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Checa: Biaggi? Sarebbe il benvenuto

"Ma è solo gossip. La Panigale è la moto più bella e la sfida più difficile"

È un Carlos Checa sofferente quello che si aggira nel paddock di Monza la domenica di gara. Cortese e affabile mentre scambia battute e autografi con i fan, di quando in quando posa lo sguardo sulla sua moto, ferma ai box mentre lui è costretto ad assistere alle corse in borghese a causa di una spalla in cattive condizioni.

"Già ad Aragon e nei test di Jerez era infiammata, e dopo Assen ho fatto un controllo che ha evidenziato un edema osseo e una tendinite all'articolazione – ha detto lo spagnolo – Non ho voluto prendere anti-infiammatori perché l'ho già fatto troppe volte in carriera, ma da allora ho fatto terapia tutti i giorni".

Non è bastato, tuttavia, per correre davanti al pubblico italiano. Una vera e propria tegola per la squadra di Borgo Panigale, che avrebbe bisogno di più tempo possibile in pista col suo pilota di punta per accelerare lo sviluppo della 1199.

"I medici mi avevano già detto che a Monza non sarei dovuto scendere in pista ma non mollo mai e volevo essere qui per portare avanti i lavori sulla Panigale. Quando anche il personale della Clinica Mobile, che solitamente fa i miracoli per farci correre, me lo ha sconsigliato, ho capito che era meglio rinunciare con la certezza che a Donington ci sarò, anche se non al 100%".

A dare un'ulteriore motivazione al campione del 2011, il fatto di ricoprire un ruolo centrale in un progetto ambizioso quanto difficile.

"In Ducati ho passato anni bellissimi e ho grande stima per l'azienda. Questa per me è la sfida più difficile, ma non vedo l'ora di portarla avanti. La moto ha un grande potenziale, ma non è facile da mettere a punto. Anche la MotoGP fatica al cospetto di moto come Honda e Yamaha che hanno anni di sviluppo alle spalle, e lo stesso vale per noi con Aprilia e BMW".

Lo storico della Casa emiliana nel mondiale delle derivate di serie (14 titoli piloti e 17 costruttori) non aiuta certo a levare pressione dalle spalle degli addetti ai lavori.

"Alcuni dei nostri avversari hanno cinque anni di investimenti e sviluppo di vantaggio rispetto a noi eppure non hanno ancora vinto il mondiale. Per Ducati sembra che non vincere equivalga a perdere. Invece abbiamo la moto più bella del mondo, diversa da ogni altra, futuristica. Per me questo è solo un onore".

Dal momento però che il mondiale SBK non raccoglie punti per l'estetica, bisogna rimboccarsi le maniche per ricucire il distacco in gara.

"Un progetto così diverso dagli altri contiene una componente di rischio che fa parte della competizione. Io rimango estremamente motivato da questa sfida per capire dove può arrivare la moto. Chiaramente quando non si è al 100% mentalmente e fisicamente è più difficile".

A questo proposito, nelle scorse settimane si è a lungo vociferato di un contatto tra il team manager Batta e Max Biaggi riguardo ad un possibile ingaggio da collaudatore. La convivenza sotto lo stesso tetto, per quanto ipotetica, con un "peso massimo" come il romano potrebbe però mettere in difficoltà più di un pilota.

"Si è trattato solo di gossip ma la cosa non mi ha dato nessun fastidio – ha rassicurato Checa – Max è un amico ed un grande professionista, mi piacerebbe se venisse anche lui a darci una mano".

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