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MotoGP, Stoner: non è il ritiro che volevo

"Fin qui è stato un anno frenitico come gli altri. Mi serve un vero sabbatico"

Il ritiro dal motomondiale non ha curato completamente le ferite dell'animo di Casey Stoner. L'ex-pilota australiano, da sempre in difficoltà con le luci del palcoscenico e le trame politiche del paddock, deve ancora prendersi la pausa a lungo sognata insieme alla propria famiglia e potrebbe sparire definitivamente dal radar il prossimo anno.

"Sono stato più impegnato del previsto – ha confessato Stoner al sito Speed CaféHo passato del tempo in California, e anche in Svizzera per finire il trasloco. Sono tornato da poco in Australia, e non è facile riprendere gli automatismi qui".

Eppure la ricetta del "buen retiro" dell'ex-iridato sembrava perfetta: qualche corsa qua e là (anche se a quattro ruote) ma per puro divertimento, il ritorno nella terra natia, e la possibilità di dedicarsi completamente alla famiglia ed alle passioni che esulano dalla pista (come la pesca).

"È stata una delusione sotto certi aspetti. Avrei voluto essere un po' più libero ed un po' più felice. Sfortunatamente anche il campionato V8 non è stato solo un gioco, ma è andato oltre le corse pure e semplici. Sarebbe bello tornare a gareggiare ed occuparsi solo della gara, ma non credo sia possibile. Comunque cercherò di godermi ogni momento in macchina".

D'altronde Stoner non è il primo pilota a ritirarsi prima del declino sportivo, salvo poi rendersi conto che la vita fuori dalla pista non è poi tanto più facile che al suo interno.

"Quest'anno è stato intenso come qualsiasi altro, ad eccezione degli ultimi due mesi. Sono andato da un evento all'altro. Non era così che mi immaginavo i miei piani. Mi serve davvero un anno sabbatico. Ho fatto il pilota da quando avevo quattro anni, viaggiando in ogni parte del mondo senza mai fermarmi. Mi serve tempo libero per fare quello che ho sempre voluto, e solo dopo potrò fare altri piani. A questo punto non posso dire molto di più, ma il prossimo anno sarà sicuramente più centrato su di me e la mia famiglia piuttosto che viaggiare da un posto all'altro".

Parole che, anche senza incontrare lo sguardo nostalgico di Casey, suonano tristi. Forse perché, a 27 anni, si è reso conto di quanto sia difficile dare forma ad un sogno a lungo immaginato. O forse perché, proprio dall'infanzia, ha inseguito invano la chimera della competizione pura e incontaminata. Come dare però torto a pubblico e organizzatori di qualsiasi campionato? Dopo quello che ha mostrato, è impossibile trattare Casey Stoner come un pilota qualsiasi. Non lo è mai stato, non lo è, e probabilmente non lo sarà mai.

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