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Marquez: paura? No, maggior rispetto

Marc racconta la caduta: "mi sbracciavo per dire ai box di preparare la moto"

Quando si cade a più di 300 all’ora la prima preoccupazione è essere tutti interi, ma non se ti chiami Marc Marquez. A terra, fra la ghiaia della San Donato, appena ha capito di non avere riportato nessun grave infortunio ha incominciato ad agitare le braccia, “volevo segnalare ai box che stavo bene e di preparare la seconda moto per riprendere il turno” l’incredibile spiegazione del catalano.

Marc descrive con dovizia di particolari l’incidente: “mi ricordo esattamente ogni cosa - incomincia – Ho frenato esattamente nello stesso punto degli altri giri, ma forse sono stato un po’ troppo aggressivo sul freno, l’anteriore mi si era alleggerito e la ruota si è bloccata”. La conseguenza è stato il terribile volo, “quando ho toccato il freno ero a 338 Km/h, quando sono caduto a circa 300 – dice – All’inizio mi sono spaventato, avevo la ghiaia che mi copriva tutta la faccia e sentivo dolore alla spalla destra”.

Al fratello Alex, che corre in Moto3, il pilota della Honda consiglia dopo ogni caduta di spingere ancora più forte. “In MotoGP è un po’ diverso – scherza Marc – ma dagli errori impari sempre qualcosa. Sono stato fortunato a non farmi niente, l’importante è essere potuto risalire in sella oggi. Ho evitato il muro lanciandomi dalla moto, sarebbe stato molto pericoloso colpirlo”.

Il sesto tempo in qualifica sembra stata la miglior cura contro la paura. “La prima volta che sono ripassato in quel punto però un po’ il gas l’ho chiuso – ammette – ho affrontato la frenata  non con paura ma con più rispetto, ho capito che bisogna essere più morbidi all’inizio. Ci ho messo un po’ a riprendere sicurezza, dai dati ho visto che in quel punto perdevo 4 decimi da Pedrosa”. Qualche trucco l’ha poi imparato da Rossi, dietro a cui ha fatto il suo miglior giro. “Questo è un circuito molto tecnico e difficile, ho cercato qualcuno che conoscesse bene le traiettorie e penso di avere trovato in Valentino il migliore”, la confessione.

Per la gara però Marquez non è altrettanto fiducioso. “La caduta mi ha fatto perdere tempo prezioso per trovare un buon setup – spiega – Questa mattina ho faticato, ma poi sono riuscito a sfruttare anche i 15 minuti delle Q1 per provare qualcosa di nuovo nelle regolazioni. Però domani non punto al podio, un conto è fare un giro veloce un altro un'intera gara”. Anche perché la microfrattura all’omero un po’ lo limita. “Non ho la stessa forza nel braccio destro – conferma – e faccio fatica nei cambi di direzione. Invece il mento non mi dà troppo fastidio, anche se il casco a volte stringe. Non aiuta il fatto che questo sia un circuito molto difficile dal punto di vista fisico”.

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