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MotoGP, Area 46: Rossi fa di Tavullia Las Vegas

Viaggio fra i segreti del Dottore, imprenditore in azienda e pilota al Ranch

Il mare con le orde di vacanzieri in bermuda e pareo ce lo siamo lasciati alle spalle da pochi chilometri, ora la strada incomincia a serpeggiare sorniona tra le colline, l’Emilia Romagna lascia il posto alle Marche. Un cartello blu indica la direzione per Tavullia, il feudo di Sua Maestà Valentino Rossi, ma per trovarne il castello non occorre arrampicarsi fino al paese. Un totem nero, con la scritta VR46 in giallo, indica che siamo arrivati. È il quartiere generale del Dottore, un moderno edificio in vetro appena inaugurato - gli operai lavorano ancora per sistemare gli ultimi dettagli – che contrasta con la placida campagna intorno.

DOVE SI VESTONO I CAMPIONI - Valentino voleva una sede a Tavullia per la sua attività, ci siamo trasferiti da poco” ci fa da Cicerone Alberto Tebaldi, fido braccio destro di Rossi e amministratore delegato dell’azienda che si occupa del merchandising. Ci accompagna fra un labirinto di scaffali da dove spuntano il numero 46, ma anche tante altre cifre conosciute agli appassionati di moto. La VR46 ha fra i suoi clienti tanti piloti: Marquez, Pedrosa, Bautista, Iannone, i team Gresini e Yamaha, Bridgestone, Cairoli, i fratelli Espargaró, più le giovani promesse Fenati e Antonelli, oltre una linea per Monster e l’abbigliamento per Repsol e l’artigianale Zaeta.

Nomi importanti, soprattutto considerato la breve storia dell’azienda. “Valentino non era soddisfatto della qualità del suo abbigliamento e così ha deciso di provare a fare tutto da sé – racconta Albi – Nel 2008 è nata l’idea e un anno dopo siamo partiti. Innanzitutto abbiamo reperito all’esterno le competenze che ci servivano". Il gruppo centrale, formato da Brunella Piccinini (proveniente dal gruppo Iceberg), la grafica Alessandra Colombo e Gianluca Falcioni al coordinamento.

Inizialmente doveva essere un progetto esclusivamente a uso e consumo di Valentino, ma nel 2010 Marco Simoncelli fu l’artefice di un cambio di marcia. “Continuava a chiedere a Vale di produrgli anche il suo abbigliamento e alla fine ha ceduto – spiega Tebaldi – Abbiamo deciso di seguire la strada dell’imprenditorialità”. E ha pagato, perché dopo pochi anni la VR46 dà lavoro a 26 persone e le previsioni del fatturato 2013 sono vicine agli 8 milioni di euro. I distributori sono in ogni angolo del mondo e a Tavullia si cura ogni capo dalla A alla Z, dalla grafica, ai marchi, alla produzione che avviene principalmente all’estero.

Alberto TebaldiMa il giallo headquarter nasconde altri segreti, come gli uffici in cui viene curata l’immagine del campione, il suo sito internet e il profilo Facebook. “Per lavorare qui la caratteristica principale è sentirsi orgogliosi – dice entusiasta Albi – Avere un forte senso di appartenenza. Siamo come una famiglia, mangiamo tutti insieme e lavoriamo per Valentino. A volte, i suoi risultati in pista influiscono tutto sul nostro umore”. Un piccolo esercito, che ha il campo d’arme poco distante: quel Ranch diventato un luogo quasi mitico.

IL RANCH, LA SCUOLA PER LE PROMESSE ITALIANE -Anche quello è nato quasi per caso – continua – Valentino fin da giovanissimo si allenava alla Cava con il papà Graziano, poi c’è stata la volontà di rendere il tutto più professionale. Solo per trovare la superficie che garantisse l’adeguata aderenza ci abbiamo messo un anno”. E’ sorto un tracciato lungo quasi due chilometri e mezzo, largo dagli 8 ai 12 metri. “Un impianto unico nel suo genere in Europa - afferma Albi – Omologato anche dalla Federazione Italiana in modo che altri piloti possano venire ad allenarsi”. E già molte giovani leve sono ospiti costanti. “Valentino ha sempre bisogno della competizione, anche quando si allena. Al Ranch finisce sempre con una gara – sottolinea – Per questo ci sono sempre altri piloti. Non abbiamo fatto una scelta, sono semplicemente i nostri amici”.

Il RanchCon un impianto del genere però è semplice fare progetti, come quello di una scuola. “Valentino ha ricevuto molto dal motociclismo e vorrebbe restituire qualcosa – spiega Tebaldi – Per adesso sono solo idee, ma per il prossimo anno vorremmo mettere in piedi una Riders Academy, con giovani piloti da seguire a 360° gradi. Sia dal punto di vista dell’allenamento, che da quello manageriale, per dare loro una possibilità”. Come successo per Luca Marini e Franco Morbidelli, entrambi parte del clan e wild card a Misano.

Da qui a un team un passo sembrerebbe breve, “ma è ancora prematuro – la smentita – Ci piacerebbe molto, sarebbe il modo migliore per mettere un pilota nelle condizioni migliori per esprimersi al massimo. Per il momento è presto”. Bisognerà aspettare qualche anno ancora forse, quando Rossi smetterà di essere un pilota. “Ma Valentino già ora è parte attiva e fondamentale di tutte le aziende – sottolinea Albi – I suoi impegni sono subordinati all’attività del pilota, ma ha un intuito e un’elasticità mentale incredibile”. Forse il suo futuro potrebbe essere quello del capitano di azienda.

Valentino Rossi“Valentino vive per la competizione e per il gusto che gli dà. Lui ama guidare e le macchine gli piacciono molto – racconta l’amico – A volte ci capita di guardarci indietro, ricordarsi di quando partivamo in scooter nella notte per andare a vedere il GP del Mugello. Sembra incredibile tutto quello che è successo. Vale però conclude ogni volta con la stessa frase: ci sono ancora tante gare da fare, noi correremo per sempre”.

C’è un ufficio ancora vuoto, una grande vetrata circolare è rivolta verso Tavullia. Sarà quello del Dottore. Il pannello di controllo di un astronave, che viaggia sul filo sottile tra corse e business.

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