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MotoGP, Pesek non paga, Ioda lo licenzia

I soldi promessi non arrivano, Lukas ha annunciato oggi la fine del rapporto con la squadra

A Indianapolis era stato Danny Webb a ricevere il benservito dalla squadra, a Brno è la volta di Lukas Pesek. Alla vigilia del Gran Premio di casa, il pilota di Praga ha convocato una conferenza stampa per dichiarare la fine del suo rapporto con il team Iodaracing. Non mi vedrete nel paddock questo fine settimana – ha annunciato, come riporta il sito SpeedweekLa squadra mi ha informato che non potrò più essere un loro pilota”.

La motivazione, tanto per cambiare, sono i soldi. La squadra di Giampiero Sacchi aveva preferito il ceco a inizio stagione a Roberto Rolfo proprio per la sua ‘valigia’. Il piemontese era stato infatti presentato come compagno di squadra di Danilo Petrucci, ma poi tutto era naufragato. Fin dall’inizio, però, radio paddock mormorava che il sostegno promesso tardava ad arrivare.

E’ stato lo stesso Pesek a confermare la storia, senza però citare il nome dello sponsor inadempiente. Anzi ha addirittura ringraziato Sacchi per la sua pazienza, ma a un certo punto è finita e il GP di Indy è stata la mia ultima gara con Iodaracing”. Questa la fine dell’ennesimo episodio di un altro pilota che corre per meriti esclusivamente economici, considerato che Lukas in 10 gare non ha portato a casa neanche un punto. Una volta si sarebbe gridato allo scandalo, ormai ci si è abituati ed è solo un altro fascicolo da aggiungere a un archivio sempre più vasto. E lo sport ringrazia.

L'OPINIONE - Assegni e vecchi merletti
E' una sorpresa, sgradevole, ma annunciata, prevista, osiamo dire inevitabile, quella del licenziamento di Lukas Pesek da parte del team Iodaracing. Del resto cosa ci aspettiamo da squadre che, pur di essere presenti sullo schieramento di partenza, reclutano ex piloti della 125 solo per schierare due moto in MotoGP ed usufruire dei vantaggi previsti?
Pesek, come altri, era un pilota pagante. Per questo non ci dobbiamo stupire che in dieci gare non sia mai riuscito - mai una volta - a fare un punto. Nella classifica mondiale, infatti, non esiste. E' un fantasma, la cui legittimazione era solo quella di pagare le rate per poter correre.
La colpa, però, non è sua. Se ce ne è una va ricercata nella solita politica di riempire lo schieramento di partenza, a tutti i costi. Lasciando così che i professionisti dell'accatto possano fare i loro affari. Perché siatene certi, quella moto in pista qualcosa ha fruttato, fossero solo pass da distribuire poi a sponsor che, o hanno il salame sugli occhi, oppure si contentano di poco.
Per fortuna il grande capo della Dorna, Carmelo Ezpeleta, si è accorto che qualche squadra non ha certo investito quanto ricevuto e per il futuro ha già minacciato (vedremo se lo farà) di non dare contributi agli ultimi classificati.
Un po' di meritocrazia non guasta. Meglio tardi che mai.

Ernesto Emmi

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