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MotoGP, Aragon: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Nel bene e nel male esiste ormai solo Marc Marquez. Il cammino della MotoGP è segnato

Nella buona e nella cattiva sorte il protagonista è sempre e solo uno: Marc Marquez. Il sole della Spagna mette in ombra ogni altra cosa. Faccia da bravo ragazzo, con sorriso di ordinanza, e spietatezza in ogni sua mosse. Le facce del catalano sono tante e forse non le ha ancora mostrate tutte. Del suo carisma Pedrosa aveva già incominciato a farne le spese, ora può dimenticare anche il titolo grazie a lui. Aragon è un’altra tappa della sua campagna trionfale. Inarrestabile. Non solo in pista. Lorenzo sa che non sta perdendo solo il titolo.

IL BELLO – Quando guida, per come guida. Paradisiaco in ogni sua mossa, anche in quei controlli dell’ultimo secondo, quelli in cui una caduta sembra solo una formalità e invece resta in piedi. Il Serafino Marc Marquez spicca il volo in sella e gli avversari sono semplici ostacoli, servono solo a esaltare la perfezione dell’esecuzione. Non si può non amare il suo stile, l’imprevedibilità, il controllo. Sembra nato per la MotoGP, e viceversa.

Marc MarquezIL BRUTTO – Quando licenzia un terzo di squadra. E non una qualunque, ma quella di Sua Maestà Casey Stoner. La stessa che lo ha messo nella condizione di lottare per il titolo pochi mesi dopo essere salito su una MotoGP. Un gruppo per cui altri farebbero carte false e che invece lui mette da parte. Fa bene a scegliersi i tecnici, ma il tempo e il modo dell’annuncio non sono esempio di eleganza.

IL CATTIVO – Quando l’interruttore del buon senso si spegne e considera gli avversari solo un fastidio. La manovra non è così pericolosa, ma è la recidività a fare la differenza. Essere il predestinato non significa avere tutti i diritti e nessun dovere. Questo Marquez lo deve imparare. Sbagliare è umano, perseverare…

Andrea DoviziosoLA DELUSIONE – Ce l’ha scritta negli occhi Andrea Dovizioso. “Arriviamo a 40 secondi, ma rischiamo come matti”, ripete e c’è da credergli. Non è preoccupato del presente, ma del futuro. Ancora una nube confusa in cui le domande non mancano mai e le risposte sono miraggi nel deserto bolognese. La Ducati ha avuto fin troppo tempo per pensare, sarebbe ora di agire.

LA SORPRESA – Dalla Colombia con furore. Yonny Hernandez aveva strappato applausi da più parti nella scorsa stagione e solo qualche sbadiglio quest’anno. Sulla Ducati ritrova il vecchio splendore e si dimentica anche di cadere. Si diverte derapando e fa la propria miglior gare della stagione. Ne ha ancora quattro per fare vedere tutto il suo valore.

LA CONFERMA – Una volta per il proprio anno si spegnevano le candeline sulla torta, a Dani Pedrosa hanno spento il traction control. La dinamica è assurda, la dimostrazione che la dea bendata è cieca ma che la sua controparte ci vede benissimo. Sul catalano ha gli occhi puntati da anni. Il Mondiale se ne va, un’altra volta.

Valentino RossiL’ERRORE – Lui dà tutta la colpa alla gomma dura. Controprove non ce ne possono essere, quindi non rimane che fidarsi di Valentino Rossi. Nel corpo a corpo è ancora la solita vecchia volpe, ma Bautista non è sparring partner all’altezza. Se sono rose fioriranno, in Malesia, fra due settimane, la vegetazione è florida.

IL SORPASSO – Ha degli alti e bassi di troppo, ma Scott Reding sa come esaltare le folle. Nel corpo a corpo si esalta, risponde a ogni attacco, violenta moto e traiettorie, si butta senza rete. Anche ad Aragon la sua figura l’ha fatta. Podio ad honorem.

LA CURIOSITA’ – Nico Terol come Casey Stoner. Anche lui alle prese con un’intolleranza al lattosio che lo stava debilitando. Ha abbandonato volentieri lo yogurt per lo champagne.

IO L’AVEVO DETTO – Livio Suppo alla vigilia del GP di Aragon: “Lavorare con Marc e Dani è un piacere”. Avrà cambiato idea?

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