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SBK, Giugliano: Duro? No, puro

"La moto è sentimento e certe critiche feriscono. Devo essere più forte mentalmente"

"Come i pini di Roma, la vita non li spezza…", cantava Antonello Venditti. Parole azzeccate per riassumere l'indole di Davide Giugliano (che con il cantante condivide i natali), giovane italiano al secondo anno in Superbike. A tre gare dal termine di una stagione a corrente alternata ed alla soglia dei 24 anni, il pilota del team Althea stringe i denti alla ricerca del giusto equilibrio tra ragione e sentimento per fare il salto di qualità definitivo.

"Il bilancio di questo campionato è tutto sommato positivo – ha dichiarato Giugliano, attualmente decimo in classifica, a Modena per un evento di Arai – Ma poteva certamente andare meglio. Mi è mancata un po' di esperienza su Aprilia venendo da Ducati. La differenza si sente, ancor più che a livello di motore, sul telaio".

A tempo pieno nel circus delle derivate di serie dal 2006, Giugliano ha le caratteristiche del diamante grezzo, che alterna lampi di velocità assoluta (in qualifica come in gara) ad imperfezioni (leggi, cadute) che ne offuscano la luce.

"Cadere significa essere traditi dall'istinto, e purtroppo ha conseguenze sia fisiche che psicologiche. È la differenza tra il pilota giovane e quello esperto, tra chi si spinge oltre il limite e chi riesce a riconoscerlo prima", ha detto con un sorriso triste Giugliano. I sette ritiri collezionati fin qui pesano sulla bilancia dell'opinione pubblica, forse anche più del secondo posto ad Imola, della Superpole di Mosca, o delle volte (6) nelle quali ha tagliato il traguardo per primo su moto privata, spesso precedendo diversi piloti ufficiali. Quanto basta per scatenare la tipicamente italiana "sindrome del carrozzone", dove venerazione e fischi si alternano confusamente.

"Purtroppo sento sempre molte chiacchiere sul mio conto – ha detto il romano – Da professionista vuoi starci lontano, ma lasciano una traccia. In tanti non riconoscono lo sforzo richiesto ad un pilota, ancora di più ad un ragazzo, come me. Affronto piloti forti e campioni del mondo, spesso riuscendo a stare vicino ai primi. Non è facile come può sembrare. Quando vai forte ti adorano, quando vai piano ti criticano".

L'accento amaro con il quale pronuncia queste parole nasce da un'interpretazione pura, sulla sottile linea tra integrità ed ingenuità, di questo sport.

"Corro per passione, per comunicare le mie sensazioni e quello che so fare. La moto è sentimento. Per come sono cresciuto, ho sempre dato molta importanza al contatto. In famiglia, in amore… Sono fatto così, è un gesto importante. Divertirmi, far divertire la gente, e vincere sono tre aspetti ugualmente importanti e legati uno all'altro".

La solidità interiore non deve però sacrificare il contatto con l'esterno.

"Non vorrei mai chiudermi in me stesso, altrimenti lo sport perderebbe il fascino antico del contatto con le persone. Sono molto attaccato alle mie radici. Vengo da una famiglia umile, che ha fatto sforzi sovrumani per farmi correre. Diventare snob sarebbe la mia vera sconfitta. Devo semplicemente fare i conti con la situazione, lavorare duro su me stesso per riuscire a mediare di più, a comunicare meglio. Anche con la squadra, in modo da avere la moto sempre a posto".

Parole che sono il manifesto del pilota senza compromessi, dentro e fuori dal circuito. Aggressivo tra i cordoli quanto pacato nel paddock, il "ragazzo" Giugliano danza con la moto conducendo i passi e la porta deciso sulla pista, senza paura di pestare i piedi ai grandi. Dietro al pilota troppe volte, forse ingiustamente, tacciato di aggressività, c'è tutta la semplicità del tipico romano verace, che si rifiuta di fare buon viso a cattivo gioco. Una qualità lodevole quanto rischiosa in uno sport sempre più orientato al business.

"Ancora non so che cosa farò il prossimo anno. Non ho preferenze in termini di moto. Voglio solo poter competere al vertice, con le persone giuste intorno, perché l'ambiente di lavoro è fondamentale". 

"Meglio un genio irregolare che una mediocrità costante", scrisse Longino sul "Sublime". Il compito di Giugliano è operare una sintesi tra il primo sostantivo ed il secondo aggettivo. Cosa non facile, ma nemmeno impossibile.

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