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MotoGP, Aragon: Lorenzo nella tana delle Honda

In Spagna Marquez e Pedrosa partono da favoriti, Jorge spera nell'imprevisto e (magari) in Rossi

Cinque gare e 34 punti. La matematica del Mondiale fotografa la situazione in tutta la sua chiarezza. Marquez è ancora la lepre, un ruolo in cui si trova benissimo, Lorenzo e Pedrosa i cacciatori, con il maiorchino a guidare l’assalto. Ad Aragon la sfida si rinnoverà, ma questa volta per Jorge potrebbe essere difficile battere le Honda. Misano e Silverstone erano due piste dove i tre diapason risuonavano cristallini, il circuito spagnolo è invece stato territorio di caccia delle Honda, che hanno vinto due delle le edizioni disputate, una volta con Stoner, l’altra con Dani.

Lorenzo arriva da due podi ad Aragon, ma sempre con distacchi pesanti segno che fino ad oggi la M1 non ha mai volato su quelle curve. Le cose potrebbero però cambiare, perché Yamaha nel corso della stagione ha fatto dei test su quella pista (come anche Honda), perché il seamless ha migliorato le prestazioni della moto soprattutto sulla distanza di gara (per stessa ammissione dei piloti) e perché due vittorie consecutive fanno miracoli.

Jorge adesso ci crede, sa che non sarà facile, ma sente di potere giocarsi il titolo. “E’ una grandissima soddisfazione dominare un Gran Premio dall’inizio alla fine”, ha detto al termine della fuga di Misano. Quella vittoria non è valsa solo 25 punti, ma è stato un messaggio diretto a Marc, battuto per la seconda, per distacco dopo il corpo a corpo in Inghilterra. Il campione del mondo si è caricato, sta dimostrando che è capace a vincere i titoli sia da ‘ragioniere’ (come lo scorso anno) sia andando all’attacco. Ha commesso due errori (Assen e Sachsenring) che gli sono costati cari, ma sente di potere raddrizzare una stagione che aveva preso una brutta piega.

Gli servirà, però, anche un po’ di fortuna. Marquez non ha nulla da perdere, nella sua stagione di debutto sta già facendo più di quanto ci si aspettasse. Se vincesse il mondiale sarebbe gloria, se lo perdesse nessuno potrebbe rinfacciargli niente. Marc non è un pilota così folle come lo si dipinge, rischia ma sa dove e quando farlo. Sta incominciando a guidare con un occhio sulla classifica e sta gestendo magistralmente il vantaggio. “Forse avrei potuto andare a prendere Jorge, ma sarebbe stato troppo rischioso. Meglio 20 punti”, il commento dopo il GP di San Marino.

La sua mentalità è cambiata, anche se comunque rimane un pilota che guida sempre per il primo posto. Ad Aragon, in Moto2, una volta ha vinto e l’altra è arrivato secondo. Ha già provato la MotoGP sul circuito ed è inutile dire quali siano i suoi obiettivi. Se poi dovesse andare male, il rischio (per Lorenzo) è comunque arrivi secondo, considerato che di piloti capaci di intromettersi nel loro personale duello non sembrano essercene.

Valentino Rossi e Dani PedrosaAlmeno che Pedrosa non faccia finalmente quel cambio di marcia che tarda ad arrivare. Nei test di Misano ha quasi ignorato la RCV 2014 per concentrarsi sulla moto di questa stagione. Il suo distacco dal compagno di squadra è lo stesso di Lorenzo, ma Dani viene dato ormai per sconfitto. Veloce, a volta anche più di Marc in gara, ma non incisivo. Il catalano nel 2012 aveva dominato il finale di stagione ed Aragon era stato l’inizio di una tripletta. Deve ripartire da lì, anche con il rischio di avvantaggiare Jorge. Ma Dani non ha mai dato troppa importanza al gioco di squadra.

Per il campione del mondo sarebbe un alleato importante, non potendo contare su Rossi che sarebbe la spalla ideale, essendo ormai fuori dai giochi per il titolo. Valentino ad Aragon non ha mai raccolto molto, neppure con nel 2010 con la Yamaha, ma gli ultimi test potrebbero aver fatto girare il vento a suo favore. Non era andato male nelle prove di qualche mese fa sulle pista spagnola e si è detto molto soddisfatto dopo quelle di Misano. Il tempo stringe anche per lui, se vuole ributtarsi nella mischia.

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