toracico, foratura piazzata, prese d’aria su petto e fianchi, gobba aerodinamica e fodera trattata con ioni d’argento e con inserti in tessuto 3D Bubble sapranno soddisfare anche i motociclisti più esigenti.

CARBON COVER

Anima racing e aggressività caratterizzano questo guanto corto in pelle bovina, pensato per aggredire l’asfalto in sella alla propria moto godendo di un’ergonomia e protezione di alto livello, grazie agli inserti brevettati Microelastic ed all’ergonomia studiata per la guida sportiva.

Dotato di inserti compositi in fibra di carbonio sulle nocche, sulle dita e costruzione del mignolo rinforzata con inserti in TPU, Carbon Cover ST è la scelta dell’utente sport tourer più esigente. Palmo in pelle di capra, costruzione con un pannello unico di pelle a protezione delle cuciture sul taglio della mano, cinturino antiscalzamento e foratura sul lato interno delle dita completano questo guanto disponibile anche in versione Lady.

 

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