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Scassa: dall'officina alla MotoGP

"Ieri prendevo solo 8 decimi da Marquez in un settore, ho capito che sono umani anche loro"

Ci sono delle storie che sembrano quasi inventate, quando tanti piccoli particolari si fondono insieme e hanno come risultato qualcosa che sembrava impossibile. Come quella di Luca Scassa, che dalla Supersport è arrivato in MotoGP passando dall’officina che gestisce. Una mail spedita quasi per gioco, una risposta poi la conferma. Ed eccolo, tuta e casco indossati e la ART che lo aspetta appena fuori dal box.

Luca, come sei riuscito a sostituire Abraham?

E’ nato tutto per caso, stavo lavorando nella mia officina, quando mi è arrivata una telefonata dal padre della mia ragazza. Mi ha detto che stavano cercato un sostituto per Karel e mi sono proposto. Un meccanico del team per cui corro in Supersport (l’Intermoto Ponyespress ndr) mi ha dato un contatto e ho mandato una mail”.

Poi cos’è successo?

“Mi hanno risposto che mi avrebbero fatto sapere e qualche giorno dopo è arrivata la conferma. È stato tutto molto veloce, ho dovuto avvertire i miei clienti che le loro moto non sarebbero state pronte (ride). Eravamo sei piloti in lizza e hanno scelto me, non posso che ringraziarli”.

Qual era la tua preoccupazione più grossa alla vigilia?

Mi avevano parlato tutti dei freni in carbonio, non sapevo cosa aspettarmi. Ho anche chiesto a Canepa che li aveva già usati e mi ha detto di non preoccuparmi troppo. Infatti non sono stati un gran problema, devi solo ricordarti di dare una pinzata prima di affrontare la prima staccata, altrimenti non frenano. Questa mattina me ne sono dimenticato e infatti alla terza curva ho fatto un bel lungo”. (ride)

Il problema più grande qual è stato?

L’assetto della moto, sono partito dalla base di Karel e non riuscivo assolutamente a guidare. Sarei andato più forte in scooter! Poi abbiamo incominciato a fare piccole modifiche e la situazione è migliorata”.

Delle Bridgestone cosa ne pensi?

Non è facile abituarsi, soprattutto dopo 10 anni in cui ho sempre usato Pirelli. Con le gomme italiana quando entri in curva dopo avere lasciato i freni senti l’anteriore muoversi, capisci il limite. Con queste invece pieghi e ti accorgi di avere ancora 10° di margine”.

Poi c’è l’elettronica.

Mi piace tantissimo, più cose ci sono e più mi diverto. Alcune non le conoscevo neppure, la squadra mi sta insegnando molto e stiamo migliorando turno dopo turno”.

La pista umida di questa mattina non era la condizione migliore per girare.

Sì, ma ero nei box con una MotoGP davanti e la pista libera, mi sono detto ‘quando mi ricapita?’ così ho chiesto subito se potevo girare”.

L’ambiente è così diverso da quello della Superbike?

Per alcuni versi sì, un hospitality a due piani non l’avevo mai vista. Ma quello conta poco, l’ambiente fuori dai box è forse più ‘fighetto’, ma in pista i piloti sono dei veri animali, guidano fortissimo”.

Un po’ di emozione a guidare contro questi piloti?

“A volte è strano, per esempio quando dopo un dritto mi sono girato e ho visto Valentino dietro di me, oppure quando Marquez mi ha passato all’uscita di una curva. Ieri stavo guardando i tempi e mi sono accorto che nel terzo settore prendevo solo 8 decimi da Marc, mi sono detto: allora sono umani!”.

Potresti continuare con Cardion anche nei prossimi Gran Premi.

“C’è questa possibilità, ma decideranno nei prossimi giorni. Non mi sono posti obiettivi per questa gara, voglio solo fare esperienza. Se poi ci saranno altre occasioni, allora penserò ai risultati”.

Ci sarebbe però una sovrapposizione con la gara di Jerez.

Il mio team mi ha già detto di non preoccuparmi, non mi vieteranno di continuare questa esperienza. Non posso che ringraziarli. Certamente mi piacerebbe, sarebbe utile anche per il futuro. Forse a essere meno contenti sarebbero i miei clienti, dovrebbero aspettare ancora per un po' le loro moto”.

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