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SBK, BMW Motorrad: Veni, vidi....vici?

Storia della campagna tedesca in SBK. Da Corser a Melandri, da Tardozzi a Dosoli

“Nell’annunziare a Roma la straordinaria rapidità di questa spedizione, scrisse al suo amico Mazio tre sole parole: Veni, Vidi, vici.”. Cosi Plutarco stigmatizzò con un aforisma la vittoria di Giulio Cesare il 2 agosto del 47 a.C a Zela. La rapidità con cui il dittatore romano iniziò la sua campagna e centrò il suo obiettivo, fu la chiave di volta. Quella stessa volontà che duemila anni più tardi, l’impero tedesco BMW provò a mettere in atto entrando nel mondo delle competizioni a due ruote. Era il 30 novembre 2007, e con un comunicato ufficiale, la divisione Motorrad della casa dell’Elica annuncia il suo ingresso nel campionato mondiale Superbike a partire dalla stagione agonistica 2009.

In quel comunicato, veniva specificata la moto, un quattro cilindri in linea sviluppato direttamente dal reparto corse. Moto che prenderà poi il nome di S1000RR.

Il budget stanziato è di quelli importanti, e pur senza grandi proclami, è evidente come in Germania si punti in alto, nonostante l’esperienza pressochè nulla in questa tipologia di campionati. Ecco perchè dai vertici si punta a due piloti con caratteristiche differenti: Ruben Xaus, che nel 2008 aveva impressionato con il team di Marco Borciani in sella alla 1098, conquistando una vittoria a Misano Adriatico, e Troy Corser, Mr Superpole, conosciuto e apprezzato nel circus per le sue doti di sviluppatore. L’appoggio tecnico viene dato al team Alpha Technick, compagine teutonica in grado di conquistare un campionato Mondiale Supersport nel 2001 con Jorg Teuchert.

La stagione d’esordio va secondo attese ed aspettative, con una moto dal buon potenziale ma ancora acerba. Invero gli investimenti economici stanziati furono molto elevati, ma a fine stagione, il miglior risultato fu un quinto posto in gara 1 a Brno, conquistato con Corser, mentre per Ruben Xaus la miglior prestazione arriva a Monza, dove lo spagnolo conquista una nona piazza. L’S1000RR mostra tanta potenza, ma allo stesso tempo una cronica mancanza di trazione che porta ad un consumo eccessivo degli pneumatici. Si parla di problemi di elettronica - sviluppata internamente, forti dell’esperienza in Formula 1 - e  di telaio. A render ancora più mediaticamente buio un quadro di per se non esaltante, ci sono le prestazioni di Aprilia con la RSV-4, che nell’anno di debutto, riesce a centrare 9 podi ed una vittoria.

Manca esperienza ed un metodo di lavoro collaudato. In Germania perciò non rimangono con le mani in mano, ed ecco arrivare uno dei più influenti ed esperti team manager del panorama delle derivate di serie, quel Davide Tardozzi che aveva fatto le fortune di Ducati negli anni precedenti. La moto viene sviluppata principalmente nelle aree di gestibilità dell’erogazione del motore, ed introducendo un nuovo forcellone per migliorare la trazione.

La nuova gestione comincia a mostrare i risultati fin dai primi round con un Troy Corser in piena forma:  quarto posto a Valencia in gara uno, primo podio iridato a Monza in gara due. Discorso inverso per Xaus che, dopo una brutta caduta durante il primo Week-end di Phillip Island, stenta a riprendere la giusta confidenza con il mezzo. La stagione comunque sembra tracciata, con prestazioni sempre più positive. Peccato che all’interno del team si inizino a creare attriti e frizioni. Radiobox parla di una gestione dell’italiano che non riscontra il favore di tutti. Il divorzio si consuma ancor prima del termine della stagione. A Magny Cours, Tardozzi viene sostituito da Bernhard Gobmeier, nuovo Team manager della compagine tedesca, attualmente a capo del progetto Motogp di Borgo Panigale. La casa dell’Elica deve rivoluzionare il suo team una seconda volta. Oltre al già citato Gobmeier, arriva un pilota di spicco come Leon Haslam al posto di Ruben Xaus. L’iinglese, contendente al titolo di Max Biaggi nel 2010, riesce a portarsi dietro anche il suo ingegnere di pista, Giacomo Guidotti.

L’inizio della stagione 2011 è di quelli da ricordare, con un podio conquistato perentoriamente alla prima gara proprio dal figlio di Rocket Ron, nonostante seri ed evidenti problemi di chattering. E’ una stagione di luci ed ombre. Luci, date da unaS1000 RR diventata oramai realtà attiva del circus iridato. Non è più una “comparsa”, ed i risultati nella prima parte della stagione, confermano le prestazioni iniziali. Haslam è in forma, conquista due quarti posti nel round casalingo di Donington, ed un ulteriore terzo posto a Monza.

Le ombre arrivano però nel proseguo di quest’annata: la S1000RR è una moto ancora troppo complicata da gestire, con problemi di chattering e di gestione elettronica. A Salt Lake, il team italiano, Feel Racing, con in dotazione le S1000RR ufficiali, ma gestite internamente, riesce a stare davanti con Ayrton Badovini al team interno, mentre Troy Corser non riesce ad uscir fuori da una certa “apatia”, tanto che a fine anno decide di chiudere la sua carriera iridata.

Al termine del 2011 la notizia che cambia il futuro di BMW:  il ritiro ufficiale di casa Yamaha. Marco Melandri e la sua squadra si ritrovano a piedi, e si accordano proprio con la compagine tedesca. Al timone di comando attivo della squadra arriva quindi Massimo Dosoli, ed il ravennate, insieme al confermato Haslam, formano una coppia oramai temibile.

E’ la terza rivoluzione interna in tre anni, e le dichiarazioni di Melandri sono di basso profilo durante le prove invernali. C’è da lavorare in terra teutonica, la moto non è al livello di Aprilia Ducati e Kawasaki. Ciò nonostante, al primo gran premio di Phillip Island, Melandri conquista subito il miglior piazzamento della giovane storia BMW in Superbike, arpionando un secondo posto dopo esser scattato dalla tredicesima casella in qualifica. Allo stesso tempo, uno stoico Leon Haslam, si frattura nei test pre-gara al piatto tibiale, si opera e si presenta al via della gara, conquistando anche un quinto posto in gara due. La vera svolta arriva a Donington Park, con la prima vittoria, anzi, la prima doppietta. Marco Melandri vince gara uno, seguito da Haslam. Una storia che si sarebbe potuta ripetere anche in gara due, ma una carambola innescata da Rea all’ultima curva dell’ultimo giro mette fuori gioco i due alfieri della casa dell’elica.

La stagione è in continuo crescendo per l’italiano, e quello che poteva sembrare un sogno, a metà stagione diviene un obiettivo conclamato: si lotta per il campionato mondiale. Una “presa di coscienza” arrivata principalmente dopo la doppietta di Brno, e la trasferta di Mosca, dove Melandri conquista un secondo ed un primo posto che lo proiettano in cima alla classifica di campionato. E’ il momento più alto della storia BMW. Ma come Icaro che si avvicinò troppo al sole, i successivi round iridati diventano un incubo, facendo precipitare i sogni tedeschi. Al Nurburgring la moto soffre fortemente di chattering, Melandri è in difficoltà e conclude il fine settimana con due cadute. Tutto riaperto, ma a chiudere sostanzialmente i sogni iridati, arriva il round di Portimao: al secondo giro di gara uno, il ravennate cade nel tentativo di sorpassare Max Biaggi.

Terzo zero consecutivo, che diventano quattro quando, al centro medico Marco sviene e deve esser portato all’ospedale per dei controlli. Magny Cours chiude una stagione fatta di cinque ritiri nelle ultime sei manche, ma che conferma la realtà della casa di baviera. La BMW è una forza del campionato, una protagonista effettiva che può contendere il campionato del mondo.

Peccato che a metà stagione, una comunicazione ufficiale da parte dei vertici tedeschi porta alla quarta rivoluzione in quattro stagioni. La compagine interna chiude le attività, e la gestione del team viene riversata tutta su Feel Racing, il team italiano che già da due anni aveva a disposizione le superbike ufficiali. Un’ulteriore cambio interno ed un nuovo riassetto. Il resto è storia recente: Leon Haslam cede il posto al giovane talento Chaz Davies, che conquista una doppietta ad Aragon.

Melandri, dopo un avvio decisamente sfortunato - centrato da Checa a Phillip Island, rottura della catena e problemi ad un sensore che lo relegano solo all’ottavo posto ad Assen - decide di riutilizzare il telaio del 2012 a partire dal round Monza, dove conquista un primo ed un secondo posto. Vince anche a Portimao, ed anche nella tragica trasferta di Mosca, BMW conquista una doppietta triste. La tragedia sportiva del giovane Antonelli fa passare un pò sottotono il comunicato arrivato inatteso pochi giorni fa. BMW Motorrad lascia a fine stagione e chiude le serrande dopo solo cinque stagioni, con due titoli Superstock conquistati da Ayrton Badovini (9 vittorie su 10 round) e Sylvain Barrier con la filiale italiana, nel palmares iridato. Segno che la S1000RR è una moto di serie, in vendita al pubblico, nata vincente. Tutto questo però non sarebbe sufficiente qualora non arrivasse l’alloro della classe regina, sopratutto in riferimento al budget stanziato in questi pochi anni.

Veni, vidi Vici: per far si che quell’epiteto di Caio Giulio Cesare diventi realtà, rimangono sette round iridati. Solo allora potremo vedere come si chiuderà definitivamente il “de bello” motociclistico della casa di Monaco di Baviera.

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