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MotoGP, Ducati-Gobmeier: la GP13 rimane così?

Il DG enigmatico: "Il traguardo è la moto 2014. Altri passi nel 2013? Si e no"

Quando ha assunto l'incarico di Direttore Generale di Ducati Corse, Bernhard Gobmeier sapeva di non avere davanti a sé una strada facile. La rifondazione – dal punto di vista prettamente sportivo, perché il marketing va ancora a gonfie vele – di Ducati dopo due anni di speranze disattese con Valentino Rossi non è un'impresa che si compie dal giorno alla notte. Da qui la politica dei piccoli passi – "evoluzione, non rivoluzione", aveva detto il tedesco al Wrooom – che però tardano a riportare la Rossa sulla strada giusta. Cosa sta succedendo, e perché, lo racconta lui stesso con la solita aplomb al termine di due giorni di test al Mugello.

"Quello con Biaggi è stato un test 'da amici' – ha raccontato – Per puro caso c'era una moto disponibile a causa dell'infortunio di Spies, e lui si era già offerto di partecipare. Ma si è trattato di un'iniziativa estemporanea, non ce ne sono in programma altre, per ora, né con la MotoGP né con la SBK".

Per quanto riguarda i test, che cosa è stato fatto?

"Nicky e Andrea si sono concentrati sullo step definitivo di telaio della moto 'laboratorio', Pirro su un ulteriore variazione di questo, l'ultima progettata. I piloti ufficiali hanno ovviamente l'ultima parola, ma dobbiamo usare cautela, non strafare né affrettare le tempistiche in uno stato di incertezza".

Però a Barcellona sarà passato un terzo della stagione… A che punto siete con lo sviluppo della nuova moto?

"Siamo a metà strada. Intanto valuteremo se far correre Nicky e Dovi con la moto 'lab' al Montmeló. È un problema logistico: sarebbe inutile portarla in pista se non ci fossero tutti i componenti per garantire due moto uguali ad entrambi i piloti ufficiali. Per quanto riguarda i motori, il nuovo telaio non richiede una punzonatura di un propulsore nuovo. Pirro invece userà la stessa moto con la quale ha gareggiato al Mugello".

Arriveranno ulteriori evoluzioni nel prosieguo della stagione?

"Si e no. Lavoriamo per sviluppare la moto 2014, parallelamente a quella attuale, cercando di impostare un lavoro che ci permetta di scambiare alcune componenti tra l'una e l'altra. Lo sviluppo coinvolge ogni aspetto della moto: rigidezze del telaio, distribuzione dei pesi, motore – soprattutto in funzione dei 20 litri a disposizione nel 2014 – ed elettronica. È un cantiere aperto, su alcuni obiettivi siamo riusciti ad anticipare i tempi, su altri abbiamo subito ritardi. La cosa positiva è che il regolamento è congelato per tre anni".

Perché è così difficile riportare la Ducati al vertice?

"Prima di tutto, Honda e Yamaha non si fermano mai. Sono un bersaglio in movimento e, per quanto miglioriamo, lo fanno anche loro. Poi è un problema di gomme: è molto complicato ottimizzare una moto per un pneumatico come Bridgestone. Credo che, per quanto performante, abbia esagerato le nostre debolezze. Sono gomme molto diverse da quelle con cui Stoner ha vinto il titolo, e si sa poco riguardo al loro sviluppo. Servirebbe una scorciatoia, ma in questo sport solitamente non ce ne sono".

Avete mai pensato a riprendere Stoner?

"Potrebbe essere un'idea (ride). Il pilota fa ancora un'enorme differenza nell'equazione. La verità è che ci sono due tipi di piloti: quelli che vanno in pensione poco convinti, come Schumacher, e quelli che si ritirano da vincenti e senza rimpianti, come Biaggi. Credo che Casey appartenga alla seconda categoria".

Certo che se, come Max, Casey avesse voglia di fare qualche giro su una Desmosedici, siamo sicuri che Gobmeier non si farebbe pregare per trovargliela.

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