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Tardozzi: Dorna, la SBK ha potenziale

"OK alla riduzione dei costi, ma servono regolamenti standard a livello europeo"

Che non siano tempi facili per il motociclismo non è una novità. Sia MotoGP che Superbike devono fare i conti con costi divenuti insostenibili per molte squadre, pubblico e ascolti in calo, e sponsor in ritirata. Da quando ha preso in gestione entrambi i campionati, la Dorna ha mosso i primi passi di quello che sembra destinato ad essere un cammino – dal punto di vista della tecnologia – all'indietro, orientando i regolamenti verso un livellamento "al ribasso" delle prestazioni con l'intenzione di equilibrare la sfida, aumentare il numero di partecipanti, e migliorare lo spettacolo.

Una ricetta (ideo)logicamente sensata, ma di difficile attuazione. Se per la MotoGP il percorso è già tracciato – elettronica universale, sviluppo motori congelato e forti handicap imposti alle Case – nel caso della SBK si è parlato di un ridimensionamento verso configurazioni "stock" che però stenta a venir ratificato da tutte le parti coinvolte.

"Il taglio delle spese è indispensabile – ha analizzato Davide Tardozzi, ex-pilota delle derivate di serie con un passato da team manager in Ducati e BMW – Più team devono essere in grado di partecipare, e lo spettacolo può esserci anche se si gira un secondo più lenti. La Dorna deve fronteggiare il problema del calo di interesse a 360º sia a livello di mercato del prodotto che di sponsor. Il loro approccio nella Superbike è stato intelligente, si sono dati un anno di tempo per capire il campionato, mettendo persone di fiducia accanto a chi già ci lavorava".

Eppure il ritiro di BMW potrebbe essere interpretato come un cattivo presagio…

"Non sono convinto che si sia trattato di una decisione presa per il futuro regolamentare della SBK o il suo prestigio. Piuttosto credo si tratti di una volontà di fare investimenti diversi, dettata dal loro minor interesse nelle corse rispetto ad altri costruttori".

Come ha accolto l'annuncio?

"Per me è stato un duro colpo. Credo che nessuno, me compreso, se lo aspettasse. Non c'era una percezione di pericolo nell'ambiente. Venivano da una stagione da protagonisti, anche se chiusa male con 5 ritiri in 6 gare, e anche quest'anno il titolo è a portata con Melandri".

Potrebbe crearsi un effetto domino?

"È possibile, e mi riferisco soprattutto ad Aprilia, che ha già rinnovato l'interesse nei confronti della MotoGP ed è l'unica rimasta con una squadra al 100% ufficiale. Ma Dall'Igna ha un'anima corsaiola ed ha sempre creduto in questo progetto, quindi farà di tutto per continuare. Come del resto Domenicali in Ducati, che si appoggia alla struttura di Batta ma non ha optato per il ritiro completo".

Che cosa può far propendere uno sponsor ad investire in SBK rispetto alla MotoGP?

"I costi per centimetro quadrato. La SBK ha grande valore in funzione dello spettacolo offerto, e la Dorna ha la potenzialità di svilupparne al meglio gli aspetti televisivi, ottenendo una copertura migliore di quanto fossero riusciti a fare i fratelli Flammini. Il fatto che sia l'unico campionato di velocità sulle reti Mediaset l'anno prossimo potrebbe rivelarsi cruciale".

Quindi ritiene la Superbike un campionato in salute?

"Sarebbe un'utopia usare questi termini quando ci sono meno di 20 piloti in griglia e si raggiunge a malapena il milione di spettatori per gara. Credo però che il potenziale della SBK sia rimasto intatto. Con una migliore esposizione mediatica e qualche modifica regolamentare – come un tetto ai prezzi di freni e sospensioni, piuttosto che limiti al numero di motori – si possa raggiungere un ridimensionamento proficuo per tutte le parti coinvolte".

Che ne pensa della proposta di trasformare il CEV in una sorta di campionato europeo?

"Ha senso a livello di infrastrutture, e capisco la volontà da parte della FIM di rinvigorire quello che una volta era un passaggio obbligato prima di approdare al mondiale. Però la Federazione dovrebbe innanzitutto darsi da fare per unificare i regolamenti a livello nazionale ed internazionale nelle varie categorie. Così si faciliterebbero la formazione dei piloti ed il contenimento dei costi. Questa, secondo me, dovrebbe essere la priorità. Non ha senso, per esempio, che in Europa la 'stock' corra con regole diverse da un paese all'altro".

Questa proposta non potrebbe essere interpretata come un tentativo di svalutare la SBK?

"Forse in passato, ma ora che Dorna gestisce entrambi i campionati non c'è motivo di pensarlo. Bisogna ridimensionare entrambi, ricollocarli in un'epoca che non è più quella di una volta e mantenere le diversità che già esistevano. Il ragionamento è semplice: abbassando i costi aumentano i partecipanti e, di conseguenza, lo spettacolo".

 


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