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MotoGP, Ducati, Dovi: serve un cambio netto

"Il telaio nuovo non basta, ma non mi arrendo". Pirro: "Conosciamo i limiti"

Che Barcellona fosse una pista ostica per Ducati si sapeva, ma la gara della MotoGP è andata oltre le più nere previsioni: Pirro è andato lungo alla staccata della curva Caixa al primo giro finendo nella via di fuga, Iannone è scivolato dopo poche tornate ed è stato presto raggiunto da Hayden ai box. A difendere, con fatica, l'onore della Casa di Borgo Panigale è toccato a Dovizioso, settimo a oltre 30 secondi di ritardo sul traguardo.

"Questa pista è storicamente difficile per Ducati e qui la nostra moto si muove veramente troppo – ha analizzato a caldo "Dovi" – Anche Yamaha e Honda hanno un po' di 'pompaggio', ma non quanto noi".

Eppure in passato la D16 ha vinto qui…

"Capirossi fece una gara straordinaria quando vinse qui, e Casey ha fatto un lavoro fantastico con Ducati. Hanno fatto qualcosa di speciale, ma al momento la situazione è chiara: non siamo in grado di competere al massimo livello, dobbiamo capire cosa fare di differente".

Come pensi che sarebbe andata se avessi potuto gareggiare con la moto 'lab'?

"Dopo i test al Mugello non avevamo quattro moto pronte per il fine settimana, ma non penso che con la moto 'lab' avremmo potuto fare un risultato migliore. Domani la proveremo nei test, che è importante dopo aver provato su piste diverse come Jerez e Mugello, ma non credo che con un telaio o l'altro cambi molto".

Con un terzo della stagione già passata, ti senti demotivato?

"Oggi è andata un po' peggio di quanto ci aspettassimo. Giro dopo giro poteva solo aumentare il distacco perché non avevamo il passo dopo le prove. Trentadue secondi sono troppi, ma non ci cade il mondo addosso. Ci sono motivazioni tecniche che tutti sappiamo. Quando la moto non migliora è facile per un pilota perdere motivazione, ma sono molto concentrato e per questo dico che serve un cambiamento, intendo grande e radicale, perché su certe piste è veramente difficile guidare".

Qual è il prossimo passo?

"Dobbiamo decidere con che moto continuare la stagione, fare comparazioni. Sappiamo che il telaio è diverso ma i risultati non lo sono, non è quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo vari problemi, la cui somma fa almeno un secondo al giro. Dobbiamo capire la strada e continuare a lavorare".

Sconsolato ma non abbattuto anche Michele Pirro, che dopo un'escursione nelle vie di fuga al primo giro è stato costretto ad una gara in rimonta, chiusa al decimo posto con la Ducati del team Pramac.

"Purtroppo per evitare Hernandez sono stato costretto a fare un lungo durante il primo giro, uscendo di pista – ha spiegato il pilota di San Giovanni Rotondo – Poi si è inserito l’antipattinamento, e quando sono rientrato non riuscivo a recuperare, pensavo fosse finita la gara. Ho provato a cambiare le mappe, per vedere di ridurre i pompaggi, ma non sono riuscito a ridurre il gap quanto avrei voluto".

Che risultato avresti potuto ottenere senza quell'inconveniente?

"Speravo di raggiungere Dovi, avrei potuto, ma poi mi sono accorto che la gomma perdeva tanto ed alla fine mi sono mantenuto in 10° posizione. Non abbiamo cambiato tantissimo rispetto al Mugello, non avevamo troppo tempo per farlo, però, sempre a causa dei maggiori pompaggi e del minor grip riscontrati qui è andata così. Da una parte sono contento di essere venuto con questa moto, perché così abbiamo potuto vederne i limiti, dall’altra sono dispiaciuto perché speravo di ottenere un risultato migliore. Vediamo domani, durante i test, e poi ad Assen, anche se ancora non so che moto userò".

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