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SBK, Da Saarinen ad Antonelli: i giorni più neri

Da Jarno a Tomizawa, da Simoncelli ad Andrea: i ricordi più bui

L'incidente che ci ha privato di Andrea Antonelli riporta alla mente ricordi dolorosi. Freschi, vicini, ma spesso accantonati in un posto apparentemente sicuro quando l'ebbrezza delle corse prende il sopravvento. Il motociclismo è uno sport pericoloso per definizione, ed il rischio ha sempre fatto parte del suo fascino. Tuttavia, ogni qualvolta che ci viene mostrato il suo lato più crudele, la mente tende a far riaffiorare i drammi già vissuti, come in un triste deja-vu.

Nel circus della Superbike, l'ultimo a perdere la vita fu il 17enne Oscar McIntyre lo scorso anno nella prova della Stock600 a Phillip Island, colpito dai contendenti Luke Burgess e Michael Lockhart al rientro in pista dopo un'uscita alla prima curva. L'ultima tragedia nella Supersport risale solo a cinque anni fa, quando il pilota britannico Craig Jones perse la vita nella tappa di Brands Hatch. Le condizioni atmosferiche e della pista erano sostanzialmente diverse ma la dinamica è tristemente simile: un trauma al cranio causato dall'impatto con una moto in corsa.

Non può, in questo caso, non riaffiorare il ricordo di Shoya Tomizawa e Marco Simoncelli, anche loro vittime di incidenti simili a Misano e Sepang rispettivamente. O l'incidente a Monza nel 1973 che ci privò contemporaneamente di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen. O quanto successo al 13enne Peter Lenz durante la prova del trofeo Moriwaki a Indianapolis nel 2010, che spinse la Federazione ad alzare l'età minima dei partecipanti.

Un dramma simile accadde el 1980, a Patrick Pons nel mentre di una gara della 500, il Gran Premio di Gran Bretagna. Il pilota francese cadde e venne colpito alla testa da Michel Rougerie. Morì in ospedale a Northampton due giorni dopo il Gran Premio, il 12 agosto 1980.

Ironia del destino nelle prove del GP di Jugoslavia, l'anno successivo, il 1981, Michel Rougerie ottenne un ottimo quinto posto, ma alla fine del primo giro della gara scivolò in una curva. Caduto a terra, si rialzò, ma fu investito da Roger Sibille, morendo sul colpo. E come non ricordare  l'incidente di Franco Uncini (ora personaggio fondamentale della Commissione di Sicurezza della FIM) ad Assen nel 1983? L'allora campione in carica venne colpito violentemente da Wayne Gardner salvo poi riprendersi miracolosamente dal coma.

Il 25enne di Castiglione del Lago si aggiunge così ad una lista che, solo perché esiste, è già troppo lunga. A poco valgono i senni di poi e le polemiche sulla sicurezza. O quasi. Perché, se da un lato la mente tende a guardarsi indietro, bisogna anche guardare avanti. Per migliorare, dove possibile. Di spunti, oggi, ne sono emersi: dalla possibile creazione di una Safety Commission come quella che opera in MotoGP alle critiche di Melandri, che ha parlato di gara da non disputare a causa del maltempo e piloti poco ascoltati, passando per le critiche di Badovini all'asfalto apparentemente poco drenante del circuito russo.

Per questi però, si può aspettare fino a domani. Oggi c'è spazio solo per il dolore. Nella speranza che sia l'ultima volta che dobbiamo ricordare, nostro malgrado, certi eventi. Godspeed #8!

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