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MotoGP, Marquez: il verdetto corre sul filo

Retrocessione o squalifica in caso di colpevolezza. Ma Direzione Gara storicamente lieve

Parafrasando il titolo celebre thriller in bianco e nero, non è il terrore bensì il verdetto su l'incidente tra Marc Marquez e Dani Pedrosa ad essere appeso ad un filo. Quello che Marquez ha involontariamente reciso mandando il tilt il TC del compagno ad Aragon, ma anche quello con cui la Dorna controlla le delibere della Direzione Gara. Ogni legge è soggetta a interpretazione, e domani verranno rese note le sorti del rookie catalano. Vale dunque la pena di ricapitolare i punti salienti.

L’art. 1.21, secondo comma, obbliga i piloti a "comportarsi responsabilmente in modo da non causare pericolo agli avversari in pista o pit-lane […] Ogni infrazione sarà penalizzata con una delle misure seguenti: penalizzazione di punti, posizione di gara, ride through, penalizzazione di tempo, perdita di posizione nello schieramento di partenza nel GP seguente, squalifica, cancellazione di punti del campionato".

Giuridicamente parlando, se la dinamica dell'incidente esclude il dolo, rimane la colpa. Con il suo rientro precipitoso in traiettoria, Marquez ha sfiorato la moto di Pedrosa. Non conta l'intenzionalità o meno, ma il danno arrecato.

È anche chiaro come il regolamento dia (fin troppa) discrezione alla Direzione di Gara nell'applicare la sanzione. L'organo in questione è composto da quattro membri: Michael Webb (Direttore di Gara e rappresentante dell’IRTA), Franco Uncini (rappresentante e responsabile della sicurezza per la FIM), Loris Capirossi (rappresentante dei piloti) e Javier Alonso (rappresentante della Dorna), e basta guardare con attenzione i titoli di ciascuno per capire come viga il sistema proporzionale, piuttosto che la maggioranza pura.

Per i colpevolisti, Marquez va punito per la recidività delle proprie azioni. Per esempio, fu già penalizzato di due punti nella patente dopo la tragedia sfiorata a Silverstone nel WUP (quando ignorò le bandiere gialle), oltre che numerose volte nella sua carriera in Moto2.

Per gli innocentisti, la casualità del danno dovrebbe risultare in una punizione lieve, ad esempio una multa, come ha dichiarato Livio Suppo.

Escludendo la penalizzazione in classifica o perdita di punti in campionato (a differenza del calcio, quasi mai applicata) ed il ride-through (non applicabile), restano le opzioni di una retrocessione in griglia o di una squalifica. Quest'ultima è stata comminata, per esempio, a Lorenzo nel 2005 (saltò la Malesia) e a Capirossi nel 1999 (quando ignorò le bandiere dopo un contatto con Lucchi in partenza, fu squalificato al Mugello e costretto a saltare Barcellona).

In caso invece di perdita di punti della patente, la norma (discrezionale, non essendo elencato a quanti punti corrisponda ciascun tipo di incidente) è la seguente. Quattro punti: partenza dal fondo della griglia nel prossimo GP; 7 punti: partenza dalla pit lane nel prossimo GP; 10 punti: squalifica per il prossimo GP.

Marquez fu già retrocesso al fondo dello schieramento lo scorso anno a Valencia, ma solo dopo aver ricevuto non uno ma tre cartellini gialli. I precedenti sembrano dunque suggerire un verdetto lieve. Che ne pensate? Scriveteci QUI!

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