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SBK, Istanbul: il bello, il brutto, il cattivo

Laverty peregrina per il 2014 ma conquista la Turchia. Sykes allunga, Melandri arranca

Per chi non c'è mai stato, Istanbul è un luogo particolare. Crogiolo di tradizioni diverse (la Turchia confina con ben otto paesi), ponte naturale geografico e culturale tra Asia ed Europa, seduce i visitatori con i suoi profumi speziati, le infinite cupole delle moschee, ed i languidi tramonti sul Bosforo. Teoricamente, non ha molto a che spartire con i rombi delle moto da corsa ma, come nella pittura, l'unione di tinte opposte rafforza la luminosità di entrambe. Tra duelli da cineteca, cadute amare e liete sorprese, la Superbike ha lasciato la Turchia in vista del rush finale con una classifica quantomai incerta.

IL BELLO – La doppietta di Eugene Laverty, la prima per il pilota di Toomebridge nel 2013, ha consacrato un quarto moschettiere per la lotta al titolo. L'irlandese di Aprilia ha sorpassato Marco Melandri al terzo posto della classifica iridata, portandosi a 26 lunghezze di distacco da Tom Sykes con 150 punti ancora in palio. La continuità a lungo attesa è finalmente arrivata per Laverty, anche se forse troppo tardi per assicurarsi un contratto per il 2014, almeno stando al messaggio piccato che ha condiviso su Twitter all'indomani del trionfo (anche se sembra possa correre al fianco di Nicky Hayden nel team Aspar con la ART). Menzione d'onore per il duello tra Kenan Sofuoglu e Sam Lowes nella Supersport. Sorpassi decisi ma puliti e abbracci sinceri a fine gara sotto il boato del pubblico per il pilota di casa: per quanto di più bello ci sia nelle due ruote, non serve guardare più in là.

IL BRUTTO – Con l'harakiri di Carlos Checa, Ayrton Badovini, Max Neukirchner e Leon Camier – ai quali si aggiungono gli infortunati Jonathan Rea e Loris Baz – la Superbike ha potuto contare su solo 15 piloti in griglia sia in Superpole che in Gara 2. Davvero pochi, considerando che due di questi erano le tutt'altro che irresistibili wild-card locali. Se Dorna voleva portare qualche cosa dal motomondiale alle derivate di serie, in Turchia è stato il lato peggiore.

IL CATTIVO – Salvo miracoli, Ducati rischia di non ottenere nemmeno una vittoria sia in SBK che in MotoGP nel 2013. L'unico podio nelle due classi regine è arrivato con Ayrton Badovini, eroe sotto la pioggia di Mosca. L'arrivo di Audi non ha dato fin qui il sollievo sperato, ma a Borgo Panigale assicurano cambiamenti imminenti con rinforzi sostanziali a livello di staff tecnico. La politica di "evoluzione" promossa da Gobmeier non ha funzionato, serva una rivoluzione, e in fretta.

LA DELUSIONE – Marco Melandri e Sylvain Guintoli approdavano in Turchia con sete di conquista. La crociata del ravennate (due volte vincitore in Anatolia ai tempi della MotoGP) e del francese si è però infranta contro la solidità di Tom Sykes. "Macio" lascia la Turchia con tre punti (33 in totale) in più di svantaggio dalla vetta, Guintoli con 7 (8 in totale). A tre gare dalla fine, entrambi sono chiamati ad una controffensiva.

IL SORPASSO – Laverty ne ha fatti tre fondamentali. Due a Sykes per vincere entrambe le manche, ed uno in campionato a Melandri per la terza posizione. Con sei vittorie all'attivo (a pari merito con Sykes), il talento del pilota di Toomebridge non è in discussione. La gestione delle gare, forse. Ma l'allievo è salito in cattedra, dando l'impressione di aver imparato la lezione.

LA SORPRESA – Il debutto di Toni Elias tra le derivate di serie dopo due stagioni fallimentari in Moto2 ha sancito i migliori risultati in gara ottenuti dallo spagnolo da lungo tempo a questa parte. Nonostante una Aprilia "clienti", in Gara 2 Elias si è preso pure la soddisfazione di lottare con gli ufficiali Melandri e Davies, imponendosi nettamente come prima moto privata al traguardo. Che abbia trovato finalmente casa?

LA CONFERMA – Tom Sykes è duro come la roccia. Il britannico è più costante e cade pochissimo. La conferma: i 13 podi ottenuti quest'anno a tre gare dal termine eguagliano il record personale del 2012, con due vittorie in più già in carniere.

L'ERRORE – Le scommesse sull'assetto fatte da Melandri e Giugliano prima di Gara 2 non hanno pagato, ma è troppo facile puntare l'indice col senno di poi. Peccati veniali, pagati però a caro prezzo. Lo stesso vale per le cadute in prova che hanno poi decimato la griglia di partenza. Con la formula delle doppie gare, vince chi sbaglia di meno.

LA CURIOSITÀ – L'inno turco, Istiklal Marsi (marcia dell'indipendenza), è stato adottato nel 1921, due anni prima che la Repubblica Turca venisse fondata in seguito ai successi militari di Ataturk. Toccante l'attaccamento alla propria terra ed il senso di fratellanza manifestato dai turchi quando Sofuoglu è salito a rappresentarli in cima al podio della Supersport, abbattendo ogni barriera tra sport, cultura e politica.

IO L'AVEVO DETTO – "Questa pista si addice al mio stile di guida", aveva sentenziato Melandri alla vigilia. Peccato che si addicesse meno alla sua moto. "Macio" ha lottato duramente, ma gli avversari hanno guadagnato terreno.

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