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MotoGP, Indianapolis: chi sale e chi scende

Alla vigilia del GP americano, Marquez in vetta inseguito da Pedrosa e Lorenzo, incognita Rossi

E’ tempo di riporre costumi da bagno e teli da spiaggia nell’armadio per i piloti del motomondiale. Ancora qualche giorno e Indianapolis avrà il compito di dare il via alla seconda metà della stagione. Un’ultima parte caldissima, con cinque piloti in appena 47 punti e 225 ancora da assegnare. Marquez ha sfruttato al meglio i guai di Pedrosa e Lorenzo, ma i due spagnoli hanno avuto il tempo per recuperare la migliore condizione fisica e sono pronti alla risposta. Ma non è solo la bandiera iberica a sventolare, quelle italiana e inglese hanno Rossi e Crutchlow come alfieri, garanzia di spettacolo. In attesa di sentire i motori riaccendersi, vediamo i valori in campo.

MARQUEZ LA SORPRESA - L’absolute beginner della MotoGP arriva da due vittorie consecutive che oltre a riscrivere la storia del motomondiale gli hanno dato sicurezza nei suoi mezzi. Presentato come il futuro della classe regina, Marc Marquez ne è il presente. Solo Lorenzo nella prima parte dell’anno ha vinto quanto lui e il mondiale non è solo più materia di dibattito ai tavolini del bar, ma una possibilità concreta. Chi credeva che avrebbe fatto più notizia per le cadute che per i risultati si sbagliava. Ed è ancora in crescita.

PIEGATI MA NON SPEZZATI - Due fra i piloti più esperti hanno commesso lo stesso errore, ma entrambi hanno dimostrato di sapere reagire. Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa meriterebbero una tirata di orecchie per essersi buttati a terra nei momenti meno opportuni, e il maiorchino ha pure l’aggravante della recidività, ma nelle difficoltà hanno mostrato di sapere reagire. Sono partiti credendo che il titolo sarebbe stato una loro esclusiva, ma la saggezza popolare insegna che a volte fra i due litiganti è il terzo a godere.

ROSSI L'INCOGNITA - Inizio di difficile interpretazione quello di Valentino Rossi. Dopo un primo podio in Qatar un lungo digiuno. Alla fine la vittoria ad Assen e altri due podi, anche se con la complicità dei due spagnoli a mezzo servizio. Però il cambio di passo c’è stato, la confidenza con la M1 è aumentata e il Dottore è più concreto dell’inizio. E’ però una promozione con riserva la sua, dovrà dimostrare di esserci anche contro Jorge e Dani e di riuscire a battere Marc. Fino a Laguna non era ancora al loro livello ed è stato lui il primo ad ammetterlo.

DUCATI CRISI INFINITA - Passano i mesi, si succedono i test, ma nulla cambia. La Ducati è un serpente che si morde la coda, le novità arrivano con il contagocce e i risultati sono sempre inferiori alle aspettative. Il futuro è già stato deciso, per quanto riguarda i piloti, con l’acquisto di Crutchlow. Ora bisogna fare la moto. Il progetto attuale non funziona, la confusione a Borgo Panigale non è ancora scomparsa e serve qualcuno che prenda in mano le redini di un cavallo non ancora domato. Se questa stagione sembra ormai buttata, è il momento di gettare le basi per il futuro.

HONDA BATTE YAMAHA - Nel derby giapponese è Honda a vincere. Yamaha a Brno ha finalmente fatto debuttare il cambio seamless, ma in colpevole ritardo. La situazione motori non può fare dormire sogni tranquilli né Rossi né Lorenzo e anche le prestazioni pure sono appannaggio di Tokyo. Per assurdo, i destini del campionato sono sulle spalle della M1. Non solo punti negativi però, la 1000 di Iwata è competitiva e ha delle carte da giocare per frenare il volo dei piloti dell’ala.

GLI ALTRI BOCCIATI - Anche fra i piloti i voti non possono essere tutti positivi. Si comincia con la Honda, dove i due ‘privati’ hanno deluso. Bradl si è riscattato con il podio a Laguna Seca, mentre Bautista ha fatto più parlare di sé per gli incidenti che per i risultati. Alvaro avrà una RC213V anche il prossimo anno, ma nelle ultime 9 gare dovrà dimostrare di meritarsela. Per ora non l’ha ancora fatto. Anche il senatore Colin Edwards non ha entusiasmato, nel 2014 potrebbe essere su una Yamaha (le ex Tech 3 date al team Forward) ma non ha fatto vedere nessun guizzo. Ingiudicabile Ben Spies, per lui gli infortuni sono stato il nemico più grande. A Indy tornerà, scopriremo qual è il suo vero valore.

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