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MotoGP, Ducati corteggia il numero 1 Aprilia

Dall'Igna: "Sarebbe anche stupido che lo negassi. Con la Art non spendiamo, guadagniamo"

I due decimi che separano Aleix Espargarò da Andrea Dovizioso, la Art-Aprilia dalla Desmosedici sembrano una linea sottile, ma in effetti sono uno squarcio che fa sanguinare la casa di Borgo Panigale.

Non è il secondo che manca dalla vetta, da Marc Marquez, ormai a preoccupare la Ducati, ma quei due decimi. Sono il segnale, infatti, che è tempo di abbandonare la politica di cambiare piloti a raffica, sperando che la soluzione stia nel 'manico' degli stessi, per cambiare la gestione del reparto corse.

Fuori Filippo Preziosi e, per quel che contava, Alessandro Cicognani, dentro Bernhard Gobmeier e Paolo Ciabatti, infatti, non è cambiato nulla. E' fuori di dubbio che la coppia vincente in Ducati sia stata quella composta da Preziosi e Livio Suppo.

C'è da dire che fare passi avanti, in questa situazione, è difficile, perché anche per attrarre piloti come Cal Crutchlow - bel manico non c'è dubbio, ma mica Stoner o Rossi - bisogna pagarli quattro volte il loro valore di mercato. Senza che siano risolutivi.

In questo momento manca non solo la moto competitiva e il fuoriclasse a guidarla, ma anche una mano salda alla guida del reparto corse.

La realtà è che la Ducati è ancora alla ricerca di un uomo che possa prendere il posto di Preziosi. Anzi in realtà lo avrebbe trovato e gli sta facendo la corte: quest'uomo è Gigi Dall'Igna.

Non è una voce, è la realtà.

"Sarebbe anche stupido che lo negassi", è il commento sulla vicenda, l'unico, che si riesce a strappare al capo del reparto corse Aprilia.

Del resto è evidente che la scelta di Dall'Igna è quella giusta. La Art si guida meglio della Ducati, negli occasionali incontri fra Espargarò ed i due piloti della Rossa si nota e sono gli stessi piloti ad ammetterlo. Da entrambe le parti.

Dunque perché la Ducati non è ancora riuscita a strappare l'ingegnere veneto alla casa di Noale?

Il motivo è semplice quanto banale. Dall'Igna sta bene in Aprilia.

"I programmi del reparto corse sono chiari - spiega Dall'Igna - anche il prossimo anno avremo una squadra interna in Superbike, mentre continueremo lo sviluppo della Art in attesa dei nuovi regolamenti della MotoGP. Nel peggiore dei casi continueremo a fare esperienza. Senza dimenticare che noi con la Art in questo momento non stiamo spendendo, stiamo guadagnando!".

Cercando di interpretare le parole di Dall'Igna si potrebbe dedurre che non è solo l'ingegnere in attesa di vedere la piega presa dagli avvenimenti, ma la stessa Aprilia. Se infatti i nuovi regolamenti rendessero vantaggioso un ingresso in MotoGP della casa del Gruppo Piaggio, Dall'Igna guiderebbe il suo ritorno.

Ecco il motivo della tranquillità di Gigi Dall'Igna. E' sicuro di potersi continuare ad occupare di ciò che ama - le corse - ed è sicuro che se se ne presenterà l'occasione sarà lui a riportare la casa veneta in MotoGP.

Il problema della Ducati, in questo momento, dunque, è quello della credibilità. Come fanno fatica a portare a casa buoni piloti, così è lo stesso per i tecnici. Ma poiché è indubbio che entro un anno o due al massimo la Ducati dovrà essere nelle condizioni di poter tentare un Lorenzo, un Marquez od un Pedrosa, è altresì evidente che dovrà avere una moto competitiva per farlo. Cioè dovrà aver convinto uomini come Dall'Igna a rischiare.

E' un po' la storia dell'uovo e della gallina. Chi è venuto per primo?

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