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Rossi e Dovizioso si sfidano sulla Ducati

Lotta a distanza nelle prime quattro gare: Andrea meglio in qualifica, Valentino in classifica

Quando l’anno scorso la Ducati decise di puntare su Andrea Dovizioso per iniziare il nuovo corso il MotoGP, dopo l’addio di Rossi, in molti si chiesero se fosse stata la scelta giusta. Il forlivese sembrava un pilota troppo simile al predecessore, cresciuto anche lui sulle giapponesi, anche lui prima in Honda e poi in Yamaha, e dallo stile troppo pulito per la Desmosedici. Non uno Stoner, insomma, capace di guidare in modo diametralmente opposto e quindi, teoricamente, più adatto alla Rossa. Inoltre non aveva il curriculum del predecessore, solo una vittoria nella classe regina, anche se dalla sua parte una sensibilità e un’abilità di collaudatore universalmente riconosciuta.

Il Dovi ha sorpreso, si è buttato nella nuova avventura a testa bassa, e non si è fatto demoralizzare neppure dalla notizia che avrebbe iniziato la stagione con il materiale ‘vecchio’, cosa che avrebbe buttato nello sconforto più di un suo collega. Nel box è stato capace di imporsi come deve fare una prima guida, senza mai alzare i toni ma neppure rassegnarsi o lamentarsi troppo. I risultati si sono visti e il podio di Le Mans se lo sarebbe senza dubbio meritato.

CHE LA SFIDA ABBIA INIZIO - Impossibile quindi non fare un confronto con Valentino, almeno quello del 2011, che guidava una moto molto simile all’attuale. Il Dovi, guardando i numeri, la prima rivincita se la prende in qualifica dove è sempre stato più veloce del numero 46. Il capolavoro l’ha fatto in Francia, dove è riuscito a mettere la D16 in prima fila, dopo averla sfiorata già in Qatar, cosa che il Dottore non era mai riuscito a fare. Il forlivese sia a Le Mans che a Losail, è riuscito a contenere il distacco dalla pole sempre sotto il mezzo secondo, altro risultato che Valentino nelle prime quattro gare dell’anno non aveva mai raggiunto. Una vittoria schiacciante, che dimostra anche come le difficoltà del Dottore di sfruttare al massimo la gomma nuova non siano limitate a quest’anno e alla Yamaha.

Se in qualifica, quindi, il Dovi la fa da padrone, il discorso di riequilibra in ottica gara. In Qatar, lo scorso anno, Valentino Rossi era stato autore di un disastro che lo aveva fatto infuriare nel dopo gara. Ad Andrea due mesi fa è andata un po’ meglio, ma sotto la bandiera a scacchi il distacco era elevato e la posizione non spettacolare. Quello di Jerez, invece, è stato il peggior Gran Premio del Dovi in questo inizio di stagione. La posizione finale è migliore di quella di Rossi di 12 mesi fa, ma il distacco molto più elevato, di 8 secondi.

Valentino RossiInfine arriviamo all’ultima gara, visto che un confronto è impossibile per una avendo Austin preso il posto di Estoril. Il GP di Le Mans si è corso sotto l’acqua nelle ultime due edizioni, ma mentre il Dottore salì sul secondo gradino più alto del podio, Dovizioso ne è rimasto ai piedi. Una bella gara per entrambi, che conforma il potenziale della Ducati col, bagnato, con la discriminante del podio che fa pendere la bilancia dalla parte di Valentino e anche i favori della classifica dopo le prime quattro gare. Andrea però ha poco da recriminare, perché il distacco finale dal primo è stato praticamente identico.

AND THE WINNER IS... - Questa sfida a distanza quindi chi la vince? In verità nessuno dei due, perché non sono solo i numeri a potere decidere. Dovizioso è carico di motivazioni all’inizio di una nuova sfida, Rossi incominciava ad avere la sicurezza che il suo viaggio con la Desmosedici era arrivato al capolinea. Fosse sarebbe più corretto mettere a confronto le “vere” prima quattro gare di entrambi, e le statistiche darebbero ancora una volta la vittoria in qualifica al Dovi e quella in gara al Dottore, ma in quel caso le differenza tecniche fra le Desmosedici usate sarebbero troppo grandi.

Quello che è sicuro è che Dovizioso si sta impegnando al massimo in sella alla Rossa e la speranza è che a Borgo Panigale stiano facendo altrettanto. Perché ogni pilota entra in pista per vincere ma alla lunga, se la dotazione tecnica non migliora, può incominciare a perdere la voglia. Andrea sembra in uno dei suoi migliori stati di forma della sua carriera, sarebbe un peccato non sfruttarlo al meglio.

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