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"Honda in F1? In MotoGP non cambia nulla"

Nakamoto: "Amo più le moto. Con Dorna siamo buoni amici. SBK? Un mondiale è sufficiente"

Forse l’ultima battuta con cui Shuhei Nakamoto, vice presidente esecutivo di HRC, ci saluta è quella che descrive in maniera più divertente un personaggio dalle molte sfaccettature. “La MotoGP è meglio della Formula 1 per via delle ombrelline”, scherza. Il giapponese conosce bene in prima persona entrambi i mondi, ha iniziato la sua carriera fra le due ruote, poi è passato alle quattro, e infine il ritorno al primo amore. Adesso Honda ha annunciato il suo ritorno in F1 nel 2015 con la McLaren. “Onestamente non conosco i dettagli di questa operazione – spiega - sapevo che stavano lavorando e ci fosse la possibilità del rientro. Alcuni ingegneri sono impegnati nella progettazione di questo motore”.

Qual è la sua opinione dal punto di vista personale?

Non sono per nulla interessato. Se la decisione dell’azienda, come è successo, è farmi lavorare in Formula 1 io lo faccio, ma nonè una mia priorità".

Questa decisione di tornare in F1 può influenzare in qualche modo l’impegno in MotoGP?

Stiamo parlando sempre della stessa azienda, Honda, ma è come se fossero due entità separate. Non cambierà nulla”.

Quali sono due mondi completamente diversi?

Sì e non solo per il numero delle gomme (ride) Ma la vera differenza la fa quanto influisce il pilota nel risultato finale. In Formula 1 il motore, ad esempio, è una parte del pacchetto della vettura, dove l’aerodinamica è dominante, il telaio inteso anche come uso delle gomme vale il 10%, la stessa percentuale il pilota. Nelle moto è l’opposto, nel trial il pilota conta per il 90%, nel motocross per il 60%, in MotoGP penso che ci sia equilibrio perfetto, il risultato lo fa per metà il pilota e per metà il mezzo che guida”.

Quale dei due campionati preferisce? C’è una auto di F1 che le è rimasta nel cuore?

Lavorare in Formula 1 è molto interessante ed eccitante, soprattutto dal punto di vista tecnico. Ma preferisco le moto. Non posso dire che il mio interesse per le auto sia zero, ma non è molto. Anche perché le F1 sono completamente diverse dalle altre macchine. Io sono più interessato alla loro comodità, ai bagagli che possono trasportare, che alla loro velocità, mi piacciono Ferrari, Lamborghini ma non ne ho mai guidata una. Invece con le moto è completamente diverso, non mi importa il loro comfort ma quanto mi diverto a guidarle. Se devo dare una percentuale, per il 99% sono interessato alle moto per l’uno alle auto”.

Allora qual è la sua moto preferita, quella che avrebbe voluto progettare?

Ho seguito molti progetti, ma la mia moto preferita è sempre la prossima, quella che verrà”.

Cosa la MotoGP può imparare dalla Formula 1?

Negli scorsi anni ho parlato molte volte con Ezpeleta di questo argomento e gli ho spiegato la nostra posizione. Alla fine ha capito e penso che abbiamo trovato un buon compromesso”.

Quindi finalmente Honda e Dorna hanno fatto pace?

Siamo molto felici del nostro rapporto, come di fornire i nostri propulsori in Moto2, della Moto3 dove crescono i nuovi piloti e anche di produrre la ‘production racer’ per il prossimo anno. Molti giornalisti hanno scritto che eravamo in lotta con Ezpeleta, ma invece siamo buoni amici. Forse però non è il migliore (ride) ma riusciamo a confrontarci, è una buona relazione”.

Cosa pensa dell’idea di Ezpeleta di mettere un limite al numero di piloti della stessa nazionalità?

Non sono io la persona a cui chiederlo (ride) Io voglio solo vincere il campionato, non mi interessa di quale nazionalità sia il pilota che lo fa. Posso capire che per lui sia un problema importante, ma non lo è per me. Io sono interessato al lato tecnico”.

Allora parliamo della moto destinata ai ‘privati’ per il prossimo anno. Ci può svelare qualcosa in più, quando la vedremo in pista?

Naturalmente prima dell’inizio della prossima stagione (ride) Penso a Valencia, ma il progetto ha subito dei ritardi e forse bisognerà aspettare i test di Sepang. La moto verrà venduta, non sarà data in leasing, e sarà completa di freni, sospensioni ed elettronica Magneti Marelli”.

Avete già avuto contatti con qualche team?

Sì, ma al momento non posso dare maggiori dettagli. Il numero massimo numero di moto che produrremo sarà cinque, anche se potremo naturalmente farne anche 20 non ci sarebbero problemi”.

Come ha accolto la decisione di Suzuki di tornare in MotoGP?

La aspettiamo. E’ comunque un bene per il campionato”.

Gobmeier ha sostenuto che la scelta di limitare il numero di motori per stagione è controproducente. E’ d’accordo?

Non credo sia un ragionamento intelligente. Lo sviluppo è continuo in ogni caso, mantenere potenza aumentando l’affidabilità è un obiettivo dal punto di vista tecnologico, come il limite di 20 litri di benzina. Sono sfide e le conoscenze che si acquisiscono si possono poi trasferire nella produzione di serie, perché anche lì c’è l’esigenza di meno consumi e motori diversi dal passato. Noi guardiamo al futuro, forse Gobmeier ha invece lo sguardo rivolto indietro”.

In un periodo  di crisi come questo, possono ancora sopravvivere due campionati mondiali come MotoGP e Superbike?

Per Honda è impossibile concentrarsi su due campionati e abbiamo deciso per la MotoGP. Stessa cosa ha fatto Yamaha. Solo Ducati è impegnata sui due fronti, ma è un’azienda completamente diversa. Noi produciamo moto che vanno dai ciclomotori alla Goldwing e lo sviluppo tecnologico che riusciamo a fare in MotoGP è molto migliore di quanto potremmo fare in SBK. Aprilia e Ducati, sono diverse da noi come aziende. Comunque penso che due campionati mondiali siano troppo, uno sarebbe sufficiente. Anche perché non mi sembra che le moto che corrono in Superbike siano di serie. Ho visto la gara di Monza, una BMW ha avuto un incidente, niente di troppo grande, e il telaio si è rotto. Quella sarebbe una moto di serie? Non penso che BMW venda moto tanto pericolose (ride)”.

Ultima domanda. Le è piaciuta l’ultima curva dell’ultimo giro di Jerez?

E’ stata una normale azione di gara”.

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