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Schwantz vs Pedrosa: Puig all'attacco

"Dani non ha vinto nulla? Kevin lo ha fatto solo perché Rainey si è infortunato"

Non si può certo dire che i rapporti fra Kevin Schwantz e la Spagna in questi ultimi tempi siano idilliaci. Prima la querelle del texano con Dorna per la sua estromissione dal progetto CotA, poi i suoi giudizi, per nulla lusinghieri su Pedrosa e Puig. Se però Ezpelta si è barricato dietro al ‘silenzio stampa’, Dani e Alberto non ci hanno messo molto a rispondergli per le rime.

Ricapitoliamo. L’ex campione della 500 non era stato tenero nel rispondere a chi gli aveva chiesto cosa pensasse di Pedrosa. “A Dani non manca niente, anzi ha troppo, per esempio Puig – le parole riportate dai cronisti – Ha bisogno di passare a un altro livello. Mi piace, ma è in Honda da otto anni e non ha vinto nulla. Mi piacerebbe che mi dimostrasse che sbaglio, ma non penso che lo farà”.

Apriti cielo! Pedrosa ha ribattuto a Kevin dalle pagine di Motorcycle News. “Sono commenti ingiusti – li ha bollati lo spagnolo, che ha subito preso le difese del manager – E’ chiaro che non sa come stanno le cose, dire che Puig è mio padre è un argomento noioso. Il suo lavoro è quello di scoprire nuovi talenti e l’ha sempre fatto bene e con onestà. Con Schwantz non ci siamo scambiati mai nulla più di un saluto, ma lo invito a riguardare i risultati che ho ottenuto in carriera e poi potremo discuterne. Non ho mai vinto il titolo in MotoGP, ma ho conquistato tanti altri record che altri non possono vantare. Inoltre, sono molto vicino al numero di gare vinte in carriera da Kevin e l’ho fatto contro Valentino & C”.

Questione finita? Per nulla, perché Puig ha preso carta e penna (o meglio mouse e tastiera) e ha scritto una lettera aperta sulla questione pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo. Il manager ha cominciato dai numeri: “il signor Schwantz avrà vinto un mondiale in 500, ma Dani tre, uno in 125 e due in 250, saranno meno importanti ma meritano comunque rispetto – incomincia – Inoltre Pedrosa ha vinto 45 GP, 22 nella classe regina, contro i 25 di Schwantz. Inoltre è salito 113 volte sul podio, 72 nella classe regina contro i le 51 di Schwantz, sempre nella top class i suoi giri veloci sono 35 contro 26. Sostenere che Dani non abbia vinto nulla significa non sapere quello che si dice, oltre a essere irrispettosi”.

E’ solo l’inizio, perché poi il confronto si fa più ‘personale’, riaccendendo quella vecchia rivalità che era nata sulle piste e il manager spagnolo si lascia andare a un commento per nulla elegante. “Lei ha vinto il titolo dopo otto anni e solo perché Rainey si è infortunato a Misano (rimanendo paralizzato ndr) – attacca – Prima era un pilota spettacolare ma messo in ombra da Lawson prima e da Wayne poi”. Il confronto passa alle rispettive carriere da manager: “io ho seguito piloti come Stoner, Elias, Bautista, Marquez e Simon. E tutti sono diventati campioni del mondo – continua – Lei ha una scuola per piloti in Texas e nessuno dei suoi allievi è mai riuscito nemmeno a qualificarsi per venire a correre in Europa”.

Non si può dire che Puig abbia usato diplomazia e conclude con un aneddoto che risale al GP di Hockenheim del 1994, quando in 500 salì sul podio con Schwantz e Doohan. Grazie alla maggiore velocità della sua Honda, Alberto passava costantemente Kevin sul rettilineo, che poi lo risuperava in staccata. “Sul podio ho provato rispetto ed ammirazione per un pilota che mi aveva insegnato a frenare al limite su una moto – ricorda – Ora sono triste per avere letto quelle dichiarazioni e il rispetto nato quel giorno è sparito completamente. Anche i campioni possono sbagliarsi e quando lo fanno devono sapere tornare sui propri passi”.

Dalla pista alla carta stampata, c’è ancora bagarre fra i due ex piloti. A Schwantz le imprese impossibili sono sempre piaciute, sarà per questo che fra tutti i ‘clan’ del motomondiale si è messo proprio contro a quello spagnolo, il più potente?

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