Vivaio in crisi: parlano i manager

Borsoi, Gresini, Pernat e Suppo: i motivi della débâcle e cosa riserva il futuro

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Guardare l’Albo d’oro del motomondiale fa venire un po’ di nostalgia. Le cosiddette ‘classi minori’, la 125 e la 250 che si sono poi trasformate in Moto3 e Moto2, erano terreno di caccia per i piloti italiani. Basti pensare che dal 1991 al 2002, nella quarto di litro, i nostri vinsero per nove anni su 12 e furono ben cinque i piloti diversi a laurearsi campione del mondo. Anche in 125 i nostri furono sempre protagonisti e se anche non arrivava il titolo il tricolore era una costante sul podio. Un’epoca d’oro, verrebbe da dire col senno di poi, che purtroppo si è interrotta bruscamente. L’ultimo campione del mondo nella classe cadetta è stato Andrea Dovizioso (nel 2004), mentre in quella intermedia è stato Marco Simoncelli (2008) a firmare l’ultimo titolo. Quest’anno la presenza di piloti italiani in Moto2 è ridotta al minimo, appena tre contando anche il sammarinese De Angelis, e va poco meglio in Moto3, dove però qualcosa si sta muovendo, con tre esordienti e altre tre certezze.

Come si è arrivati a questo periodo di crisi? Abbiamo girato la domanda a quattro manager che conoscono le corse come le proprie tasche.

Gino BorsoiBORSOI: ANCHE IN SPAGNA LA SITUAZIONE STA CAMBIANDO - “Fare una valutazione non è facile, da una parte negli anni passati è mancato l’appoggio verso i giovani della Federazione, dall’altra quella degli sponsor a causa del crisi economica. Trovare i soldi per fare il salto dal campionato mondiale al nazionale non è facile” l’opinione di Gino Borsoi, manager del team Aspar ed ex pilota proprio in 125. “I piloti con le qualità per riuscire senza finanziatori non possono allenarsi e fare il salto, il livello si abbassa e inizia un circolo vizioso – continua – Io sono stato fortunato, negli anni ’90 c’era maggiore disponibilità economica, si facevano molti test e anche i campionati di contorno erano di alto livello. Ricordo che correvo l’Open Ducados contro gente come Martinez, Ueda, Sakata. Quando arrivavi al mondiale eri anche più pronto per cogliere subito buoni risultati, c’era molta concorrenza nei campionati minori e chi usciva da lì era molto forte”.

Borsoi conosce bene anche la realtà spagnola: “la crisi economica si è fatta sentire in ritardo rispetto all’Italia e si è potuto contare su sponsor per allestire un campionato nazionale di alto livello – spiega – Ma adesso anche la Spagna sta prendendo la scia dell’Italia in questo senso, ci sono meno soldi e penso che fra due anni si vedranno meno spagnoli arrivare al mondiale. La fortuna della penisola iberica è però anche il clima, i piloti possono allenarsi per gran parte dell’anno su tracciati molto diversi tra loro e che ospitano gare internazionali. Per un giovane è fondamentale passare tempo in moto”. Gino si dimostra comunque ottimista per i prossimi anni. “Ripartire è sempre difficile – afferma – ma la FMI sta lavorando bene e sono contento. I primi frutti si cominciano a vedere e ci vuole solo un po’ di tempo, si sono mossi in ritardo e in una situazione non certo semplice”.

Fausto Gresino con Niccolò Antonelli e Lorenzo BaldassarriGRESINI: VENIAMO DA UN PERIODO DI VUOTO – Fausto Gresini, che di titoli in 125 ne vinse due, è impegnato in prima persona nel rilancio dei giovani nel mondiale. Con i suoi colori quest’anno correranno Niccolò Antonelli e Lorenzo Badassarri. “Ho fatto questa scelta di portare al debutta dei nuovo piloti, anche se non è facile – dice – l’investimento per una stagione in Moto3 è importante e non facile da sostenere. La situazione economica è particolare, ma ci stiamo impegnando, anche con Honda Italia nei campionati minori e con Paolo Simoncelli con il suo team in PreGP”.

La ricorsa è iniziata, ma il cammino è lungo. “C’è stato un periodo di vuoto – afferma il team manager – non si è investito sui giovani, non l’hanno fatto né le squadre né la Federazione. Un pilota abbandonato a se stesso è difficile che diventi un campione. Abbiamo avuto un buco, ancora più evidente dopo la scomparsa di Marco Simoncelli. Ma stiamo ricominciando a fare un buon lavoro e ci sono tanti ragazzi bravi che si stanno affacciando al mondiale. Bisogna farli crescere e avere anche un po’ di fortuna per trovare quello ‘giusto’”.

Carlo PernatPERNAT: CI MANCANO LE CASE – Un altro che mangia pane e moto da lungo tempo è Carlo Pernat. Questa la sua analisi: “arriviamo dall’onda lunga degli anni ’90, quando si sono formati piloti come Rossi, Melandri, Biaggi, Capirossi, Dovizioso, Simoncelli – le sue parole – In quel tempo c’erano le Case italiane che investivano sia nei campionati nazionali che nel mondiale. C’erano i monomarca, le 125 si vendevano benissimo, gli iscritti alla Sport Production superavano i 400 e la Federazione lavorava benissimo. Poi è tutto finito, le Case sono scomparse, è rimasta solo l’Aprilia e poi neanche più quella, con la scomparsa dei due tempi dal mondiale. Noi adesso stiamo pagando quegli anni di vuoto”.

Il manager genovese fa un paragone con la situazione spagnola: “loro non avendo le Case hanno puntato sugli sponsor – continua – hanno portato investitori che ci hanno creduto e hanno realizzato un campionato di alto livello. Loro in questo momento sono arrivati, noi ripartiti. La FMI ha sbagliato in passato, ma adesso ha capito e sta facendo un buon lavoro. Ci aspetta qualche anno ‘grigio’, ci vuole tempo per ritornare ai livelli del passato. E anche un po’ di fortuna”.

Livio SuppoSUPPO: UNA SOLUZIONE? I MONOMARCA - Livio Suppo è al timone della squadra in cui tutti i giovani piloti sognano un giorno di arrivare e guarda con interesse alle nuove leve. Come spiega, “non c’è mai un unico motivo ma tante cause, se siamo arrivati a questo punto.  La crisi economica ha influito, ma del resto i fenomeni non nascono ogni due minuti e ci possono essere periodi in cui non ce ne sono. Marco Simoncelli era uno di quei grandi talenti, ma è andato via troppo presto. Certo, se si fa un ottimo lavoro nei campionati nazionali, come in Spagna, è poi più facile trovarli”.

Da manager ha attentamente sottocchio la situazione economica e capisce che per i giovani serva una porta di ingresso che venga incontro anche a queste esigenze. “Correre nel CIV non è economico e il CEV è ancora più costoso – riflette – non è giusto che un pilota sia svantaggiato solo perché non può permettersi la moto migliore in un campionato propedeutico. Tanti storcono il naso davanti ai monomarca, ma per me questa potrebbe essere un’ottima soluzione per quanto riguarda i campionati nazionali e anche per l’europeo. E’ il mezzo giusto per fare crescere i piloti e senza avere spese troppo elevate. Una volta c’era la Sport Production in cui investivano le Case, ma oggi non è più così. Non è un’idea nuova, piloti come Melandri e Reggiani hanno incominciato proprio con i monomarca”.

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